Bio e Natura
Toumeyella parvicornis, il nuovo nemico del pino: lotta tra Davide e Golia
La cocciniglia tartaruga a soccombere il pino in poco tempo. Partito dalla Campania nel 2014 l'insetto si è diffuso rapidamente in ogni direzione. Ad oggi ha raggiunto l’Abruzzo e la Puglia, mentre sul versante nord ha colpito il Lazio e la Toscana
15 maggio 2026 | 11:00 | Francesco Presti
In questa sfida, Golia è il pino domestico (Pinus pinea), l'essenza arborea che da sempre definisce il paesaggio costiero delle regioni affacciate sul Mar Tirreno. Davide, invece, è un insetto dall'aspetto sgradevole, comunemente chiamato "cocciniglia tartaruga" per la somiglianza del suo esoscheletro con il carapace di un rettile; nella tassonomia scientifica, risponde al nome di Toumeyella parvicornis.
Dopo il punteruolo rosso delle palme, la cocciniglia corticale del pino marittimo, la Xylella degli olivi e la flavescenza dorata della vite (solo per citare i casi più noti arrivati alla cronaca mainstream), siamo di fronte all'avanzata inarrestabile di un nuovo parassita all’interno dello stivale. I pini domestici di tutta la penisola sono oggi in serio pericolo.
La metafora biblica appare calzante per le dimensioni degli sfidanti, ma c'è una differenza fondamentale: la cocciniglia riesce a creare un "esercito" in pochissimo tempo. Si tratta di miliardi di esemplari che rendono la sfida iniqua. I mastodontici pini, infatti, soccombono rapidamente, ricoperti da melata e fumaggine, mentre l'arrivo di altri parassiti — richiamati dallo stato di stress dell’albero — ne accelera il declino.
Partito dalla Campania nel 2014, sospinto dal vento e capace di "scroccare" passaggi come pochi altri sanno fare, l'insetto si è diffuso rapidamente in ogni direzione. Ad oggi ha raggiunto l’Abruzzo e la Puglia, mentre sul versante nord ha colpito il Lazio e la Toscana. Proprio in quest'ultima regione ha compiuto un "salto" significativo, andando a infestare il litorale tra Livorno e Pisa. Questo territorio costituisce il substrato perfetto per una moltiplicazione incontrollata, offrendo al parassita una riserva inesauribile di cibo: qui il pino domestico è una delle specie principali per numero ed estensione, elemento costitutivo del verde urbano, dei boschi e delle riserve naturali. Sono ecosistemi suggestivi, ma estremamente fragili.
La dinamica è tristemente nota: l'insetto proviene da un'altra parte del mondo, arriva per cause accidentali e, grazie all'assenza di predatori locali capaci di limitarne lo sviluppo esponenziale, trova condizioni ottimali per diffondersi. Il mondo scientifico lancia l'allarme, ma spesso rimane inascoltato; quando il danno diventa evidente è ormai troppo tardi, e le grida di emergenza si levano quando il parassita è ormai fuori controllo.
Quali sono i rimedi? Per ora, purtroppo, si ricorre spesso alla motosega. L'endoterapia con abamectina, in ambito urbano, si è dimostrata il metodo più efficace per interventi mirati e per contrastare piccoli focolai. Tuttavia, quando l'infestazione non si misura più in singole piante ma in ettari, coinvolgendo chilometri quadrati di superficie boscata, la chimica e la fisica non bastano più: l'approccio diventa tecnicamente difficile, antieconomico e troppo lento rispetto al tasso di diffusione dell’insetto, senza contare l’alto impatto ambientale. Persino lo smaltimento del materiale di risulta diventa un problema, poiché il suo spostamento può infettare zone ancora incontaminate. In questi casi, si prende atto che l'insetto non è più eradicabile e si cerca di limitare i danni creando delle zone cuscinetto.
Fortunatamente esiste una speranza: la lotta biologica. Come già avvenuto in passato per altri casi si cerca un competitore naturale per contrastare l'enorme capacità di proliferazione della cocciniglia. I ricercatori del CREA hanno individuato nelle Isole Turks e Caicos, nei Caraibi, un alleato prezioso: una piccola coccinella chiamata Thalassa montezumae, che si nutre specificamente della cocciniglia tartaruga.
Come spesso accade, è Madre Natura a offrirci la soluzione; noi ci limitiamo a spostare i tasselli per tentare di arginare i danni causati dal nostro stile di vita globalizzato e da condotte talvolta scellerate. In questo scenario, va riconosciuto il grande merito ai ricercatori del CREA, capaci di scovare in un angolo remoto del globo un antagonista naturale così specifico. Le sperimentazioni condotte finora, sia in laboratorio sia su scala ridotta, hanno dato risultati estremamente promettenti, accendendo una luce di speranza per la salvaguardia dei nostri litorali.
Qual è, dunque, lo stato dell’arte? Tecnicamente, gli enti preposti sono pronti a dare il via alla sperimentazione in pieno campo e all’introduzione massiva della coccinella nell'ecosistema. Tuttavia, tutto è attualmente fermo in attesa di un riscontro burocratico ufficiale da parte del MASAF.
La speranza è che i tempi istituzionali non si dilatino ulteriormente. Ogni giorno di inerzia rappresenta un pino domestico che muore: una perdita che non si misura solo in fusti abbattuti. Con ogni albero che scompare, perdiamo ossigeno, ombra e biodiversità; perdiamo pezzi del nostro paesaggio, della nostra storia e delle nostre tradizioni. In definitiva, perdiamo un simbolo dell’identità mediterranea che non possiamo permetterci di dimenticare.
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