Editoriali
OGM: UNA POTENZIALITÀ O UN PERICOLO?
01 novembre 2003 | Alberto Grimelli
Gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono esseri viventi, vegetali ma anche animali, il cui patrimonio genetico è stato manipolato.
Rispetto al miglioramento genetico tradizionale che prevede anch’esso, è bene ricordarlo, delle manipolazioni del DNA attraverso incroci, selezioni ma anche induzione di mutazioni genetiche, questa tecnica biotecnologia contempla l’integrazione di geni estranei alla specifica specie vegetale o animale per conferire resistenze a parassiti o a fenomeni climatici o a particolari condizioni pedologiche oppure anche l’eliminazione di geni responsabili di caratteri sgraditi.
Detta così sembra l’uovo di colombo, non più necessità di antiparassitari e più ampi territori coltivabili e sfruttabili. Minori input nelle colture agrarie e risparmi nei costi di produzione sono le conseguenze più evidenti e propagandate dalle multinazionali che detengono i brevetti per la commercializzazione di OGM.
Tuttavia ogni novità tecnico-scientifica, se porta con sé innegabili benefici, può anche essere potenzialmente pericolosa e nociva, non solo per gli uomini, ma anche per l’ambiente. Quindi devono, prima dello sfruttamento economico dell’invenzione, essere vagliate con molta cautela tutte le conseguenze immediate e future e ogni possibile controindicazione. Questo mio pensiero non è altro che un modo diverso di esprimere il concetto di “principio precauzionale” sancito dall’Unione Europea.
Le principali obiezioni e polemiche riguardanti un immediato utilizzo di OGM sono:
- ragioni di ordine morale, mai prima d’ora l’uomo era intervenuto così intimamente e profondamente sulla natura
- ragioni tecnico-scientifiche, gli studi riguardanti le interazioni tra salute umana e cibo OGM sono all’inizio, così come quelle relative alle possibili combinazioni tra esseri naturali, colture non modificate e gli OGM
- ragioni economiche, se solo le più grandi multinazionali brevetteranno e commercializzeranno OGM, cosa le dividerebbe dal monopolio dei mezzi tecnici per l’agricoltura e dal controllo del settore primario?
Non voglio entrare in merito alle motivazioni morali ed etiche che toccano esclusivamente la coscienza e sensibilità individuale, ma credo che un breve commento alle altre due principali obiezioni sia doveroso.
Effettivamente nessuno scienziato, ricercatore o accademico può essere assolutamente certo che gli OGM non provochino nel medio-lungo periodo effetti nocivi o comunque indesiderati sulla salute umana o sull’ambiente. Le ricerche sono in corso e sono convinto che sia imperativo far continuare le sperimentazioni e approfondire le tematiche che emergeranno per chiarire definitivamente ogni dubbio possa emergere nell’utilizzo su vasta scala di organismi geneticamente modificati.
Il brevetto di organismi viventi, nell’espressione del loro patrimonio genetico, è un concetto rivoluzionario, probabilmente tanto quanto lo è stato, nel passato, l’idea di proprietà privata. Se questa visione fosse largamente condivisa e ratificata da leggi nazionali ed internazionali, a parte divenire un business enorme, le conseguenze sul panorama economico globale sarebbero certamente notevoli, ma non credo che a tutt’oggi si possano ipotizzare gli scenari futuri a cui un processo di questo tipo ci porterebbe.
In conclusione credo che prudenza e buon senso debbano servire da guida a quanti, governanti nazionali e internazionali, debbano legiferare in materia di OGM. Ricordando che l’interesse collettivo, delle presenti e future generazioni, ha la priorità nei confronti di qualunque lobby o azienda privata, credo che l’utilizzo di organismi geneticamente modificati debba essere attentamente e saggiamente valutato caso per caso e limitato al massimo prima che la ricerca possa fornire quelle certezze che ancora mancano.
Non vorrei trovarmi, tra qualche anno, a descrivere gli effetti tossici o sfavorevoli degli organismi geneticamente modificati così come accaduto qualche anno orsono per quanto riguarda l’amianto. Solo che, per gli OGM, l’inquinamento ambientale sarebbe sicuramente immensamente maggiore e le problematiche relative alla decontaminazione non sarebbero neanche vagamente paragonabili a quelle relative all’amianto o alle scorie nucleari.
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