Salute
Vino. Oltre al resveratrolo c’è di più
Sapevate che il vino contiene un precursore di un antivirale? Anche l’Oms ha acclarato la benefica relazione tra un consumo moderato di vino e la protezione da alcune gravi patologie
09 maggio 2009 | Ernesto Vania
Lâattenzione dei ricercatori si sta via via spostando dal resveratrolo, considerato fino a poco tempo fa molecola chiave degli effetti salutistici del vino ad altri componenti.
Eâ così, anche attraverso le indicazioni fornite da Alberto Bertelli del Dipartimento di morfologia umana dellâUniversità di Milano che scopriamo alcune analogie tra vino e olio.
Anche nel vino sono per esempio contenuti tirosolo e idrossitirosolo, anche se in quantità decisamente più modeste rispetto a quelle dellâextra vergine.
Scopriamo inoltre che, come per lâolio dâoliva, anche la qualità del vino incide sulla sua salubrità e che quindi vi è una relazione, ancor poco studiata, tra le condizioni socio economiche e il potenziale nutraceutico assunto con i cibi.
Oltre al resveratrolo câè di più.
Perché allora il mondo scientifico si è così accanito su questa molecola? Probabilmente anche perché ha rappresentato un bel rebus. Infatti le quantità assumibili anche attraverso un costante uso di vino erano modeste, così pure le concentrazioni rilevate nel sangue. Eppure delle prove in vivo, effettuate sui topi, hanno mostrato un effetto bioattivo.
Se ne deduce che:
- i composti fenolici trovati nel vino sono biodisponibili solo con un costante consumo
- anche dosaggi molto bassi esercitano unâattività biologica
- i composti fenolici interagiscono presenti nel vino tra loro e con quelli assunti con altri alimenti
- unâassunzione di basse dosi di composti fenolici provoca un effetto accumulo nei tessuti corporei che può modulare la biodisponibilitÃ
Questâultima affermazione deve ancora essere pienamente dimostrata ma tale tesi sembra essere supportata da recenti studi.
Nel vino non câè dunque solo resveratrolo ma un più complesso sistema fenolico.
Gli approfondimenti compiuti paiono inoltre smentire un vecchio adagio secondo cui il vino rosso era più salutare di quello bianco.
Ricerche epidemiologiche condotte in Nord Carolina (Usa) suggeriscono che non vi sono differenze tra i due nella riduzione del rischio dâinfarto e della modulazione tra LDL e HDL (colesterolo buono e colesterolo cattivo).
Nel vino bianco sono stati trovati numerosi composti attivi tra cui ricordiamo lâacido caffeico, il tirosolo, lâidrossitirosolo e lâacido di Shikimic.
In particolare lâacido caffeico è presente in concentrazioni doppie nel vino bianco rispetto al rosso ed è un composto importante in quanto è provato sia un potente inibitore dellâossidazione della LDL e di una citochina pro-infiammatrice.
Degli effetti dellâacido caffeico, di tirosolo e idrossitirosolo nel vino si sa molto poco e poche solo le ricerche, al contrario di quanto accaduto nel settore oliandolo.
Ancor meno si sa dellâacido di Shikimic, un composto non appartenente alla classe dei fenoli ma il cui scheletro è utilizzato per la sintesi di antivirali, come lâoseltamivir (Tamiflu).
Nonostante la bibliografica vitivinicola legata al settore salutistico sia molto abbondante rimangono ancora più domande che non riposte.
La stessa Organizzazione mondiale della Sanità ricorda che il 20-30% di alcune patologie (cancro allâesofago, cirrosi, epilessia) e di alcuni comportamenti socialmente allarmanti (omicidio, guida pericolosa) è dovuto allâalcol.
In un suo stesso documento, tuttavia, lâOrganizzazione mondiale della sanità riconosce che un consumo moderato di vino protegge dal rischio di infarto e dal diabete mellito, concludendo che si raccomandano ulteriori studi in merito agli effetti di differenti comportamenti (consumo smodato e consumo moderato), alla determinazione dei meccanismi dâazione nella riduzione del rischio dâinfarto e sui possibili effetti di composti, oltre allâalcol, nelle bevande alcoliche.
Bibliografia
Alberto Bertelli, Wine, research and cardiovascular disease: istruction for use, Artheriosclerosis 195 (2007), Pag 242-247
Potrebbero interessarti
Salute
Integratori di omega-3, uno studio ridimensiona le speranze contro l’Alzheimer
Una sperimentazione clinica durata due anni su 365 adulti tra 55 e 80 anni non ha rilevato miglioramenti significativi della memoria e delle capacità cognitive con alte dosi di integratori. Gli omega-3 hanno raggiunto il sistema nervoso centrale, senza però tradursi in una protezione misurabile
31 ottobre 2026 | 11:00
Salute
Dieta mediterranea, scoperto un possibile meccanismo molecolare che protegge cuore, cervello e cellule dall’invecchiamento
Uno studio della USC Leonard Davis School of Gerontology collega una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a livelli più elevati di due microproteine mitocondriali, humanin e SHMOOSE. L’olio extravergine di oliva, insieme a pesce e legumi, emerge tra gli alimenti associati a questi marcatori biologici
29 ottobre 2026 | 14:00
Salute
Dieci diete sane associate a un invecchiamento biologico più lento
Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che diversi modelli alimentari possono contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico. Dalla dieta mediterranea alla DASH, non esiste un unico regime ideale: conta soprattutto la qualità complessiva dell’alimentazione
28 ottobre 2026 | 15:00
Salute
Maschere mediche antibatteriche con oleuropeina: la scoperta che arriva dalle foglie di olivo
L'estratto di foglie di olivo, ricco di oleuropeina, potenzi l'efficacia filtrante delle mascherine chirurgiche e combatta batteri come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli. Un'idea sostenibile che trasforma uno scarto agricolo in un presidio medico avanzato
28 ottobre 2026 | 11:00
Salute
Zuccheri e antibiotici, il microbiota intestinale potrebbe subire un danno maggiore
Una nuova ricerca suggerisce che un elevato consumo di zuccheri durante la terapia antibiotica possa amplificare la perdita di diversità del microbiota intestinale e favorire la proliferazione di batteri opportunisti come Enterococcus faecium
27 ottobre 2026 | 14:00
Salute
La vitamina C potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti a rischio di leucemia
Una sperimentazione clinica di fase 2 suggerisce che l’integrazione quotidiana di vitamina C potrebbe offrire benefici alle persone con patologie del sangue precancerose o tumori mieloidi a basso rischio. I risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati da uno studio più ampio
25 ottobre 2026 | 12:00