Salute

Troppa acrilammide nelle patatine in busta

In tre casi su sei le patatine in busta contengono valori di acrilammide oltre i limiti raccomandati dell'Unione europea. I possibili danni riguardano il sistema nervoso, aumentando il rischio di alcuni tipi di cancro e alterando il Dna

10 ottobre 2017 | T N

Lo Studio ABR ha deciso di effettuare una indagine su un prodotto di largo consumo, quali le patatine fritte confezionate a base di patate, per cercare di scoprire se è vero che all’interno di esse, come spesso viene riportato anche sulla stampa, si ha la presenza di una sostanza potenzialmente tossica, ossia l’acrilammide.

Diversi studi hanno evidenziato che non solo l’acrilammide, ma anche il suo prodotto metabolico principale, ossia la glicidammide, possono avere carattere neurotossico, genotossico e cancerogeno. In sostanza fanno male al sistema nervoso, possono far venire il cancro e alterano il Dna. I dati in realtà sono ben conosciuti da diversi anni, tanto da portare già dal 1994 a far classificare tale sostanza dallo IARC (International Agency for research on Cancer) come appartenente al gruppo A2 cioè “probabile cancerogeno”.

All’interno dell’organismo dopo l’ingestione, l’acrilammide e i suoi metaboliti sono rapidamente assorbiti dal tratto gastrointestinale, per poi essere successivamente metabolizzati ed escreti con le urine, ma la cosa forse più interessante, secondo alcuni studi sperimentali su animali, è la dimostrazione che l’acrilammide si distribuisce in tutti i tessuti, senza escludere il feto.

La scelta dello Studio ABR si è basata sull’analisi di 6 campioni di patatine fritte a base di patate confezionate (scelte in maniera casuale) ed appartenenti ad aziende più note e meno note del territorio italiano. Le confezioni acquistate sono state portate in laboratorio e in questo analizzate. Le determinazioni analitiche, con grande sorpresa, hanno evidenziato che ben 3 marche su 6 (cioè il 50% dei campioni), presentava concentrazioni superiori ai valori consigliati dalle Linee Guida europee dell’Efsa.

 

 

Potrebbero interessarti

Salute

Olio d'oliva extravergine ad alto contenuto fenolico: un alleato contro l'infiammazione intestinale e il cuore

Le malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, non colpiscono solo l'intestino. Chi ne è affetto ha un rischio maggiore di infarti, ictus e problemi cardiovascolari. I composti fenolici presenti nell'olio extravergine di oliva possano agire su più fronti: dall'intestino ai vasi sanguigni, fino alle piastrine

17 luglio 2026 | 12:00

Salute

Peperoncino e rischio tumori: cosa dice davvero la scienza

Una revisione di diversi studi suggerisce un'associazione tra un consumo molto elevato di peperoncino e un maggior rischio di alcuni tumori dell'apparato digerente, in particolare quello dell'esofago

17 luglio 2026 | 11:00

Salute

L'olio d'oliva extravergine è un alleato contro l'infiammazione cerebrale nei casi di obesità

L'integrazione giornaliera con olio extravergine di oliva è in grado di ridurre l'infiammazione nell'ipotalamo, migliorare i parametri metabolici e prevenire l'aumento di peso. Un promettente approccio nutrizionale contro le conseguenze dell'obesità

15 luglio 2026 | 12:00

Salute

La dieta mediterranea aiuta il benessere mentale durante l’invecchiamento

Uno studio internazionale condotto da University College London e ISGlobal evidenzia un’associazione tra una maggiore adesione alla dieta mediterranea e migliori livelli di benessere psicologico nelle persone tra i 50 e i 90 anni

15 luglio 2026 | 09:00

Salute

Longevità a tavola, ecco come la dieta mediterranea tiene lontano diabete e obesità

Non conta solo quanto mangi, ma cosa mangi. Uno studio americano rivela che ridurre un singolo amminoacido, senza eliminarlo del tutto, può fare la differenza tra invecchiare bene o male. I dati su 200.000 persone confermano: troppa carne fa male, ma anche troppa poca proteina indebolisce

14 luglio 2026 | 13:00

Salute

La vitamina A è il segreto della vista perfetta: scoperta della Johns Hopkins

Uno studio rivoluzionario negli Stati Uniti rivela il ruolo cruciale del derivato della vitamina A nello sviluppo della visione centrale nitida, aprendo nuove strade per la cura di malattie oculari degenerative

13 luglio 2026 | 15:00

new