Salute

L’inalazione di nanoplastiche riduce le capacità olfattive

 L’inalazione di nanoplastiche riduce le capacità olfattive

Uno studio coordinato dal Cnr ha indagato per la prima volta gli effetti delle inalazioni di nanoplastiche nei mammiferi, rivelando che queste sono in grado di penetrare nel cervello e deteriorare, in particolare, la funzione olfattiva

02 marzo 2025 | 11:00 | C. S.

Le nanoplastiche - piccolissimi frammenti di plastiche, di dimensioni inferiori a un millesimo di millimetro - sono ormai diffuse in quasi tutti gli ecosistemi, compresi suolo, aria e acqua: la massiccia contaminazione determina un rischio per gli organismi viventi, tra cui l’essere umano, che può entrare in contatto con queste sostanze in diversi modi, attraverso la catena alimentare, l'acqua e l'aria. Oggi, per la prima volta, uno studio coordinato dall’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc) di Monterotondo Scalo (Rm) ha approfondito gli effetti dell'inalazione di nanoplastiche nei mammiferi.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science of The Total Environment, ha coinvolto anche altri due Istituti di ricerca del Cnr - l’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Cnr-Iia) e l’Istituto di scienza, tecnologia e sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici (Cnr-Issmc) - e il Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma. I risultati mostrano una preoccupante capacità delle nanoplastiche di penetrare nel cervello e deteriorare, in particolare, la funzione olfattiva.
“Abbiamo condotto lo studio su modelli murini, avendo già osservato che l’inalazione di nanoplastiche provoca una sua bio-distribuzione in numerosi organi del corpo, fra cui il cervello, i polmoni, i testicoli, il tessuto adiposo. Non sapevamo, però, nulla sui tempi di permanenza di queste sostanze, né tantomeno sugli effetti della loro presenza sul funzionamento dell’organo/tessuto in cui si sono introdotte”, spiega Stefano Farioli Vecchioli del Cnr-Ibbc, tra i partecipanti alla ricerca. “Ora, abbiamo per la prima volta osservato che la loro presenza induce un grave difetto nella capacità olfattiva degli animali, associato a un persistente deficit della funzionalità dei neuroni del bulbo olfattivo, la regione del cervello deputata al riconoscimento degli odori. I nostri studi hanno poi evidenziato la presenza di processi infiammatori transitori nel bulbo olfattivo che ha inalato nanoplastiche. Infine, abbiamo osservato che l’inalazione è in grado di indurre un aumento compensativo della neurogenesi adulta, ossia la produzione di nuovi neuroni, che però non è in grado di riparare il danno indotto dalle nanoplastiche stesse”.
I dati emersi delineano un quadro preoccupante sulla capacità delle nanoplastiche di penetrare nel cervello e deteriorare le funzioni olfattive per lungo tempo: lo step successivo sarà verificare i possibili effetti sull’organismo umano. “A tal proposito bisogna ricordare che circa il 95% dei pazienti con Alzheimer e Parkinson soffre di disturbi olfattivi, che si manifestano 10-15 anni prima della comparsa dei sintomi: l’intenzione è approfondire se vi sia un collegamento tra gli effetti delle nanoplastiche e questo tipo di patologie”, conclude Farioli Vecchioli.
Il progetto, scaturito da un’intuizione di Francesca D’Amato del Cnr-Ibbc, ha visto la collaborazione di Adriana Pietrodangelo del Cnr-Iia e di Anna Costa del Cnr-Issmc e di Alessandro Nucara del Dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma, ed è stato realizzato in gran parte da Giorgio Prosperi, che ha svolto la tesi di laurea in un laboratorio del Cnr-Ibbc.

Potrebbero interessarti

Salute

La vitamina D potrebbe aiutare la chemioterapia a funzionare meglio

Le donne assumono basse dosi di vitamina D insieme al trattamento hanno molte più probabilità di vedere il loro cancro svanire, poiché la vitamina D supporta anche la funzione immunitaria e potrebbe svolgere un ruolo più importante del previsto

30 aprile 2026 | 15:00

Salute

Friggere il pesce in olio extravergine d’oliva: tradizione e scienza

Uno studio sui prodotti ittici del Mar Egeo dimostra che la frittura in olio extravergine migliora il profilo lipidico, pur aumentando calorie e colesterolo. La frittura del pesce in olio extravergine d’oliva può essere compatibile con uno stile di vita sano

29 aprile 2026 | 15:00

Salute

L'olio di pesce non è sempre un toccasana per il cervello

Un acido grasso omega-3 dell’olio di pesce, l'acido eicosapentaenoico, può interferire con la capacità del cervello di ripararsi, indebolendo la stabilità dei vasi sanguigni e persino contribuire all'accumulo di proteine dannose legate al declino cognitivo

29 aprile 2026 | 13:00

Salute

L’olio extravergine di oliva contro l’obesità

L’olio extravergine di oliva migliora l'infiammazione ipotalamica negli animali obesi e potrebbe quindi portare al ripristino delle conseguenze metaboliche avverse

28 aprile 2026 | 16:00

Salute

Frutta e verdura con pesticidi espongono al rischio di cancro ai polmoni

Una dieta molto sana, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, potrebbe essere collegata a un rischio più elevato di cancro ai polmoni nei non fumatori più giovani. Tutta colpa dei residui di fitofarmaci

23 aprile 2026 | 14:00

Salute

I polifenoli dell'olio extravergine di oliva contro l'obesità: inibizione sinergica della lipasi pancreatica

Un trattamento efficace dell'obesità richiede un approccio multiforme che combina modificazione dietetica, bilancio energetico e attività fisica regolare. Una strategia dietetica critica comporta la limitazione dell'assorbimento dei grassi

22 aprile 2026 | 15:00