Editoriali

A trattenere il fiato si rischia la pelle

27 giugno 2009 | Graziano Alderighi

Produrre di più. Perché? Poi è difficile vendere.
Produrre alta qualità. Perché? Poi non è remunerata dal mercato.

Al di là delle frasi fatte sul “meno quantità più qualità”, è pur vero che gli agricoltori, oggi, non tengono più così tanto a veder incrementare oltre modo le rese, anche perché la commercializzazione è sempre più un incubo, con i consumi interni stagnanti e l’export in calo.

Se anche prodotti di nicchia e d’immagine, come grana padano e parmigiano reggiano, hanno dovuto attendere la longa mano pubblica per salvarsi, almeno temporaneamente, da un dissesto senza precedenti che speranza ha la piccola e sconosciuta Dop? Gli italiani, d’latro canto, non frequentano sempre più gli hard discount? Non sono alla caccia in continuazione di sconti e promozioni?

Innovazione se ne può fare solo per ridurre i costi di produzione.
Anzi no.
Perché gli agricoltori hanno capito che l’unico sistema realmente efficace per abbattere significativamente le spese è utilizzare economie di scala che però sono precluse alle piccole e medie imprese italiane.

Tale situazione è disorientante anche per il mondo scientifico e della ricerca che non sa quale via imboccare.
Anche quando vi sono fondi a disposizione dove investirli per non essere accusati di aver sprecato importanti risorse?

La propensione all’investimento da parte delle aziende è infatti drasticamente diminuita.
Le assurde complicazioni burocratiche dei Piani di Sviluppo Rurale non hanno certo aiutato ma anche se le procedure fossero più semplici il tasso di contributo, per tanti, è comunque troppo basso per giustificare il rischio.

La banche, infatti, faticano a concedere credito anche per piani di finanziamento già approvati dalle pubbliche amministrazioni.
Chi, ancora, dispone di liquidità la considera una risorsa strategica inalienabile per superare la crisi economica.

Le imprese, insomma, trattengono il fiato e non si può dare loro torto, se non fosse che, se non si respira, si muore.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Amaro e piccante dell'olio di oliva non piacciono? Il mercato lo fa il consumatore

L’olio extravergine è l’unico mercato al mondo in cui il “panel” è fatto da esperti che analizzano i prodotti, per quello che sono: in tutti gli altri mercati, in tutto il mondo, il “panel” è fatto dai consumatori che valutano i prodotti, per quello che fanno

22 maggio 2026 | 12:00 | Gigi Mozzi

Editoriali

Giorgio Pannelli, una vita per l’olivo

Si è spento un grande maestro non solo di potatura dell’olivo ma della cultura olivicola italiana. L’ha mosso sempre la passione non solo per gli ulivi ma anche per gli olivicoltori: scienza, umanità ed empatia

22 maggio 2026 | 09:30 | Alberto Grimelli

Editoriali

Affezionare il consumatore internazionale all'olio extravergine di oliva di eccellenza: missione possibile

Una serie di incontri per presentare e soprattutto per commercializzare i grandi oli e non solo, che questi contadini/eroi, si meritano di far conoscere e soprattutto di vedersi remunerati in maniera vera e soddisfacente

15 maggio 2026 | 12:00 | Fausto Borella

Editoriali

La Grande Distribuzione fa la politica olivicolo-olearia nazionale: olivicoltori sempre più arrabbiati

Inutile sedersi ai tavoli istituzionali e governativi quando la vera politica di settore è fatta con i prezzi a scaffale. Le quotazioni crollano e gli utili della Grande Distribuzione crescono. Sempre più vicino il punto di rottura. A quando un’iniziativa clamorosa?

06 maggio 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Scandalo Borges/Bioliva: la teoria del caos applicata all’olio di oliva

I portafogli di pochi si arricchiscono, quelli di tanti si impoveriscono. E intanto nessuno guarda l’orizzonte dove si profila l’arrivo di uno tsunami perché, nascondendo la sabbia sotto il tappeto, la Tunisia ha creato il mostro perfetto

30 aprile 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Chi fa ancora affari con Adel Ben Romdhane? Etica e morale, questi sconosciuti

Bioliva torna in affari con vendite per alcune decine di tonnellate a Acesur e un accordo anche con Borges. Tutto legale, dimenticando etica e morale, come un puro esercizio di potere e denaro. Così anche il mondo dell’olio perde la sua verginità e ogni senso di giustizia

09 aprile 2026 | 14:00 | Alberto Grimelli