Salute
Patatine fritte sotto accusa perché aumentano del 20% il rischio di diabete
Non tutte le patate sono uguali per la salute. Il problema è il metodo di cottura, e conta anche cosa mettiamo nel piatto al loro posto. Già nel Settecento si friggevano sottili strisce di patata come sostituto del pesce nei periodi di magra
09 giugno 2026 | 14:00 | T N
Le patatine fritte sono da tempo nel mirino dei nutrizionisti, e ora un’importante ricerca pubblicata su The BMJ (l’ex British Medical Journal) sembra dare loro una cattiva fama ben più consistente rispetto ad altri piatti a base di patate. Secondo lo studio, consumare tre porzioni di patatine fritte alla settimana è associato a un rischio maggiore del 20% di sviluppare il diabete di tipo 2. La stessa quantità di patate preparate lesse, al forno o schiacciate, invece, non mostra alcun legame significativo con l’aumento della malattia.
La storia delle french fries
Ma da dove arriva questo amore universale per le patatine fritte? La loro storia affonda le radici in Europa tra Belgio e Francia, dove già nel Settecento si friggevano sottili strisce di patata come sostituto del pesce nei periodi di magra. Furono i soldati americani durante la Prima guerra mondiale, di stanza in Belgio, a ribattezzarle “french fries” (fritte alla francese) perché la lingua ufficiale dell’esercito belga era il francese. Da lì, il successo planetario: oggi sono uno dei prodotti più consumati al mondo nei fast food e nei ristoranti, spesso accompagnate da ketchup o maionese. Ma proprio la frittura, come dimostra la nuova ricerca, le trasforma in un pericolo per la salute metabolica.
Quattro decenni di dati
Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di oltre 205.000 professionisti sanitari statunitensi, arruolati in tre grandi studi a lungo termine tra il 1984 e il 2021. All’inizio della ricerca, nessuno dei partecipanti soffriva di diabete, malattie cardiache o tumori. Ogni quattro anni, i volontari compilavano dettagliati questionari sull’alimentazione, permettendo ai ricercatori di monitorare i cambiamenti nel tempo.
Nel corso di quasi 40 anni di follow-up, a 22.299 persone è stato diagnosticato il diabete di tipo 2. Dopo aver corretto i dati in base a stile di vita e altri fattori dietetici, gli scienziati hanno ottenuto risultati netti.
Il verdetto: fritte sì, ma non troppo (anzi, meglio di no)
In generale, ogni tre porzioni settimanali di patate (in qualsiasi forma) erano associate a un aumento del 5% del tasso di diabete. Ma a trainare verso l’alto questa percentuale erano quasi esclusivamente le patatine fritte: tre porzioni a settimana di french fries corrispondevano a un +20% di rischio. Per le patate lesse, al forno o schiacciate, l’aumento non era statisticamente significativo.
Non solo patate: conta anche cosa le sostituisce
Un aspetto innovante della ricerca è l’aver studiato l’effetto della sostituzione delle patate con altri alimenti ricchi di carboidrati.
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Sostituire tre porzioni settimanali di patate con cereali integrali era associato a un tasso di diabete inferiore dell’8% (e del 19% se si sostituivano proprio le patatine fritte).
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Sostituire le patate con riso bianco, invece, aumentava il rischio di diabete.
"I nostri risultati sottolineano che l’associazione tra consumo di patate e rischio di diabete dipende dagli alimenti specifici usati come sostituti», scrivono i ricercatori. «E sono in linea con le raccomandazioni attuali che promuovono l’inclusione di cereali integrali in una dieta sana per prevenire il diabete di tipo 2"
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