Salute
L'intolleranza al latte non è così diffusa come immaginato
Troppi d’italiani hanno eliminato latte e derivati per supposta intolleranza allo zucchero del latte con il rischio di un aumento dei livelli di malnutrizione e quindi un pericolo per la salute pubblica
02 novembre 2021 | C. S.
L’intolleranza al lattosio è meno diffusa di quanto si creda. Tuttavia, la frequente incidenza di questo disturbo nella popolazione deriva spesso da test non validati scientificamente, eseguiti anche in ambienti sanitari, dalla moda vegana e da varie leggende metropolitane. Purtroppo, questo comporta spesso un’inutile esclusione di latte e derivati dalla dieta. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, questa intolleranza interessa circa il 40% degli italiani, ma ci sono milioni di persone che si ritengono intolleranti e per questo eliminano latte e latticini dalla dieta ingiustificatamente.
L’Osservatorio nutrizionale Grana Padano ha realizzato un nuovo studio su un campione di 6.000 persone da cui emerge che il consumo di latte e derivati è calato del 5% in due anni, nonostante l’industria alimentare abbia aumentato l’offerta di alimenti delattosati. Il 31% non consuma nessun tipo di latte, il 77% non utilizza il latte intero, il 41% non utilizza latte parzialmente scremato. A ciò si aggiunge che lo yogurt non è consumato dal 30% degli intervistati e che il 48% assume meno di 100 g di formaggio fresco o 50 g di stagionato alla settimana (come consigliato invece dalla dieta mediterranea).
Gli studi scientifici più recenti dimostrano che l’abolizione totale di latte e derivati non ha alcun senso: in una dieta equilibrata è un errore eliminare, o ridurre significativamente, il consumo di latte e latticini. Considerato anche che l’intolleranza primaria (la più comune) è causata da un’insufficiente presenza dell’enzima lattasi e che la reintroduzione controllata di latte e latticini stimola la produzione di lattasi e porta il soggetto intollerante a digerire il lattosio nelle porzioni consigliate dalle linee guida di una equilibrata alimentazione.
“È in atto ormai da alcuni anni una ‘campagna’ contro latte e latticini, non giustificata da evidenze scientifiche – spiega la Prof.ssa Michela Barichella dell’Università degli Studi di Milano e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano - È sempre più frequente l’utilizzo di bevande vegetali al posto del latte e chi ha un’intolleranza al lattosio, anche solo lieve o moderata, tende a eliminare tutti i latticini e quindi nutrienti come calcio, zinco, fosforo, selenio, vitamina A, B12 e proteine ad alto valore biologico con i 9 aminoacidi essenziali. Le bevande vegetali non sono in grado di apportare sufficientemente tali nutrienti. Inoltre, anche in caso d’intolleranza si possono assumere i nutrienti del latte da formaggi che ne sono dei veri concentrati e naturalmente privi di lattosio come il Grana Padano DOP”.
L’intolleranza al lattosio è dose dipendente, è importante non eliminare completamente il lattosio dalla dieta, salvo i casi gravi, perché la mancata introduzione dello zucchero del latte comporta inevitabilmente la perdita dell’enzima che lo digerisce: la lattasi.
Un’insufficiente presenza dell’enzima lattasi può causare intolleranze più o meno gravi o temporanee. L’intolleranza al lattosio ha quindi diverse facce e si può presentare con sintomi più o meno acuti secondo la quantità di enzimi presenti in grado di digerire quantità più o meno grandi di lattosio, ma di che intolleranza si tratta non è chiaro a tutti coloro che si ritengono intolleranti e per questo spesso escludono totalmente latte e latticini.
