Salute
Le grandi virtù dell'olio extra vergine d'oliva contro il declino cognitivo negli anziani
L'effetto protettivo dell'extra vergine ad alto contenuto fenolico a raccolta precoce è a lungo termine e si protae anche per un anno dall'assunzione. Si conferma che è l'olio il fulcro benefico della dieta mediterranea
13 novembre 2020 | T N
L’olio extravergine di oliva ad alto contenuto fenolico a raccolta precoce (HP-EH-EVOO) potrebbe essere usato come composto terapeutico per gli anziani con deterioramento cognitivo lieve (MCI) amnesico. A rivelarlo uno studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, condotto dagli esperti dell'Università Aristotele di Salonicco (AUTH) e dell'Associazione greca del morbo di Alzheimer e dei disturbi correlati (GAADRD).
l team ha condotto uno studio prospettico randomizzato per analizzare gli effetti dell’olio extravergine di oliva ad alto contenuto fenolico e quello a contenuto fenolico moderato (MP-EVOO) e per valutare la predisposizione genetica alla malattia di Alzheimer.
“Questo studio – commenta la scienziata – apre la strada allo studio di composti naturali come trattamenti alternativi del MCI. Lavori recenti suggeriscono che seguire una dieta mediterranea migliora le funzioni cognitive, riducendo la possibilità di sviluppare la malattia e riducendo il rischio di progressione della condizione verso il morbo di Alzheimer”.
L’esperta riporta uno studio longitudinale spagnolo, secondo cui l’assunzione dell’olio extravergine di olive greche potrebbe aiutare a mantenere le funzioni cognitive.
“Secondo i nostri risultati – commenta la ricercatrice – l’intervento a lungo termine con olio extra vergine d'oliva è associato a un significativo miglioramento della funzione cognitiva rispetto alla semplice dieta mediterranea”.
Gli scienziati sottolineano che si tratta del primo studio volto a stabilire gli effetti dell’olio extravergine di oliva negli anziani con MCI.
“La nostra analisi – conclude Tsolaki – rivela che anche a distanza di 12 mesi i risultati nel gruppo di partecipanti erano significativamente superiori rispetto ai soggetti di controllo”.
Potrebbero interessarti
Salute
Alcune verdure potrebbero alimentare l’infiammazione intestinale a causa degli ossalati
Spinaci, mandorle e patate dolci sono alimenti generalmente considerati salutari, ma nelle persone affette da morbo di Crohn e colite ulcerosa gli ossalati che contengono potrebbero contribuire ad alimentare l’infiammazione
16 settembre 2026 | 16:00
Salute
Dall’intestino al cuore: così i batteri trasformano nitrati e ferro delle verdure in molecole protettive
Il microbiota intestinale può contribuire agli effetti benefici di una dieta ricca di verdure. Nitrati e ferro non-eme vengono trasformati dai batteri intestinali in molecole bioattive associate a una migliore funzione vascolare, controllo della glicemia e riduzione dell’accumulo di grasso nel fegato
16 settembre 2026 | 14:00
Salute
Diabete di tipo 1, mangiare in una finestra di 8 ore può migliorare la glicemia
Uno studio dell’Università dell’Illinois Chicago suggerisce che restringere la finestra dei pasti potrebbe favorire il controllo della glicemia anche negli adulti con diabete di tipo 1. Dopo sei mesi, l’emoglobina glicata si è ridotta di circa 0,5%
15 settembre 2026 | 15:00
Salute
Il sorbitolo può trasformarsi in fruttosio: il ruolo decisivo del microbiota intestinale
Il sorbitolo, comunemente impiegato come dolcificante in gomme da masticare e prodotti “senza zucchero”, possa essere convertito nell’organismo in composti strettamente correlati al fruttosio
15 settembre 2026 | 13:00
Salute
Possibile aumento del rischio di tumore gastrico con le bevande zuccherate: sotto esame il consumo quotidiano
Rilevata un’associazione tra il consumo quotidiano di bevande zuccherate e una maggiore incidenza di tumore dello stomaco. Il rischio risulta 2,45 volte più elevato rispetto a chi ne beve meno di una porzione al mese
15 settembre 2026 | 11:00
Salute
La caffeina è una possibile alleata contro l’invecchiamento cellulare
La caffeina potrebbe agire non soltanto sul cervello, aumentando attenzione e vigilanza, ma anche su un antico meccanismo cellulare coinvolto nella gestione dell’energia, nella risposta allo stress e nella riparazione del Dna. Lo suggerisce uno studio della Queen Mary University of London
14 settembre 2026 | 15:00