Editoriali

La Commissione europea fotte l'olivicoltura italiana

Dura reprimenda del governo di Bruxelles all'Italia in occasione del Comitato prodotti di base per aver osteggiato la riconferma di Abdellatif Ghedira e Jamie Lillo ai vertici del Consiglio oleicolo internazionale. L'olio di oliva nazionale fuori dalle stanze del potere dove se ne decide il futuro

24 maggio 2019 | Alberto Grimelli

Spagna e Tunisia hanno vinto e si prenderanno il settore olivicolo-oleario per i prossimi quattro anni, cercando di dare al prodotto la natura di commodity. Via il panel test, sdoganamento degli oli dolci e magari anche dei deodorati. Questo è il futuro che ci attende.

La seduta del Comitato prodotti di base (Pro.Ba), organo del Consiglio dei paesi membri che decide sulle derrate agricole, che si è riunito oggi (ndr 24 maggio), ha di fatto deciso di dare il via libera alla conferma degli attuali vertici del Coi.

Nel corso della riunione l'Italia ha provato a bloccare il tentativo, già avviato dall'estate 2018, di un rinnovo dell'attuale dirigenza del Consiglio oleicolo internazionale. Il nodo del contendere era politico, rivendicando l'Italia un ruolo di prim'attore in quel consesso, anche se ufficialmente ha solo contestato la procedura di rinnovo degli attuali vertici del Coi.

Il risultato è stato che l'Italia, in seno al Pro.Ba., ha ottenuto un blocco dell'iniziativa, non essendoci la maggioranza politica per deliberare, salvo prendersi una dura reprimenda della Commissione europea che, motu proprio, in assenza di una presa di posizione politica, ha deciso che l'Unione europea durante il Consiglio del Coi del 22 giugno, si asterrà, dando di fatto il via libera alla conferma della riconferma del tunisino Ghedira come direttore esecutivo e dello spagnolo Lillo come direttore aggiunto per i prossimi quattro anni.

Non solo la Commissione europea si rimangia la promessa fatta al nostro Paese quattro anni fa di proporre un direttore esecutivo italiano ma addirittura ci boicotta apertamente, di fatto esponendo l'intero consesso europeo a una figuraccia epocale.

Infatti l'Unione europea è la principale produttrice d'olio d'oliva al mondo e contribuisce per il 60-70% al budget del Consiglio oleicolo internazionale ma, quando si tratterà di esprimerne i vertici, si tirerà indietro, lasciando così al mondo arabo l'imprimatur, anche simbolico, della decisione.

L'Unione europea non ci fa una bella figura ma l'Italia è cornuta e mazziata e, bisogna ammetterlo, un po' se l'è cercata.

Quando si è trattato, come filiera, di esprimere una posizione unitaria si sono rivelate ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, le profonde divisioni, anche personali, tra il presidente di Unaprol, David Granieri, e quello di ItaliaOlivicola, Gennaro Sicolo. A nulla sono valsi i tentativi di riconciliazione e di mediazione, con la volontà al tavolo di filiera di fine aprile di far emergere una posizione unitaria. Alla fine Unaprol ha deciso di andare in solitaria. L'immagine di una filiera spaccata ha certamente nuociuto all'Italia.

Insomma, i poteri forti certamente hanno ostacolato il nostro Paese ma noi ce l'abbiamo messa tutta per dar loro una mano.

Il più adatto testimonial per l'olivicoltura e il comparto oleicolo nazionale oggi non può essere altro che Fantozzi.

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Frank Geffers

26 maggio 2019 ore 18:16

Come ho già avuto modo di evidenziare dovremmo forse smetterla di investire tempo, denaro ed energia per cercare di assumere il controllo delle organizzazioni internazionali che hanno interessi contrastanti con quelli del comparto oleico italiano (quantità loro/qualità noi), per cercare di tutelare l'olio EVO italiano. L'olio EVO lo consuma la gente. Rivolgiamoci quindi alla gente tramite campagne di informazione sia in Italia che all'estero per sottolineare che l'olio EVO italiano è soggetto a rigide procedure di controllo (Panel test, Disciplinari vari) e che anche queste sono le ragioni per cui l'olio EVO italiano è e sarà qualitativamente superiore a quello di tanti altri paesi produttori.

Luigi Tega

26 maggio 2019 ore 11:17

Alcune sttimane fa avevo scritto che era arrivato il momento di disinvestire dal comparto oleico italiano.
Confermo, fuggire a gambe levate è l’unica opzione. LOlio in Italia sarà entro poco relegato ad attività hobbistica

Massimiliano d'Addario

25 maggio 2019 ore 13:43

Complimenti!!! W l'Italia !!!

STEFANO CAROLI

25 maggio 2019 ore 11:31

sono diversi anni che il mondo olivicolo Italiano fa gol nella propria porta..... continuiamo così! e racconteremo le favole tra qualche anno.