Editoriali

Cercare di far evolvere i linguaggi dell'olio è possibile?

Occorre anche saper far autocritica e cercare di capire dove e come si è sbagliato. Se troppe informazioni false sull'extra vergine continuano a circolare, dobbiamo interrogarci sulla percezione del consumatore. Prima di accusare di ignoranza, ci spiega Elisabetta De Blasi, bisogna capire se sappiamo noi davvero edicare, formare e informare

27 aprile 2018 | Elisabetta De Blasi

Ma è mosto?

E' spremuto a freddo?

Non è spremuto a caldo, vero?

L'extravergine si ottiene dalla prima spremitura delle olive.

Ah ma io questi oli li conosco tutti (10 extravergini in assaggio).

No no non assaggio...io lo faccio l'olio!

Queste sono solo alcune delle frasi celebri, delle perle di saggezza che tocca sentire dai consumatori con cui si entra in contatto quando si fanno eventi di degustazione pubblica tipo Oil Bar o banchi di degustazione, ovvero dove si sta fermi attendendo che qualcuno colpito dalla curiosità o dalla necessità di saperne di più si avvicini per assaggiare.

Siamo proprio sicuri che sia tutta colpa del consumatore?

Che l'ignoranza sia davvero tale?

Com'è possibile che dopo ben più di un decennio speso a profondersi in cultura di prodotto, le informazioni sbagliate siano così clamorosamente ancora sulla bocca di tutti?

Forse il punto di vista da cui guardiamo le cose non è quello giusto, o forse non riusciamo ad essere così efficaci come si pensa, o probabilmente il consumatore non è pronto a ricevere tutte le informazioni che vogliamo dargli: sta di fatto che c'è un evidente cortocircuito comunicativo che favorisce il mantenimento dell'ignoranza o al limite, il fraintendimento.

Più ci si chiude nei club dell'olio, più ci si compiace dello splendido lavoro svolto, più secondo me ci si allontana da qualcosa che possa darci indicazioni utili sull'effecacia del linguaggio e dei contenuti (io amo chiamarli linguaggi) così come vengono effettivamente percepiti.

Per questo l'Associazione Passione Extravergine propone l'11, il 12 e il 13 maggio a Giovinazzo (BA) la seconda edizione de I Linguaggi dell'Extravergine, percorso di autoformazione e lavoro proprio intorno a tre modalità comunicative e partecipative: educare, formare e informare.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Il dialogo tra sordi tra Italia e Tunisia dell’olio di oliva: da peggiori nemici a migliori amici

La dimensione geopolitica delle relazioni diplomatiche tra Italia e Tunisia deve applicarsi anche in campo oleicolo. Basta partite a scacchi, è arrivato il momento di ribaltare il tavolo, con il riconoscimento dei rispettivi interessi strategici

18 marzo 2026 | 15:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

L’eutanasia del mondo contadino e le nostre responsabilità. Che fare?

La terra sta cambiando natura. Non è più considerata prima di tutto un ecosistema che produce cibo, ma un asset finanziario. La terra agricola viene messa sotto pressione da nuovi interessi economici. Uno dei più evidenti è quello energetico

15 marzo 2026 | 09:00 | Gianni Fabbris

Editoriali

L’imbroglio di Iper sull’olio di oliva Cirio a 3,99 euro

Olio extravergine di oliva in svendita? Peggio, l’olio in questo caso proprio non c’è. Le offerte speciali e i sottocosto non fanno più notizia ma quando la bottiglia sbandierata in volantino non c’è, allora qualche domanda è necessario porsela

10 marzo 2026 | 15:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Olio extravergine di oliva italiano a 4,99 euro: l’offerta speciale è servita

La bottiglia di olio 100% italiano da Carrefour per un prezzo al litro di 6,65 euro. La lotta senza esclusione di colpi sugli scaffali dei supermercati è appena iniziata mentre gli organi di controllo e il mondo olivicolo-oleario si limitano ad assistere a uno spettacolo desolante. Se l’extravergine costa quanto un condimento, nel silenzio generale, allora il settore è alla frutta

25 febbraio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

L'olio extravergine di oliva di eccellenza dappertutto: il mondo deve conoscere il gusto del vero evo

Faccio finta di non aver visto giusto oggi, che un litro di olio spagnolo viene scambiato a 4,5 euro/kg e cerco di raccontare un’altra storia. Ottimo prodotto, bel packaging ma senza vendite: che fare? Le enormi opportunità in tre grandi città-stato quali Dubai, Abu Dhabi e Ras al Khaimah

20 febbraio 2026 | 12:00 | Fausto Borella

Editoriali

Negli accordi internazionali di libero scambio l'agricoltura europea è la vittima

I dazi di Trump, il cambiamento degli assetti geopolitici globali e una deglobalizzazione che sta ridisegnando gli equilibri commerciali. L'agricoltura rappresenta in termini numerici una quota relativamente piccola dell’economia complessiva ed è sacrificabile

19 febbraio 2026 | 11:00 | Angelo Bo

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Alessandro Camici

03 maggio 2018 ore 18:32

Niente fu piu veritiero delle parole di Francesco, io che con il mio locale mi trovo spesso a raccontare la qualità , la diversità delle olive autoctone delle varie regioni italiane ho non poche difficoltà con il cliente italiano che spesso mi segnala la presenza del frantoio di turno sui vari scaffali della gdo. Chiaramente la mia esperienza mi aiuta nella vendita, ma tutte le volte che mi succede ho l’ impressione che il cliente non sia pienamente convinto della diversità del prodotto stesso, questo secondo me è a discapito della produzione stessa di evo , il consumatore penserà sempre che quell’ azienda sia da gdo e che il professionista che gli propone un gran prodotto lo faccia solo perchè ha da fare i numeri. I grandi vini di grandi produttori sono venduti solo da professionisti, e diciamocelo, coloro che li acquistano sono anche orgogliosi di averlo fatto e non vanno a comprarli nei supermercati, vanno nelle enoteche , se lo lasciano raccontare e mostrano come fosse untrofeo la busta personalizzata del negozio stesso.

Francesco Donadini

28 aprile 2018 ore 09:23

Sono d'accordo. Il mondo dell'olio, produttori, frantoiani e imbottigliatori, non si è mai preoccupato del linguaggio dell'olio, ha sempre lasciato nell'ignoranza il consumatore. Non ha mai voluto far riconoscere l'unicità salutare e valoriale dell'olio extra vergine d'oliva rispetto a tutti gli altri oli, olio d'oliva compreso. Nel linguaggio dell'olio la parola EVO, semplice ed efficace per costruire un posizionamento di valore rspetto a tutti gli altri oli non è ancora entrata nell'uso comune. La mappa mentale degli italiani è ferma a "carosello" agli oli di oliva Dante, Sasso e Bertolli, e la specificità unica e superiore dell' olio extra vergine d'oliva (EVO) rimane tra gli addetti ai lavori. L'olio EVO nutre, è un alimento salutare, tutti gli altri oli sono condimenti, lubrificanti, nulla di più! Spesso sono costruzioni industriali per matenere grandi margini con bassi costi! Questo linguaggio crudo e veritiero non è mai stato adottato neppure dai produttori per la paura del mercato. L'orgoglio che hanno avuto i viticoltori, dopo il metanolo, nel mondo dell'olio EVO sta iniziando a nascere sono recentemente. Basterebbe togliere l'olio EVO dalla grande distribuzione e utilizzare il canale del negozi e delle botteghe del gusto (sono oltre 15.000) per distribuire l'olio EVO e dare così un vero segnale di diversità valoriale al consumatore!