Editoriali
Il prezzo dell'olio d'oliva creato da un patto tra gentiluomini
La miccia è accesa, nessuno può spegnerla. Si aspetta solo che la bomba deflagri e il prezzo dell'olio extra vergine d'oliva crolli, facendo tornare le lancette dell'orologio indietro di quattro anni. Nuvole di tempesta si avvicinano...
11 maggio 2018 | Alberto Grimelli
Le lancette dell'orologio stanno lentamente girando, ma indietro, non in avanti.
Le quotazioni dell'olio extra vergine d'oliva stanno progressivamente tornando ai livelli di tre-quattro anni fa, con la sola Italia che resiste.
Ma fino a quando?
Probabilmente ancora per poco tempo visto che i player mondiali dell'olio di oliva, industriali e commercianti spagnoli e italiani, hanno siglato un patto tra gentiluomini per far scendere le quotazioni dell'extra vergine a 2,5 euro/kg per l'olio iberico e 3,2 euro/kg per quello italiano.
Non manca neanche chi si azzarda a prevedere che la quotazione dell'olio spagnolo potrebbe avvicinarsi ai 2 euro al chilo, con le ovvie conseguenze sulle quotazioni internazionali.
Lo scenario delineato dal Consiglio oleicolo internazionale, sulla base di dati nazionali, sta contribuendo significativamente a un riallineamento dei prezzi, con l'ufficializzazione del ritorno alla sovrapproduzione.
Ci sono 200 mila tonnellate in più rispetto ai consumi e, sulla base della legge della domanda e dell'offerta, i prezzi possono calare.
Una prima scossa, probabilmente, si avrà già a giugno con le indicazioni produttive basate sulla fioritura.
Se, come ci si attende, in Spagna si delineerà un quadro positivo non mancheranno i primi contraccolpi che si protrarranno fino alla prossima campagna olearia.
E' grazie a questo patto tra gentiluomini dell'olio di oliva che sono tornate ad affacciarsi prepotentemente sugli scaffali della Grande Distribuzione le offerte speciali e i sottocosto.
Ormai le bottiglie a 3,5 euro al litro non sono un tabù ma una solida realtà ed entro l'estate vedremo un fiorire di 2,99 euro al litro.
Inutile dire che l'accordo di industriali e commercianti oleari ha avuto la benedizione della Grande Distribuzione, fortemente interessata a che il business dell'olio d'oliva torni entro binari molto più consueti e prevedibili.
Il mondo produttivo spagnolo si sta preparando da tempo a questo scenario, con le grandi cooperative, tradizionalmente alleate all'industria, che stanno premendo sul governo perchè si tornino a sovvenzionare gli olivicoltori, grazie a una politica agricola comunitaria che potrà essere modellata sempre più sulle esigenze nazionali.
In Italia la situazione è decisamente più frastagliata, con la concreta possibilità che, tra qualche settimana, avremo due Interprofessioni dell'olio d'oliva l'un contro l'altra armata. Divisioni e contrapposizioni che agevoleranno il percorso verso il crollo delle quotazioni.
La miccia è accesa e nessuno ha la volontà o la forza di spegnerla.
Non resta dunque che capire quando deflagrerà la bomba e che forza avrà.
E' evidente che i bersagli predestinati sono olivicoltori e frantoiani, come sempre.
A loro non rimangono che tre scelte: accettare il ruolo di vittime sacrificali, preparare l'elmetto in una logica di “si salvi chi può” o iniziare a lavorare insieme per costruire un'alternativa.
In altri termini si possono abbandonare gli oliveti, cercare di limitare i danni sperando di non essere colpiti troppo duramente o creare i presupposti perchè quell'olio da 2,99 euro al litro, ancorchè si chiami extra vergine, non venga confuso con il loro.
La miccia è accesa, prima che scoppi la bomba forse è meglio farsi trovare altrove.
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16 maggio 2018 ore 08:49Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi -Albert Einstein.
La forza dei competitor internazionali è la divisione tra gli attori della filiera italiana che impediscono azioni governative efficaci poiché portano avanti, anche in ambito politico-legislativo, interessi contrastanti. Bisogna unirsi in una strategia win-win: bisogna focalizzarsi sugli interessi comuni e non sulle posizioni, a partire dall'Interprofessione olivicola.
L'Interprofessione olivicola, che raggruppa le organizzazioni nazionali di rappresentanza delle attività economiche connesse con la produzione, il commercio e la trasformazione del settore, assume su di sé, anche nell'interesse dei consumatori, l'onere di operare per assicurare una maggiore trasparenza del mercato e per creare le condizioni ottimali per favorire il collocamento della produzione nazionale.
Se ricordassimo che'Interprofessione ha l'obiettivo di
- valorizzare gli oli di qualità nazionali;
- adottare un sistema di contrattazione con regole precise che possano favorire, insieme ad una migliore trasparenza del mercato, le più idonee condizioni di competitività all'interno di un mercato globale, tenuto anche conto dell'esigenza prioritaria di una corretta comunicazione verso i consumatori;
- realizzare una maggiore coesione della filiera
avremmo gli strumenti per elaborare strategie nuove di competitività.
Accanto a ciò bisognerebbe riporre maggiore fiducia nella capacità che il mondo accademico possiede quale generatore di innovazione e cambiamento.