L'arca olearia
Non tutto ciò che è naturale è anche pulito. Le acque di vegetazione inquinano, eccome
La scelta di permettere lo spandimento sui terreni agricoli, anche se a certe condizioni, dettata da una situazione emergenziale e dalle potenzialità del suolo di fare da filtro. Ridurre l'impatto ambientale delle acque di vegetazione si può, fino allo scarico in fognatura
14 febbraio 2014 | Alberto Grimelli
Le acque di vegetazione sono naturali.
Si tratta di acque contenute già nelle olive, unite ad acqua potabile aggiunta in lavorazione, almeno nel caso di ciclo continuo di estrazione dell'olio.
Apparentemente quanto di più innocuo sia immaginabile. In realtà il carico inquinante delle acque di vegetazione è notevole.
Un refluo civile ha un COD (consumo chimico di ossigeno) medio compreso tra i 250 e i 1000 mg/l. Le acque di vegetazione tra 40000 e 220000 mg/l.
I contenuti di alcuni elementi minerali nelle acque di vegetazione, in particolare azoto ammoniacale e fosforo totale, rispettivamente circa 1200 mg/l e 700 mg/l, le fanno considerare un buon ammendante ma anche un problema, se rapportate con i contenuti di un refluo civile, rispettivamente circa 12-50 mg/l e 4-15 mg/l.
Molto elevato anche il BOD (consumo biologico di ossigeno) delle acque di vegetazione, da 230000 a 90000 mg/l, contro i 110-400 mg/l di un refluo civile, in virtù sopratutto del contenuto di polifenoli, 300-7500 mg/l.
Le acque di vegetazione sono dunque inquinanti e l'utilizzo agronomico, ai sensi della legge 574/1996 e del DM 6 luglio 2005, presenta comunque criticità in ragione del rispetto del dosaggio e delle tempistiche, col serio rischio che i frantoiani siano fuorilegge in caso di inverni ad alta piovosità, ma anche per aspetti puramente agronomici, come il possibile abbassamento del pH del suolo, la lentezza dei processi di biodegradazione del refluo, il rischio di contaminazione delle falde, in particolare da azoto ammoniacale. A seguito di tali criticità vi è un elevato rischio ambientale, dovuto anche al possibile ruscellamento delle acque di vegetazione, e agli alti costi di smaltimento, poco più di 2 euro al quintale.
Perseverare con lo spandimento in campo delle acque di vegetazione, in particolare sui nostri terreni collinari e montani, che caratterizzano gran parte della nostra olivicoltura del centro-nord, può risultare quindi deleterio nel medio-lungo periodo.
Occorre quindi trovare soluzioni alternative che garantiscano sostenibilità dei costi e sostenibilità ambientale.
Un problema non da poco visto che il processo estrattivo oleario, se confrontato con altri processi agroalimentari, produce una gran quantità di sottoprodotti. Da 100 kg di olive si producono, su un impianto a due fasi e mezzo, 18 kg di olio, 50 kg di sansa e 60 kg di acque di vegetazione.
La filiera olivicola-olearia ha insomma da gestire, ogni campagna olearia, circa 3 milioni di tonnellate di sottoprodotti, di cui la metà è rappresentata da acque di vegetazione.
Uno dei possibili obiettivi è quindi adottare una tecnologia, semplice ed economica, che consenta, almeno a parità di costi, di poter abbattere il carico inquinante delle acque di vegetazione, permettendo lo scarico in corpo idrico superficiale, in fognatura o in fognatura con deroga.
Una delle possibilità concrete è l'evaporazione delle acque di vegetazione per ottenere un concentrato, ad alto contenuto fenolico, che potrebbe trovare destinazioni commerciali oppure essere buttato nelle sanse, e un condensato che con un carico inquinante decisamente abbattuto.
Attraverso un evaporatore, come il BlueVap di AlfaLaval già installato e funzionante presso il Frantoio SantaTea di Reggello (FI), si può ottenere un condensato con un COD tra i 1200 e i 2500 mg/l, pH tra 3,3 e 3,6, azoto e fosforo quasi assenti. Il condensato ha un elevato grado di biodegradabilità che può essere quindi accolto in fognatura grazie a una deroga degli impianti di depurazione.
Una deroga indispensabile, ma possibile, poiché il Dlgs 152/06 prevede un COD massimo di 500 mg/l e un pH compreso tra 5,5 e 9,5.
Le acque di vegetazione uscite dall'evaporatore sotto forma di condensato potrebbero però essere a loro volta trattate con un impianto biologico a fanghi attivi o con un impianto di fitodepurazione. Con entrambi i sistemi il COD, dopo 10-15 giorni, si riduce tra i 250 e i 300 mg/l, quindi sotto i limiti per lo smaltimento, anche senza deroga, direttamente in fognatura.
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