Editoriali
Non si può morire di mosca olearia nè di ipocrisia
Il 2014 ha fatto da spartiacque tra hobbisti e professionisti, il 2018 farà lo stesso tra imprenditori e avventurieri
02 novembre 2018 | Alberto Grimelli
Nessuno ha più il coraggio di aggiornare le previsioni di produzione sull'olio di oliva.
Un'annata cominciata male rischia di finire peggio causa attacchi tardivi di mosca delle olive e maltempo.
E' persino deprimente tirare le somme dopo l'ennesima ricognizione a campagna in corso.
Alla fine, però, occorrerà farlo e ci ritroveremo di nuovo in fondo al pozzo.
Si potrà invocare il “governo ladro”, buono per tutte le stagioni, e reo di non aver dato piena attuazione al Piano olivicolo nazionale.
Si potrà prendersela col buon Dio, o con i cambiamenti climatici, a seconda degli orientamenti individuali, per Burian vari e fenomeni meteo estremi.
Non esistono più le mezze stagioni... neanche i fitofarmaci di una volta.
Già, a chi dare la colpa che olive trattate ben quattro volte (dichiarazione dell'olivicoltore) erano infestate al 99% da Bactrocera oleae?
Neanche un accenno di autocritica: tutta colpa del fitofarmaco.
Il problema del settore olivicolo è che è sempre colpa degli altri, dal vicino di casa che lascia gli oliveti in stato di abbandono fino all'associazionismo mangiasoldi.
Tutti gli anni a parlare, e scrivere, dell'importanza dei monitoraggi e dei trattamenti tempestivi contro la mosca delle olive per scoprire che ancora si pensa che in certe aree Bactrocera oleae non colpisca prima di settembre e che il bollettino fitopatologico corrisponde al passaparola al bar.
Il vero problema dell'olivicoltura nazionale è un mondo olivicolo anziano, che non ha più né la voglia né la forza di aggiornarsi e va avanti, trascinandosi, di anno in anno.
Basta aggirarsi nei frantoi per vedere gli incroci di sguardi autoassolutori tra olivicoltori: è andata male anche a te, vero?
E' il segno di un'Italia olivicola passata che non comprende perchè non valgano i vecchi proverbi ed è rassegnata a scomparire, anno dopo anno.
A fianco a questi resistenti, sparuti grupposcoli della nuova olivicoltura in cerca d'autore. Leggono, si informano, scambiano idee e si consigliano ma faticano a delineare una strategia.
Il loro impatto sul mercato, però, si comincia a vedere. Quest'anno i commercianti di olive distinguono apertamente i carichi di “roba buona” da quelli di olive. Non solo quantità, o resa, ma anche qualità. La “roba buona” c'è e ha un suo mercato e proprie quotazioni, per la prima volta in maniera aperta e trasparente.
Queste sono le forze su cui deve poggiare la futura olivicoltura nazionale, purchè non prendano chine pericolose, sfruttando il loro buon nome per commercializzare olio che extra vergine non è, con la promessa di qualche facile guadagno.
L'annus horribilis 2014 ha colto tutti impreparati, abbiamo difeso l'indifendibile dietro la maschera dell'eccezionalità, accettando compromessi indigeribili a fronte dell'interesse collettivo.
L'annus horribilis 2018 era abbondantemente annunciato, la “roba buona” è disponibile, anche se più cara. L'olio che si può produrre non sarà magari suadente ma nemmeno scadente.
Tacere, allora, non è più solidarietà, ma connivenza.
Il 2014 ha fatto da spartiacque tra hobbisti e professionisti, il 2018 farà lo stesso tra imprenditori e avventurieri.
L'olivicoltura italiana non può morire di mosca olearia ma nemmeno di ipocrisia.
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FRANCO DI MARCO
04 novembre 2018 ore 19:25Alcuni commenti.
Da un lato la virulenza della mosca è stata elevata, ma le conseguenze sono state anche peggiori a causa della insufficiente attenzione dopo un 2017 senza mosca.
Poi c'è stato l'attacco a macchia di leopardo, con zone martoriate (specialmente quelle costiere) e zone risparmiate.
La difesa non è stata semplice. I voli si sono accavallati. I prodotti disponibili talvolta non completamente efficaci a causa dei dosaggi contenuti (magari per ottimi motivi).
Infine, le nostre aspettative sono cresciute (meno male!): 30 anni fa si raccoglieva nei sacchi, ed era normale trovare la mattina dopo uno stato più o meno alto di larve - il "grano" si diceva. Ora si mira (ed è un bene) ad un prodotto (quasi) perfetto, e chi non ha operato correttamente viene severamente punito.
A mio parere, il monitoraggio deve migliorare, e parecchio: osservazioni più frequenti e capillari, ed una consulenza personalizzata agli olivicoltori. E soprattutto, cominciare molto prima a "preoccuparsi"!!
Grazie per l'attenzione Franco Di Marco