Editoriali

Vendite e prezzo dell’olio di oliva italiano nelle mani di Coricelli o Dcoop: la vendita di Deoleo ci interessa tutti

Vendite e prezzo dell’olio di oliva italiano nelle mani di Coricelli o Dcoop: la vendita di Deoleo ci interessa tutti

Che mi importa se la partita per Deoleo la vince Dcoop o Coricelli, tanto per me non cambierà nulla! E’ la sintesi dell’atteggiamento italico di fronte a questo passaggio cruciale. Comunque vada si riscriverà la geografia dell’olio di oliva mondiale e l’Italia ne pagherà le conseguenze

27 agosto 2026 | 10:26 | Alberto Grimelli

Più si concentra il mercato, volumi e vendite nelle mani di pochi, più saranno quei pochi a decidere prezzi e condizioni.

Vale anche nell’olio e lo stiamo vendendo già oggi, in Tunisia e in Spagna. Sempre meno soggetti (Deoleo, Dcoop, Migasa e Acesur) si dividono il mercato e le quotazioni tendono a scendere, al netto di eventuali crisi produttive, per le tipiche logiche speculative dell’industria che deve comprimere i propri costi per aumentare i propri margini. In un business, come quello dell’olio di oliva, in cui l’acquisto della materia prima corrisponde al 70-80% del costo industriale, è evidente che la pressione si concentra tutta lì.

Ovvio che se gli attori scendono ancora, considerando che Deoleo verrà acquisita da un competitor, Dcoop o Coricelli che sia, il libero mercato sarà ancor meno libero.

Inutile nasconderci dietro un dito, cambierà la geografia olearia mondiale e questo avrà un impatto forte anche sull’olivicoltura nazionale, sui prezzi, sugli sbocchi di mercato e sui volumi di vendita dell’olio di oliva italiano.

Dobbiamo prendere coscienza che il tentativo di disaccoppiare il prezzo dell’olio italiano da quello internazionale negli ultimi due anni è fallito miseramente. Non siamo riusciti a dare valore, o meglio spiegare perché non è possibile sostituire un extravergine nazionale con una bottiglia di comunitario, almeno oltre certe soglie di prezzo. L’olio italiano è sostituibile e il comunitario, per quanto succedaneo, è ben accetto dai consumatori italiani e internazionali.

Vero è che la differenza di prezzo era circa un euro, mentre oggi veleggia sui 2-3 euro, ma la sostanza non cambia. Se il prezzo dell’olio tunisino o spagnolo crolla, a farne le spese saranno anche olivicoltori e frantoiani italiani. E’ quello che abbiamo vissuto quest’anno.

Prendiamo dunque atto che, anche se ci atteggiamo ai più belli e ai più bravi, ci dobbiamo confrontare con un mercato molto competitivo che fa del prezzo la leva principale, se non unica.

Prendiamo altresì atto, come già avvenuto in altri campi dell’agroalimentare, che anche l’industria olearia si concentrerà nelle mani di pochi. E la salvezza non sarà la concentrazione dell’offerta (Spagna docet). E’ inoltre probabile che, nel giro di pochi anni, molti dei piccoli marchi nazionali spariranno o saranno assorbiti in gruppi più grandi.

Ecco allora che resta solo da capire se all’Italia olivicolo-olearia conviene di più avere a che fare con Lorenzo Coricelli o con Antonio Luque.

Scansiamo il campo da equivoci: si tratta di due spagnoli: Antonio Luque di nascita e Lorenzo Coricelli d’adozione, come lui stesso si è descritto su elEconomista.

Tralascio le voci su chi dei due produce e utilizza più deodorato nelle proprie miscele, così come i mille altri pettegolezzi che circolano in queste ore.

Concentriamoci sui fatti.

Deoleo a Dcoop significa una Spagna dominatrice assoluta dell’olio di oliva. Sarebbe in Spagna che si farebbero le politiche di settore, ancor più di oggi, ivi compreso al Consiglio oleicolo internazionale. Antonio Luque ha più di 70 anni, significando evidentemente che, oggi, l’Italia può confrontarsi con un distinto signore, ragionevole, anche se furbo e scaltro. Nel prossimo futuro non sapremo chi ci troveremo di fronte.

Deoleo a Coricelli significa aver a che fare con un imprenditore, rampante e agguerrito. Uno squalo, secondo i più. Non sarebbe interessato a chi fa le politiche di settore ma solo che queste strategie non collidano con i propri interessi. Avendo le proprie basi tanto in Spagna quanto in Italia, giocherebbe probabilmente alla politica dei due forni, a seconda del proprio tornaconto. Lorenzo Coricelli ha 50 anni, quindi significa una prospettiva di “lavoro” di 20 anni, nel bene e nel male, secondo regole del gioco lampanti.

L’Italia, come sistema Paese, non ha giocato la partita Deoleo. Siamo stati spettatori, con al limite qualche intrusione volta a ostacolare (guelfi contro ghibellini o meglio bastardesi contro spoletini) ma non a costruire.

Non possiamo scegliere (lo potrà fare, se vuole, il governo spagnolo) ma dobbiamo iniziare a ragionare su come costruire una relazione con colui il quale emergerà come padrone dell’olio di oliva mondiale.

Fatti due conti il nuovo gruppo, chiunque sia, fatturerà la metà dell’intero sistema olivicolo-oleario nazionale. Impossibile ignorarlo, da lì passa l’extravergine. Real politik.

Il campo da gioco è ben definito, le linee tracciate, resta da capire se possiamo, almeno in parte, contribuire a scrivere le regole del gioco o dovremo subirle, con tutte le ovvie conseguenze.

Toc, toc… c’è nessuno? O interessa solo a me?

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