Bio e Natura

Energia rinnovabile termica: una risorsa sottovalutata

I consumi termici rappresentano il 45% dei consumi totali di energia in Italia ma è il settore del fotovoltaico ad assorbire quasi tutte le risorse. Nel frattempo a rischio 80mila posti di lavoro

18 maggio 2013 | Ernesto Vania

I consumi termici "rappresentano il 45% dei consumi totali di energia", dichiara Rosa Filippini, Presidente di Amici della Terra, sottolineando che "le rinnovabili termiche - continua - rappresentano un'opportunità perché per la maggior parte sono già competitive e si sono affermate sul mercato senza incentivi, al contrario di quello che è accaduto per le rinnovabili elettriche". Impianti e apparecchi per l'utilizzo delle fonti rinnovabili termiche sono infatti spesso realizzati in filiere produttive nazionali con beneficio diretto in termini di ricadute occupazionali e professionalità.

Ma nonostante questi elementi - è stato sottolineato durante la Conferenza - la Strategia energetica nazionale (Sen), approvata con decreto ministeriale dal Governo uscente, non muta indirizzi e conferma le previsioni dei consumi di Fer termiche per il 2020 ad un valore di 11 Mtep, anche se i dati 2012 dimostrano che è già stato raggiunto il 10% di penetrazione delle rinnovabili nei consumi di energia termica, previsto dal Pan per il 2015.

Dalla Conferenza di Milano arrivano quindi suggerimenti su cui basare le linee strategiche per il futuro: sviluppare i quadri conoscitivi e le statistiche sui consumi di rinnovabili termiche, per far emergere i consumi ancora non contabilizzati e comprendere meglio il rilievo per l'economia nazionale delle diverse filiere tecnologiche; avviare azioni di informazione e comunicazione per famiglie e imprese al fine di promuovere e accelerare la diffusione delle rinnovabili termiche già competitive; rafforzare gli strumenti di regolazione come gli obblighi di integrazione delle rinnovabili negli edifici nuovi o ristrutturati e monitorare il rispetto degli obblighi da parte di Comuni e Regioni.

E ancora: utilizzare le risorse disponibili per gli incentivi nei segmenti di mercato in cui le rinnovabili termiche non sono ancora competitive e per le tecnologie innovative in chiave di politica industriale. Inoltre, è essenziale stabilizzare il regime delle detrazioni fiscali per gli interventi sugli edifici esistenti e varare finalmente il fondo di garanzia per gli investimenti nello sviluppo delle reti di teleriscaldamento.

''Ulteriori elementi di riflessione - continua Filippini - riguardano le penalizzazioni del mercato delle rinnovabili termiche che hanno la loro radice nelle distorsioni del sistema di incentivazione delle rinnovabili elettriche".

E cita come esempio "la sovra-incentivazione delle biomasse legnose utilizzate per la produzione di sola elettricità senza recupero di calore, o il 'caro bolletta' elettrica che ostacola la diffusione delle pompe di calore elettriche in segmenti di mercato importanti come quelli degli edifici abitativi esistenti. Tutti elementi che hanno limitato lo sviluppo che avrebbero dovuto o potuto avere le rinnovabili termiche''.

Questi ritardi e queste criticità rendono difficile uno sviluppo delle potenzialità delle rinnovabili termiche per il mercato italiano al 2020, che era stato stimato in circa 20 Mtep dagli Amici della Terra in collaborazione con le associazioni di settore. Per ripartire con il piede giusto, occorre cambiare passo ed elaborare fin da ora una strategia di maggior respiro con un obiettivo di penetrazione per le Fer termiche del 35 % al 2030.

Le proteste del mondo delle rinnovabili non si limitano a ragioni di cassa, ma si estendono, con forti preoccupazioni, sul fronte occupazionale.

Dal primo agosto 80.000 imprese di installazione impianti, con circa 200.000 addetti, operanti nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico, a biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia) non potranno più lavorare. Motivo: il decreto legislativo n. 28 del 2011, che recepisce una direttiva europea e ha lo scopo di incentivare l'uso delle energie rinnovabili, tra i requisiti per poter installare impianti non prevede l'abilitazione oggi riconosciuta dalla legge 37 del 2008 per i responsabili tecnici delle imprese impiantistiche. A suonare il campanello d'allarme sono Confartigianato, Cna e Casartigiani che lanciano un appello al Governo e al Parlamento.

In pratica, rilevano le tre confederazioni, ''agli operatori in possesso del titolo di studio della scuola dell'obbligo e dell'esperienza maturata in anni di lavoro si nega sia il riconoscimento della qualificazione professionale acquisita e imposta dalla legge del 2008 per operare sugli impianti sia la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento. Per la nuova normativa è come se non esistessero. Con il risultato che, dal prossimo primo agosto, decine di migliaia di installatori di impianti nel settore delle fonti rinnovabili saranno tagliati fuori dal mercato''.

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