Editoriali

Siamo al rinascimento agricolo italiano e non ce n’eravamo accorti

16 maggio 2009 | Graziano Alderighi

Il Ministro Zaia, in un suo recente comunicato, ha parlato di un anno di rinascimento agricolo.
Ha giustamente esaltato il comparto primario, di cui è il primo rappresentante, utilizzando espressioni simpatiche, gioiose, bucoliche.

Ha imparato in fretta dall’ufficio stampa Coldiretti come far presa sui mass media italiani che in larghissima misura non conoscono l’agricoltura italiana e ne dipingono un quadro decisamente lontano dalla realtà.

L’agricoltore è spesso tratteggiato come un ruspante ometto che si affida ancora ai rimedi della nonna e del nonno.
E’ un’Italia agricola immaginaria che non tiene in minima considerazione gli sforzi compiuti nell’innovazione, nella tutela della salubrità degli alimenti, della sostenibilità ambientale.
Questi sono concetti nati da poco, l’Haccp è operativa da qualche anno soltanto, così i programmi comunitari sull’ecocompatibilità.

Il Ministro Zaia non è però uno sciocco e sa benissimo che non può rincorrere la stampa su questo fronte ma che deve essere realista, ovvero usare la poesia con moderazione.

Sposatosi con Coldiretti, la risposta del titolare di via XX settembre a tutte le criticità ha però risvolti troppo artistici e fantastici: etichettatura d’origine.

Ma quale obiettivo si vuole raggiungere?
Se il target finale è un aumento delle quotazioni per le materie prime italiane, laddove l’obbligo esiste già da qualche tempo, come per le carni bovine, non si riscontrano significativi aumenti di prezzo a favore degli allevatori.
Un’esperienza sul campo che è necessario tenere presente.

Si procede comunque, dritti, a tutta velocità, senza neanche guardare ai lati della strada, tanto siamo al rinascimento dell’agricoltura italiana.

Il Rinascimento, quello con la R maiuscola, fu un periodo di splendore artistico e culturale per la penisola italica.

L’agricoltura italiana è davvero al suo rinascimento?
Accidenti, non ce n’eravamo accorti.

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