L'arca olearia
Dal sovescio all'inoculo di rizobatteri mediante fertirrigazione. E l'oliveto ringrazia
Due ricerche forniscono indicazioni sulla fertilità del suolo e sugli effetti sulla coltura olivo mediante la vecchia tecnica del sovescio o attraverso l'inerbimento e la nuova prospettiva dell'utilizzo di Bacillus polymyxa
05 febbraio 2014 | R. T.
E' un campo ancora poco indagato. La relazione tra suolo, nutrienti ed effetti quali-quantitativi sulla pianta d'olivo andrebbe certamente approfondito.
Qualche ricerca comunque c'è.
Uno studio spagnolo ha indagato sull'andamento nel tempo delle quantità di macronutrienti rilasciate attraverso sovescio di leguminose o inerbimento per capire cosa accade durante la decomposione del materiale vegetale.
Sono stati esaminati i tassi di decomposizione e la dinamica dei nutrienti (C, N, P e K) per i residui di una copertura con leguminosa seminata e con erbe infestanti (inerbimento spontaneo). L'esperimento ha anche previsto di differenziare le tesi a secondo che il residuo vegetale venisse lasciato in copertura oppure venisse interrato.
I più alti tassi di decomposizione sono stati riscontrati in primavera.
I contenuti di carbonio, azoto, fosforo e potassio, dopo un anno, erano del 21, 27, 23 e 15% rispetto alle quantità iniziali.
La copertura vegetale si conferma quindi un metodo utile per il sequestro temporaneo del carbonio, funzionale all'aumento nel tempo della fertilità dell'oliveto.
E' interessante notare la profonda differenza del comportamento dell'azoto che, nel caso di semplice sfalcio veniva immobilizzato, mentre diventava disponibile nel caso di interramento del residuo vegetale.
Questo studio ha evidenziato l'importanza della copertura vegetale per trattenere i nutrienti quando la domanda dell'olivo era bassa, a fronte del rilascio di una quota significativa dei nutrienti in primavera, quando la domanda dell'albero era alta, soprattutto nel caso in cui i residui fossero stati incorporati nel suolo.
L'inerbimento e il sovescio si confermano metodi utili per preservare e incrementare la fertilità dei suoli ma vi sono anche altre modalità per imporre una reazione alla pianta.
In un'indagine scientifica condotta nel 2008 e nel 2009, sono stati utilizzati in fertirrigazione dei rizobatteri. Lo studio è stato condotto su un suolo sabbioso e sulla cultivar Manzanilla.
I trattamenti con Bacillus polymyxa e un ceppo di lievito Saccharomyces cereivisea sono stati effettuati in aggiunta alla fertilizzazione standard aziendale e in aggiunta a una fertilizzazione con la metà dei nutrienti previsti.
50 ml ad albero di rizobatteri sono stati somministrati ogni quindici giorni durante il periodo dal 1 febbraio fino alla fine di allegagione (giugno).
Interessanti i risultati che hanno evidenziato come i rizobatteri, unitamente alla fertilizzazione ordinaria, abbiano portato a un aumento della densità delle foglie, all'aumento dell'area fogliere e del numero di infiorescenze. E' stato inoltre riscontrato un aumento del contenuto in olio delle olive, e dei livelli di nutrienti nel frutto per entrambe le stagioni.
Anche l'aggiunta di rizobatteri a un regime nutrizionale ridotto ha portato effetti: aumento della dimensione del frutto e del nocciolo, del peso del frutto e del rapporto polpa/nocciolo.
Nel complesso l'interazione tra rizobatteri e le radici dell'olivo andrebbe analizzata con maggiore attenzione per comprendere le risposte fisiologiche a seguito del loro inoculo mediante fertirrigazione.
Bibliografia
B. Gómez-Muñoz, D.J. Hatch, R. Bol, R. García-Ruiz; Nutrient dynamics during decomposition of the residues from a sown legume or ruderal plant cover in an olive oil orchard; Agriculture, Ecosystems & Environment, Volume 184, 1 February 2014, Pages 115-123
Shaheen, S.A., El Taweel, A.A. and Omar, M.N.A. 2014.Effect of inoculation by some plant growth promoting rhizobacteria on production of Manzanillo olive trees; Acta Hort. (ISHS) 1018:245-254
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