Bio e Natura

Ogm. Non è solo un problema ideologico ma di certezza del diritto

Fino a che punto i brevetti e l’industria sementiera possono condizionare la libertà d’impresa? La contaminazione è violazione delle norme sulla proprietà intellettuale? Secondo il Canada sì

14 febbraio 2009 | Alberto Grimelli

Lo scontro tra i fautori degli organismi geneticamente modificati e i contrari è spesso ideologico, si basa spesso su scenari futuribili.
Le tesi politiche, economiche e sociali che si confrontano sono interessanti e stimolanti, in taluni casi vengono anche evidenziate le contraddizioni nelle strategie che il legislatore sviluppa.

E’ il caso di una lettera sottoscritta dai Presidenti di Verdi Ambiente e Società (VAS), Cia, Fondazione Diritti Genetici, Legambiente, CNA Alimentare, Confartigianato Alimentare, Equivita, Alpa, Adiconsum, Federconsumatori, Acli Terra, Slow Food, Crocevia, Coop Italia, Greenpeace, Aiab, nella quale si domanda un'opposizione energica alle due proposte della Commissione Europea: introdurre nei campi due nuove colture transgeniche (mais Bt11 e 1507) e revocare la moratoria di Francia e Grecia sul mais Mon810.
"Il comportamento dell'Europa è schizofrenico – dichiarano i Presidenti firmatari. Solo pochi giorni fa è stato votato un Regolamento sui pesticidi, in base al quale il glufosinato è stato considerato pericoloso e da vietare. Allo stesso tempo, però, si propone l'introduzione in campo di due Ogm che, oltre ad avere proprietà insetticida, sono resistenti al glufosinato. In questo modo si incentiva l'utilizzo di questa sostanza chimica, a danno della salute dei cittadini e dell'ambiente. Inoltre, l'Europa riconosce il principio di precauzione, ma non accetta che gli Stati Membri lo applichino: il numero delle moratorie sul mais Mon810 sta aumentando, a causa delle evidenze scientifiche che ne dimostrano la pericolosità, mentre la Commissione Europea cerca di intervenire con tutti i mezzi per revocarle".

Ambiente e salute sono al centro del dibattito da molti anni, ciò che spesso però passa in secondo piano, sono i problemi legali e di certezza del diritto, ugualmente importanti, anzi fondamentali, come la storia che ci insegna la storia, assolutamente incredibile ma altrettanto reale, che vi raccontiamo ora.

Percy e Louise Schmeiser sono una coppia di anziani agricoltori del Saskatchewan (Canada). Vivono di agricoltura e coltivano canola.
Nel 1998 nei loro campi sono state trovate piante geneticamente modificate per la resistenza all'erbicida Round Up. Un’evidente contaminazione da ogm in campi che la famiglia, viceversa, coltivava da sempre secondo principi e filosofie diverse, arrivando a selezionare in proprio varietà di canola adatte al proprio territorio. Infastiditi dall’evento, la coppia, che non faceva parte di alcun gruppo di contestazione o do comitato contro gli organismi geneticamente modificati, ha chiesto alla Monsanto le scuse e un indennizzo.
La multinazionale non solo ha rifiutato qualsiasi tipo di indennizzo ma ha chiesto ai coniugi 120.000 dollari per la violazione del brevetto di cui la casa biotech è titolare esclusiva.
La causa si è trascinata per anni e si è conclusa nel 2004 con la loro condanna. Anche se con una risicata maggioranza di 5 giudici a 4, la Corte suprema canadese ha infatti sentenziato che non
importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta. Il solo fatto che sui loro campi si trovasse Dna sotto brevetto era
sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto.

E’ evidente che questa storia segna un precedente giurisprudenziale particolarmente grave e segna nuovi confini nella libertà individuale e imprenditoriale.
L’iniziative della Monsanto, in una logica d’impresa, è assolutamente comprensibile. Preoccupata che migliaia di agricoltori potessero chiedere risarcimenti per contaminazioni con materiale transgenico non voluto e non gradito ha reagito attaccando.
La delicata risposta data dai giudici canadesi, tuttavia, è assai allarmante perché riconosce come prioritaria la proprietà intellettuale (quella della Monsanto) su quella reale e imprenditoriale (terreni e scelte agronomiche) degli agricoltori.
Si tratta di un problema assai delicato, che andrebbe affrontato seriamente a livello internazionale, perché se il principio sancito in Canada si estendesse la Monsanto potrebbe estendere il proprio dominio, attraverso vendite obbligate dalla necessità di non dover versare risarcimenti alla stessa ditta sementiera, in ogni angolo agricolo del globo.

Per chi volesse ascoltare dalla viva voce dei protagonisti, Percy e Louise Schmeiser saranno in Italia dal 26 febbraio al 4 marzo, chiamati da Naturasì, Coop, Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura e dalla Cia –Confederazione Italiana agricoltori.

Ecco il calendario:

26 febbraio ore 18 Milano (Hotel ATA Fiera in Viale Boezio).Interverranno anche Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente del Fai Fondo per l’ambiente italiano e conduttrice dell’azienda agricola biodinamica Cascine Orsine), Joseph Wilhelm (presidente della società tedesca di prodotti biologici Rapunzel e promotore della marcia europea No-OGM), Fabio Brescacin (amministratore delegato di Ecor/NaturaSì).

27 febbraio ore 20,30 Bologna (Ambasciatori, via Orefici 19), Interverranno l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, il preside della facoltà di Scienze agrarie Andrea Segrè, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla e il responsabile Innovazione e valori di Coop Italia Claudio Mazzini.

2 marzo ore 18 Firenze (Ospedale degli Innocenti, piazza SS. Annunziata).Intreverranno Ugo Biggeri (Terra Futura), Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana e Viviano Venturi, agricoltore custode toscano.

4 marzo ore 10,30 Roma (Confederazione italiana agricoltori, Via Mariano Fortuny 20).Interverrà il presidente nazionale Cia Antonio Politi.

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