Editoriali

Sequestrati 160 quintali di olio non dichiarato: sospetta triangolazione dalla Tunisia

Sequestrati 160 quintali di olio non dichiarato: sospetta triangolazione dalla Tunisia

Nuovo intervento dell’ICQRF in uno stabilimento toscano: l’olio, assente dal registro Sian, è stato sottoposto a sequestro amministrativo e inviato alle analisi. A luglio, la stessa azienda era stata coinvolta in un sequestro di 30 tonnellate di olio dichiarato extravergine ma risultato lampante

29 ottobre 2026 | 10:40 | Alberto Grimelli

Maxi sequestro di olio d’oliva in uno stabilimento della provincia di Lucca. Il 26 ottobre gli ispettori dell’ICQRF hanno individuato 160 quintali di prodotto non dichiarato e non registrato nel Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale. È scattato così il sequestro amministrativo, mentre l’olio è stato inviato alle analisi per accertarne le caratteristiche e l’effettiva classificazione merceologica.

Tra le ipotesi al vaglio delle autorità figura quella di olio extravergine di origine tunisina, presumibilmente triangolato attraverso altri Paesi e introdotto in Italia in modo irregolare. Si tratta, allo stato delle informazioni disponibili, di un sospetto che dovrà essere verificato attraverso gli accertamenti investigativi e analitici.

L’episodio riporta l’attenzione su un’azienda già interessata da un precedente intervento della Repressione Frodi. Il 2 luglio scorso, presso il porto di Livorno, erano state sequestrate 30 tonnellate di olio dichiarato extravergine di oliva proveniente dalla Spagna, ma risultato di categoria lampante. Una classificazione che esclude la commercializzazione diretta per il consumo come olio vergine o extravergine e richiede la destinazione alla raffinazione.

Il nuovo sequestro si inserisce nel quadro della terza operazione di controllo straordinario sul mercato dell’olio d’oliva promossa dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Le verifiche hanno riguardato anche le promozioni sugli scaffali della grande distribuzione, comprese quelle di una nota catena romana, finite sotto osservazione per offerte di olio extravergine di oliva italiano a prezzi particolarmente bassi.

L’obiettivo dei controlli è verificare la corrispondenza tra prodotto commercializzato, origine dichiarata, categoria merceologica e registrazioni obbligatorie, in un mercato in cui la tracciabilità rappresenta uno degli strumenti centrali per contrastare frodi e irregolarità. Gli esiti delle analisi sui 160 quintali sequestrati saranno determinanti per chiarire la natura dell’olio e verificare le ipotesi formulate dagli organi di controllo.

Le responsabilità della GDO

Il gioco dello scaricabarile delle responsabilità innesca un gioco dell'oca per cui, alla fine, tutti sono colpevoli e nessuno è colpevole.

I primi colpevoli sono gli olivicoltori e i frantoi che creano le carte false, olio di carta, che serve per le truffe, diranno gli imbottigliatori.

No, no, i primi colpevoli sono gli imbottigliatori che chiedono le carte false per compare, quasi fosse una carità, un po' di olio vero, risponderanno gli olivicoltori e i frantoiani.

Poi c'è il terzo incomodo, la GDO, che quando gli chiedono perchè compra olio a due spicci risponde: me lo offrono.

In realtà non è proprio così. Dai buyer vanno i venditori che si sentono costantemente ripetere, tutti, che hanno ricevuto offerte migliori. Un invito a uno sconto fuori fattura, un ribasso, un'offerta speciale, un investimento promozionale... Le aste al doppio ribasso, e iniziative simili, sono forse proibite ma continuano, nei fatti, attraverso sistemi più subdoli e occulti. 

La verità è che gli scandali oleari, le sanzioni e i processi penali ogni tanto interessano olivicoltori, frantoiani e imbottigliatori (vedi sopra), mai la GDO.

Eppure, come dice un vecchio detto: il pesce puzza dalla testa.

Chi fa il mercato, oggi, è la Grande Distribuzione che chiede prezzo, prezzo e prezzo. Ed è interessata solo a che le carte siano a posto, poco importa come. Come a dire: non mi importa che lo fai, purchè io non ci vada di mezzo. Un incentivo alla frode. 

I colpevoli sono in tutta la filiera ma, assai raramente, ho sentito parlare della responsabilità della GDO.

Se chiedo a un venditore di portarmi una borsa di Hermes a 5 euro, ben sapendo che ne varrebbe 5000, sono solo un furbo oppure sono complice della truffa? Se chiedo a un venditore di olio di portarmi una bottiglia da litro a 3,5 euro/litro, quando so che dovrebbe costarne minimo due in più, sono un furbo o un complice della frode che, velatamente, suggerisco?

E' ora di chiudere il circolo vizioso delle responsabilità, includendo la Grande Distribuzione nel cerchio. Scommettiamo che magari l'incantesimo malefico si spezza?

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