Salute

Le virtù dei cereali integrali: troppa confusione sull'etichettatura

Le virtù dei cereali integrali: troppa confusione sull'etichettatura

Per ottenere i benefici salutistici occorre aumentare il consumo del chicco intero, composto da germe, crusca ed endosperma. Oltre le fibre c'è di più nei cereali integrali

19 novembre 2025 | 16:00 | C. S.

Ogni 19 novembre, il Whole Grain Day richiama l’attenzione su un gesto semplice ma essenziale per il benessere: scegliere i cereali integrali.

I cereali integrali rappresentano una delle basi della dieta mediterranea, riconosciuta in tutto il mondo come modello di alimentazione equilibrata e sostenibile in tutte le fasce della vita. Secondo le Linee guida per una sana alimentazione del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura), almeno la metà delle porzioni giornaliere di cereali dovrebbe essere integrale. Un obiettivo che permetterebbe di aumentare l’apporto di fibre, vitamine del gruppo B e composti bioattivi, utili a ridurre il rischio di malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari

Nonostante i benefici riconosciuti e le raccomandazioni delle istituzioni, i dati mostrano che gli italiani ne consumano ancora troppo pochi. Le ricerche del Crea e della Sinu evidenziano che solo una minoranza della popolazione sceglie regolarmente prodotti integrali. Il dato è ancora più basso tra bambini e adolescenti: secondo l’Osservatorio Nestlé (2023), un bambino su cinque non mangia volentieri cereali integrali, un segnale che mostra quanto l’educazione alimentare debba partire presto, fin dalle prime fasi di crescita.

“I cereali integrali sono fondamentali per la salute perché apportano fibre, vitamine, minerali e antiossidanti e il loro consumo è collegato ad una riduzione del rischio di malattie", dichiara Giuseppe Fatati, specialista in Medicina Interna e Scienza dell’Alimentazione e direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé. "Tuttavia, in Italia esiste ancora un  considerevole ignoranza sull’importanza sui loro benefici. Oltre alla disinformazione si affianca un fattore psicologico per cui si tende ad associare il prodotto integrale a regimi dietetici e rinunce sul gusto – i cereali integrali vengono infatti percepiti come meno gradevoli, più costosi o difficili da inserire nella routine alimentare".

Ecco, quindi, secondo l’esperto, quali sono i principali ostacoli -e le opportunità - al consumo dei cereali integrali in Italia:

1) Tempo di preparazione: i cereali integrali in chicco richiedono tempi di cottura più lunghi rispetto a pasta e riso raffinati. Una barriera pratica che può essere superata con una maggiore pianificazione dei pasti e informazione sulle modalità di cottura.

2) Mancanza di familiarità: Non tutti sanno come cucinare i cereali integrali in modo gustoso o vario.

3) Stile di vita e abitudine: il consumo di cibi raffinati è radicato nelle abitudini alimentari degli italiani.

4) Consistenza e gusto: la presenza di crusca e germe rende i prodotti integrali diversi da quelli raffinati, e il loro gusto e la loro consistenza possono non piacere. Tuttavia, l’esposizione graduale ai prodotti integrali, come indicano alcune ricerche, favorisce l’adattamento e l’accettazione del sapore.

5) Disinformazione: a volte c'è confusione sull'etichettatura dei prodotti integrali, e non sempre è chiaro quali prodotti siano realmente integrali e quali no.

6) Mancanza di cultura: Nello studio Inhes (Italian Nutrition & Health Survey) il 45,3% dei non consumatori dichiara di non conoscere le proprietà dei cereali integrali; La diffusione di messaggi scientifici accessibili è quindi una leva centrale per promuoverne il consumo.

7) Scolarizzazione: l’informazione nutrizionale sui benefici dei cereali integrali è tanto più diffusa quanto maggiore è il grado di scolarizzazione.

8) Trascurabile presenza dei cereali integrali nei menu italiani, nel settore della ristorazione.

9) Percezione di un costo più elevato o di una minore convenienza.

10) Mancata implementazione di campagne istituzionali di promozione del consumo di cereali integrali e scarsa conoscenza del concetto di “nutrizione positiva”, che si traduce nell’incentivo al consumo di alimenti a dimostrata valenza protettiva (fino ad ora gli addetti ai lavori hanno dato consigli sui prodotti potenzialmente dannosi “nutrizione negativa”).

Le evidenze scientifiche dimostrano che non si tratta solo di “aggiungere fibra”, ma di aumentare il consumo del chicco intero - germe, crusca ed endosperma - per ottenere reali effetti salutari. Una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo restano fondamentali, ma i cereali integrali sono un tassello chiave per costruire salute e longevità nel tempo.

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