Editoriali

Il FOOI non è la fabbrica di Harry Potter

La volontà di voler fare qualcosa di diverso in questo settore esiste ed è concreta, afferma il presidente della Filiera Olivicolo Olearia Italiana, David Granieri. Truffe, contraffazioni? "Al tavolo del FOOI non vi è alcuno che non condanni azioni e pratiche commerciali scorrette a danno del vero made in Italy."

09 giugno 2017 | David Granieri

Caro Grimelli,

credo che dovremmo, tutti, fare un passo indietro per farne due in avanti.

Accetto il suo invito a fornire un contributo al dibattito in tema di olio extra vergine di oliva sui Social e sul Web, perché avevo preso un impegno con lei e la sua testata. Ma non sono spinto dalla voglia di dire sempre, pur di dire qualcosa.

Entro a gamba tesa sul tema proposto senza troppi preamboli.

Le cinque mila tonnellate di olio buono che possono cambiare il mondo? Non vedo chi possa dire il contrario su quanto affermi Giovanni Zucchi.

Non sono di accordo, invece, quando si parla di cinque mila tonnellate di olio cattivo, contraffatto e adulterato. Ne bastano di meno, molte di meno; anche una sola confezione di olio adulterato getta un’immagine sinistra sull’intero comparto e se l’indagine parte dall’estero bastano due righe di agenzia per fare il giro del mondo gratis sull’onda dello scandalo e per dare addosso all’olio italiano.

Devo essere forse io a ricordarle l’effetto deleterio di alcune vignette o di sixty minutes sul vero prodotto italiano negli USA che invece, di rendere un servizio alla correttezza e completezza dell’informazione hanno reso solo altro tipo di servizio, in ogni caso contrario alla trasparenza e alle regole della deontologia?

Tralascio altre considerazioni sulla variante al tema ma le assicuro che al tavolo del FOOI, dove l’argomento è approdato ed è sempre “all’ordine del giorno”, non vi è alcuno che non condanni azioni e pratiche commerciali scorrette a danno del vero made in Italy.

Il FOOI, però, non è la fabbrica di Harry Potter dove tutto può risolversi con un colpo di bacchetta magica.

La strada della condivisione è faticosa e quanto alle polemiche che ci sarebbero in giro, quelle non ci riguardano e le lasciamo a chi si bea di alimentarle così ci aiutano a fare la differenza. Abbiamo lavorato per portare a casa il primo accordo interprofessionale: il primo nella storia nel settore dell’olio e nei vari comparti produttivi di questo Paese. Dopo sei mesi dalla sigla di quell’accordo il tavolo di filiera si è trasformato in interprofessione del settore.

A chi dice che FOOI sia nata per gestire parte dei fondi del Piano Olivicolo Nazionale io le rispondo: anche sì! Si tratta di un’opportunità che le leggi, approvate da questo Parlamento, consentono e, sono fondi destinati agli operatori di questo settore. Se non li utilizzassero loro chi, secondo lei, dovrebbe utilizzarli?

Finora però FOOI, che non è un mangiasoldi come riportato ha “mangiato” solo i soldi propri e non ha utilizzato un centesimo di fondi del contribuente italiano o europeo.

La volontà di voler fare qualcosa di diverso in questo settore esiste ed è concreta. Bisogna anche confrontarsi con la cultura del non far fare agli altri quello che si sarebbe potuto fare e che non è stato fatto. Dobbiamo fermarci di fronte a questi ostacoli o tentare di superarli?

Chiudo con una considerazione ma anche con auspicio. Vorrei evitare per il futuro di far parte della ridda di dichiarazioni che si scatenano su argomenti di varia natura. Lei la conosce quella massima popolare che recita pressappoco così: “la lingua non ha ossa, ma le rompe”.

Mi piace più la politica del fare che quella del parlare.

Lo so che esiste anche quella del dire, ma impegniamoci entrambi ad utilizzare il nostro tempo per cose più belle, almeno non correremo il rischio di mordercela… per niente.

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