Editoriali

L'agricoltura al centro della ripresa: l'Italia lo capirà tardi

L'agricoltura al centro della ripresa: l'Italia lo capirà tardi

Cari politici, cari giornalisti, va bene applaudire medici e infermieri ma non dimentichiamoci degli agricoltori e dell'industria alimentare che vi sta sfamando durante l'emergenza Coronavirus o alla prossima crisi vi troverete gli scaffali dei supermercati vuoti

01 aprile 2020 | Alberto Grimelli

La pandemia da Covid-19 dovrebbe aver insegnato a tutti quali sono le priorità, quali sono i comparti essenziali alla vita di una nazione e della società: salute, cibo, sicurezza, acqua, servizi energetici e di telecomunicazione.

Gli applausi ai medici, agli infermieri, ai farmacisti e agli operatori sanitari che hanno gestito sul campo l'emergenza coronavirus sono doverosi. A tutti loro dobbiamo rispetto e gratitudine.

Altrettanti applausi dovremmo a chi ha garantito, in queste settimane, tutti gli altri servizi essenziali, ma non ho mai sentito apprezzamenti e cori per agricoltori, addetti dell'industria alimentare e della GDO, carabinieri e poliziotti, nonché per il personale degli acquedotti, della distribuzione energetica e della telecomunicazione.

La nostra riconoscenza viene incanalata tutta verso il settore dove le carenze, per inefficienze, storture e tagli, si manifestano in maniera drammatica, esaltando il senso del dovere, a volte l'eroismo, dei singoli, non verso quei comparti che pur tra mille difficoltà e rischi, garantiscono una tranquilla quotidianità.

Ecco perchè, a emergenza finita, l'agricoltura e l'agroalimentare italiani verranno dimenticati.

Se ne vedono già i segnali.

Gli appelli a comprare cibo Made in Italy vengono lanciati solo da agricoltori, associazioni agricole o dal Ministro Bellanova. Non vedo mobilitazioni di consumatori, tanto meno un orgoglio patriottico in tema agroalimentare. Sugli scaffali dei supermercati non vedo andare a ruba il prodotto italiano. Si fa la spesa come sempre.

Leggo gli appelli di alcune filiere agricole in difficoltà, pressochè inascoltate e soprattutto ignorate da tutti i media.

Il cibo c'è, quindi perchè allarmarsi sullo stato di salute del food italiano?

Ogni tanto mi viene da pensare che se gli scaffali fossero vuoti, si comincerebbe a guardare al comparto agricolo e agroalimentare in maniera diversa e magari anche la nostra classe dirigente comincerebbe a ragionare sulla centralità del settore.

Lo stanno già facendo in molte altre nazioni. La Russia, l'Ucraina e la Cina, ma anche altri paesi, hanno cominciato a contingentare, se non bloccare del tutto, l'export di alcune derrate agricole. Lo stesso Presidente francese Macron, che deve fare i conti con qualche vuoto di troppo sugli scaffali francesi, si è interrogato pubblicamente sull'opportunità di lasciare in mano a terzi le forniture sanitarie e alimentari.

Non si parla di autarchia ma di una gestione più oculata, meno globalista e mercantilistica di risorse strategiche, che si tradurrà in misure politiche per il sostegno a tali comparti, in primis quello agricolo e agroalimentare. Detto in altre parole, gli Stati si porranno il problema di come mantenere in attività le fabbriche che producono mascherine al pari delle aziende che producono cibo.

L'Italia ha il vantaggio di poter già contare su un sistema agricolo e agroalimentare strutturato, che ha dimostrato di saper reggere bene alla crisi del Covid-19, e per questo temo che la politica se ne dimenticherà presto. Si concentrerà su cosa non ha funzionato, dimenticandosi di quanto ha funzionato e che andrebbe sostenuto, in un contesto che diventerà ancor più competitivo.

Occorre iniziare ora a pensare come irrobustire il nostro sistema agricolo e agroalimentare per renderlo ancor più pronto ad affrontare nuove situazioni emergenziali, per non arrivare, di fronte a un Covid qualsiasi, a trovarci gli scaffali dei supermercati vuoti.

Allora non basterà distribuire buoni pasto e il prezzo da pagare diverrebbe alto, forse troppo alto.

Spero di venir smentito ma l'Italia lo capirà tardi.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Meglio l'olio di semi di certi extravergini di oliva sugli scaffali

Possibile, caro consumatore, che tu non perrcepisca quella deliziosa "puzza" di rancido che ti aggredisce le narici quando apri certe bottiglie? E che dire dell'olio fermentato, che ti ricorda lo straccio bagnato dimenticato sul lavandino da giorni? O, peggio ancora, quel sentore di carne marcia e funghi? E poi c'è l'acetico

26 giugno 2026 | 11:00 | Piero Palanti

Editoriali

Adel Ben Romdhane di nuovo indagato in Italia: i riflessi del crack Bioliva sull’Italia dell’olio di oliva

Dal 21 maggio si sono riaperte ufficialmente le indagini a carico del tunisino Adel Ben Romdhane, patron di Bioliva, che col crack da 200 milioni di euro ha messo in ginocchio un intero Paese. I riflessi sull’Italia dell’olivo e dell’olio d’oliva

25 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Suolo agricolo sotto scacco tra data center ed energie rinnovabili

Stop alla deturpazione del paesaggio rurale dove ci sono denominazioni d'origine. Conta il contesto agricolo complessivo, il sistema produttivo, il paesaggio rurale, la reputazione dell’area

22 giugno 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena

Editoriali

L’olivicoltura italiana muore mentre si gioca allo scaricabarile

Le frodi esistono ma i controlli ci sono. L’extravergine non si vende, figuriamoci l’olio italiano. Il calo dei prezzi è tutta colpa dell’aumento dell’offerta internazionale. E mentre gli imbottigliatori si autoaccusano di vendere olio spagnolo per italiano la barca affonda. Il teatrino del tavolo di filiera

05 giugno 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Seconda Chance: riportare l’umanità al centro del Creato

I concetti di perdono e seconda occasione sono fortemente legati non solo al cristianesimo ma proprio all’essere umano, capace di cadere, rialzarsi e imparare dai propri errori. Da Magnifica Humanits di Papa Leone XIV a Seconda Chance

26 maggio 2026 | 11:55 | Alberto Grimelli

Editoriali

Amaro e piccante dell'olio di oliva non piacciono? Il mercato lo fa il consumatore

L’olio extravergine è l’unico mercato al mondo in cui il “panel” è fatto da esperti che analizzano i prodotti, per quello che sono: in tutti gli altri mercati, in tutto il mondo, il “panel” è fatto dai consumatori che valutano i prodotti, per quello che fanno

22 maggio 2026 | 12:00 | Gigi Mozzi

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Roberto Ambrosini

04 aprile 2020 ore 09:39

Complimenti Alberto, bellissimo articolo con pensieri condivisibi