Editoriali

MANODOPERA CERCASI

02 luglio 2005 | Graziano Alderighi

Ma quanto è difficile trovare manodopera agricola.
Il problema è già stato dibattuto, ma qualche elemento di novità in questi ultimi tempi è emerso.
Non parlo delle storiche ragioni che hanno portato all’abbandono delle campagne nè dell’avversione con cui viene visto il bracciante agricolo, come se l’operaio in fabbrica non fosse ugualmente sudato e sporco.
No, mi riferisco al fenomeno extra comunitari. Stanno invadendo, per nostra fortuna, i campi. Lavorano e faticano nelle nostre aziende agricole. Sono quasi tutti irregolari. Senza permesso di soggiorno, non vengono assunti, sono pagati pochissimo, al limite dello sfruttamento. Raccolgono pomodori, uva, olive. Movimentano cassette, scaricano e caricano camion. Tutte attività che richiedono forze ed energia, non cervello. Come se ne fossero sprovvisti. Non è così, lo sappiamo bene, ma di questo abbiamo bisogno.
Soltanto che le imprese agricole italiane non hanno solo necessità di forza bruta ma anche di personale mediamente qualificato: trattoristi, mulettisti, potini... Persone che, oltre alle braccia, debbano saper anche usare la testa.
Gli extra comunitari maggiormente volenterosi, i più lavoratori, potrebbero essere anche adatti a questi compiti, ma...
Ma bisognerebbe assumerli regolarmente, magari fornir loro un alloggio.
Ma sarebbe necessario istruirli, far imparare loro l’italiano, addestrarli alle nuove mansioni.
Poi vengono i dubbi.
Sarà affidabile?
Quanto resterà? Non vorrà tornare a casa propria non appena risparmiato un po’ di soldi?
Non tenterà di derubarmi?
Qualora sia una persona seria e onesta, che dire dei suoi amici?
Ostacoli, problemi e perplessità che vanno a formare un muro. Una barriera di diffidenza.
Non si tratta di razzismo. Neanche quando si sentono astrusi ragionamenti sulla rettitudine e la moralità di un intero popolo, come nel caso degli albanesi.
Gli episodi di intolleranza e di fanatismo vanno condannati, anche penalmente, ma in questo caso si tratta d’altro. È autodifesa.
Perchè non usiamo le stesse cautele e gli stessi metri di giudizio con gli italiani? Non ci sono forse anche di delinquenti e truffatori tra di noi? Sì, certo, ma pensiamo di conoscere i nostri compatrioti e sappiamo difenderci meglio da questi. Una credenza, una convinzione senza alcun fondamento logico, ma basata sull’esperienza e su anni, secoli di convivenza.
Non occorrerà così tanto tempo perchè il muro crolli. Di necessità si fa virtù e più di un marocchino, algerino, indiano, senegalese, rumeno, polacco si è accasato presso cascinali e corti tanto del Nord quanto del Sud Italia.
Dove quindi appendere gli annunci di ricerca del personale? Alle Ambasciate e ai Consolati dei Paesi extra Ue.

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