L’intolleranza al lattosio va verificata, non può essere solo supposta, e per farlo occorre sottoporsi all’Hydrogen Breath Test, un’indagine affidabile eseguita in ambito ospedaliero: prevede la somministrazione di una dose standard di lattosio per poi misurare l’idrogeno espirato, la cui quantità indica l’intolleranza che può essere grave, lieve o moderata. Proliferano invece proposte di test e autodiagnosi, non solo su Internet, che aumentano la diffusione dell’idea che latte, latticini e formaggi facciano male alla salute. Questa idea costituisce un pericolo per la salute pubblica perché aumenta la riduzione del consumo di alimenti che invece sono correlati a importanti benefici per la salute, come dimostra la ricerca scientifica di cui gli esperti dell’Osservatorio Grana Padano hanno stilato una sintesi dei più significativi:
MUSCOLI E OSSA
La superiorità biologica e l’elevata disponibilità delle proteine di latte e formaggi, insieme all’alto contenuto di vitamina B12 e minerali biodisponibili come il calcio, rallentano la perdita di massa muscolare (sarcopenia) e di massa ossea riducendo il rischio di osteoporosi e carie dentarie.
ANTI-AGING
Le proteine della caseina, aminoacidi come la lattoferrina e gli enzimi contenuti in alte quantità in latte e derivati hanno un effetto anti-aging, combattono i radicali liberi e lo stress ossidativo grazie anche al contenuto di zinco, selenio e vitamina A.
PERDITA DI PESO
Assunti nelle quantità adeguate alle esigenze energetiche e nel rispetto dell’equilibrata alimentazione, i formaggi hanno un impatto neutro sul peso corporeo, se non addirittura una protezione della massa magra. Se inseriti in una dieta ipocalorica, aiutano a perdere più chili e snelliscono il girovita.
Difese immunitarie
I formaggi stagionati come il Grana Padano DOP o il Provolone sono ricchi di acido butirrico, un potente antinfiammatorio riequilibrante del microbiota intestinale.
COLESTEROLO
Una dieta per il controllo del colesterolo deve avere un consumo moderato di zucchero e carni e può prevedere il consumo di latte e formaggi secondo le quantità e frequenze settimanali dell’equilibrata alimentazione.
MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Il consumo di latte e derivati non è associato al rischio cardiovascolare, anzi. È invece associato a una protezione e al diminuito rischio di ipertensione.
Potrebbero interessarti
Salute
Ridurre i cibi dolci non ne riduce il desiderio o migliora la salute
Chi aumenta o diminuisce la qualità di dolci nella sua dieta non mostra cambiamenti nelle preferenze, nel peso o nel rischio di malattie. Non bisogna concentrarsi sul taglio dei dolci quanto nel ridurre lo zucchero e le calorie
01 aprile 2026 | 12:00
Salute
Meno sintomi depressivi per i giovani con una dieta sana
Le cattive abitudini alimentari possono andare di pari passo con un maggiore disagio psicologico. non è solo un problema di singoli nutrienti ma proprio di modello dietetico complessivo
31 marzo 2026 | 12:00
Salute
L'esposizione al chlorpyrifos aumenta il rischio di Parkinson
Chi vive in aree con esposizione sostenuta all'insetticida chlorpyrifos ha più di 2,5 volte la probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson, con perdita dei neuroni produttori di dopamina e lo stesso accumulo di proteine tossiche
30 marzo 2026 | 13:00
Salute
La vitamina B3 contro la steatosi epatica
Ricercatori hanno identificato il microRNA-93 come un driver genetico chiave della malattia del fegato grasso e hanno scoperto che la vitamina B3 può effettivamente spegnerlo
27 marzo 2026 | 13:00
Salute
L’olio di oliva contro specie di Candida multiresistenti ai farmaci
L'attivazione dell'olio extravergine di oliva con perossido di idrogeno e con luce polarizzata ha determinato le zone di inibizione più estese rispetto all’olio utilizzato tal quale, indicandolo come un efficace fotosensibilizzante contro le candidosi
26 marzo 2026 | 16:00
Salute
La carne processata aumenta il rischio di cancro del colon-retto
Le diete ricche di cibi vegetali e fibre, insieme a abitudini sane, possono ridurre drasticamente il rischio. Mantenere un peso sano, limitare l'alcol e rimanere fisicamente attivi sono anche legati a un minor rischio di cancro del colon-retto
26 marzo 2026 | 14:00