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Aumenta la produzione italiana di grano duro ma anche quella mondiale

Aumenta la produzione italiana di grano duro ma anche quella mondiale

Produzione nazionale a 3,8 milioni di tonnellate grazie alle buone performance in Puglia e Basilicata. Le fragilità: meno investimenti, più fitopatie e incertezze qualitative

21 maggio 2026 | 14:30 | C. S.

Buone prospettive per la campagna 2025-26 del grano duro: la produzione dovrebbe riportare i volumi nazionali intorno alle 3,8 milioni di tonnellate, con un aumento del 5% circa rispetto alle 3,6 milioni di tonnellate della scorsa annata. Le condizioni climatiche, nel complesso, hanno sostenuto lo sviluppo della coltura nei principali areali produttivi, mentre il superamento del deficit idrico che ha penalizzato negli ultimi due anni Puglia e Basilicata rappresenta un segnale rilevante anche in chiave strutturale. Permangono tuttavia alcuni fattori di fragilità: dalla progressiva riduzione degli investimenti agronomici per via dei costi, alla diffusione di fitopatie nel Mezzogiorno - anche in relazione al minore utilizzo di semente certificata - fino alle incertezze sul piano qualitativo, in particolare per quanto riguarda il contenuto proteico. È quanto è emerso nel corso dell’edizione 2026 dei Durum Days, l’atteso appuntamento internazionale che ha riunito a Foggia tutti gli attori della filiera grano-pasta, ovvero Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Crea, per fare il punto sulla produzione di grano attesa in Italia e nel mondo.

Lo scenario e le prospettive globali

Rispetto allo scenario produttivo mondiale, la società di ricerca e consulenza specializzata nell’agrifood Areté ha fotografato una campagna 2025-26 caratterizzata da un generale aumento produttivo nei principali paesi produttori. In particolare, il Canada ha registrato un incremento del 12%, raggiungendo i 7,1 milioni di tonnellate, ai massimi dal 2016-17. È aumentata la produzione anche negli USA (+5%), in Nordafrica (+18%) e nella Ue (+5%), con un calo registrato solo in Turchia (-16%). Con l’aumento produttivo e il conseguente accumulo di scorte, la campagna 2025-26 ci ha quindi consegnato una situazione di surplus produttivo del mercato globale del grano duro. Rispetto alle prospettive di produzione 2026-27, Areté ha stimato un calo produttivo del 4% in Ue e più marcato in Nord America (-17% in Canada e -13% negli USA), con previsioni in rialzo per Turchia e Nord Africa. Un quadro che prospetta una produzione globale sostanzialmente stabile, ma con un mercato che rimane in surplus. La prospettiva di cali produttivi sia in Europa che in Nord America rende poco probabile un forte arretramento dei prezzi nella prossima campagna, anche se al tempo stesso, gli stock ancora elevati a livello globale continueranno a garantire un buon approvvigionamento al mercato, contribuendo a contenere eventuali pressioni rialziste. Su tutta la partita, ovviamente, incombe l’instabilità geopolitica, vero e proprio fattore determinate, per via degli effetti che può provocare sui flussi commerciali, sul cambio euro/dollaro, sui prezzi del petrolio e sulla situazione degli input produttivi.

Durum Days: la ricerca Crea

I Durum Days 2026 si confermano anche quest’anno un appuntamento strategico che riunisce ricerca, imprese e industria per disegnare il futuro di uno dei comparti simbolo del Made in Italy, la filiera grano duro-pasta. Tra innovazione genetica, sostenibilità e nuove sfide climatiche, il CREA è stato tra i protagonisti del confronto internazionale insieme ad Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa e Unione Italiana Food.

“Le TEA aprono nuove prospettive per il miglioramento del grano duro italiano”– ha dichiarato Nicola Pecchioni, direttore del CREA Cerealicoltura e Colture Industriali –. Con il progetto TEA4IT stiamo sviluppando varietà innovative più resistenti alle malattie fungine, ruggini e oidio, un obiettivo importante per rendere la cerealicoltura più sostenibile ed efficiente. Già dalla prossima stagione potremmo vedere in campo i primi risultati delle sperimentazioni. È la dimostrazione di come la ricerca possa trasformarsi rapidamente in innovazione reale per le imprese agricole e per tutta la filiera”.

Un passo decisivo verso una filiera del grano duro sempre più resiliente, sostenibile e orientata all’eccellenza.

Al centro del dibattito anche il rafforzamento dei rapporti di filiera, con tavole rotonde dedicate alla costruzione di modelli produttivi più solidi, efficienti e competitivi. In un contesto segnato da cambiamenti climatici, volatilità dei mercati e crescente competizione internazionale, ricerca e innovazione diventano strumenti decisivi per garantire qualità, redditività e futuro alla cerealicoltura italiana.

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