Salute
La carenza di vitamina D peggiora le funzioni cognitive degli anziani
Uno studio dell’Associazione Brain-Malnutrition ha rilevato che la carenza di vitamina D nei pazienti con il Parkinson peggiora le funzioni cognitive
08 settembre 2020 | C. S.
Gli over 65 nel nostro Paese sono quasi 14 milioni, di cui 7 milioni hanno più di 75 anni e sono più a rischio di malattie neurodegenerative, decadimento cognitivo e infezioni, come ha dimostrato la recente pandemia Covid19, dove lo stato nutrizionale ha certamente avuto un ruolo importante.
Per questo i ricercatori dell’Associazione Brain and Malnutrition (B&M) hanno voluto indagare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di un gruppo d’anziani affetti da Parkinson, verificare il livello di nutrizione e in particolare di vitamina D, di cui molteplici studi hanno messo in evidenza il ruolo centrale in molte funzioni dell’organismo.
B&M, in collaborazione con l’Osservatorio Grana Padano (OGP) ha valutato i livelli di vitamina D (sierici D-25OH) in 500 pazienti età media 70 anni, 68 % maschi e 32% femmine, provenienti da tutte le regioni d’Italia affetti da malattia di Parkinson e un piccolo gruppo controllo (100 pazienti) selezionati tra gli accompagnatori. Sono stati raccolti i dati anagrafici e demografici e rilevati i dati antropometrici (peso, altezza, l’indice di massa corporea BMI).
È stato utilizzato un questionario sulle abitudini alimentari Food Frequency FFQ tramite il software online dell’Osservatorio Grana Padano (vedi scheda di seguito). Il FFQ semi-quantitativo di 66 elementi utilizza le tabelle di composizione alimentare italiana per stimare l'assunzione giornaliera di calorie, macronutrienti, micronutrienti e fluidi. Pazienti e operatori sanitari sono stati intervistati da dietologi. È stato inoltre chiesto al paziente il tempo medio trascorso a settimana all'aperto, con esposizione diretta alla luce solare, essendo l’esposizione al sole il modo migliore per produrre la vitamina D endogena.
È stato riscontrato uno stato di carenza (25 (OH) D <20 ng/ml) nel 65,6% dei pazienti, mentre il 26,6% ha trovato livelli insufficienti (20-30 ng/mL). I pazienti carenti di vitamina D sono correlati da una malattia più grave, sintomi clinici peggiori e maggiore compromissione delle funzioni cognitive globali.
“Possiamo più facilmente sostenere che i bassi livelli di vitamina D hanno un impatto negativo sulle caratteristiche cliniche della malattia di Parkinson – ha commentato La Dott.ssa Michela Barichella Presidente di B&M Association e membro del Comitato scientifico OGP - saranno necessari ulteriori studi interventistici per valutare i potenziali benefici sulla progressione della malattia del miglioramento dello stato cognitivo, possiamo però affermare che la vitamina D è un fattore determinante non solo per l’apparato muscolo scheletrico, ma anche per le malattie neurodegenerative e per la riduzione delle infezioni”.
Infatti, è riconosciuto a livello internazionale un ruolo importante alla vitamina D: in molteplici situazioni la vitamina D ha dimostrato di essere qualcosa di più di una semplice vitamina liposolubile che si accumula nell’organismo. La sua particolare struttura e le sue capacità la rendono una sostanza essenziale, un ormone a tutti gli effetti.
Diversi studi epidemiologici e sperimentali suggeriscono una correlazione tra ridotto apporto di vitamina D maggior suscettibilità nei confronti delle infezioni, una maggiore predisposizione alle malattie autoimmuni e a quelle neurodegenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson.
Proprio per questo motivo in previsione dell’arrivo delle stagioni meno soleggiate gli esperti dell’Osservatorio hanno stilato i consigli specifici, in particolare per gli anziani, per affrontare meglio l’inverno e migliorare le proprie difese immunitarie.
I CONSIGLI DEGLI ESPERTI DELL’OSSERVATORIO GRANA PADANO PER PREVENIRE IL DEFICIT DI VITAMINA D
- Controllare il livello della vitamina D (25-OH) nel sangue e, in caso di carenza, provvedere alla prescrizione medica per una corretta integrazione, soprattutto nel periodo invernale, o, comunque, se non si ha un’esposizione al sole costante.
- Fare una passeggiata tutti i giorni al sole affinché la vitamina D si attivi. Esporsi alla luce solare, non filtrata da vetri, con la maggior superficie del corpo possibile, per un periodo variabile in base al proprio fototipo, circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno, tra le 11 e le 15 quando i raggi UV sono più attivi.
- Consumare due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt, anche parzialmente scremati, a colazione o a merenda e aggiungere un cucchiaio di formaggio grattugiato sui primi piatti o sulla verdura cotta. Chi non tollera il lattosio, può utilizzare latte delattosato e Grana Padano DOP perché privo di lattosio.
- Due volte alla settimana consumare il formaggio stagionato, per esempio, due porzioni (50g) di Grana Padano DOP o fresco, in sostituzione del secondo piatto o 2 uova.
- Mangiare ogni settimana 3 porzioni di pesce, variando le qualità, i pesci più grassi come salmone, sgombro, alici, tonno, trota, anguilla, etc., sono più ricchi di vitamina D.
- Consumare due o tre uova a settimana, sode o cotte in padella antiaderente (anche strapazzate o in frittata) una volta a settimana un primo di pasta all’uovo.
- Per migliorarne l’assorbimento, essendo una vitamina liposolubile, è bene condire le pietanze con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva a crudo. Si può utilizzare con moderazione il burro crudo che apporta buone quantità di vitamina D.
- Limitare il consumo di caffeina che potrebbe ridurre l'assorbimento di vitamina D.
- Mantenere un BMI compreso tra 18,5 e 24,9, per evitare che la vitamina D venga sequestrata dalla massa grassa dell’organismo.
Potrebbero interessarti
Salute
Frutta e verdura con pesticidi espongono al rischio di cancro ai polmoni
Una dieta molto sana, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, potrebbe essere collegata a un rischio più elevato di cancro ai polmoni nei non fumatori più giovani. Tutta colpa dei residui di fitofarmaci
23 aprile 2026 | 14:00
Salute
I polifenoli dell'olio extravergine di oliva contro l'obesità: inibizione sinergica della lipasi pancreatica
Un trattamento efficace dell'obesità richiede un approccio multiforme che combina modificazione dietetica, bilancio energetico e attività fisica regolare. Una strategia dietetica critica comporta la limitazione dell'assorbimento dei grassi
22 aprile 2026 | 15:00
Salute
I nuovi composti dell'olio di oliva: attività antiossidanti e anti-infiammatorie
I flavonoidi individuati per la prima volta nell’olio extravergine di oliva ampliano il potenziale bioattivo del prodotto, includendo molecole con effetti neuroprotettivi, anti-depressivi e regolatori del metabolismo glucidico e nuovi triterpenoidi con proprietà anti-infiammatorie e ipoglicemizzanti
21 aprile 2026 | 16:00
Salute
L'acqua frizzante può aumentare il metabolismo e aiutare a perdere peso
L'acqua frizzante può aumentare leggermente il modo in cui il corpo elabora la glicemia e l'energia. Tuttavia, l'effetto è molto piccolo, il che significa che non è un sostituto per la dieta e l'esercizio fisico
20 aprile 2026 | 11:00
Salute
Olio extravergine di oliva perfetto a cena per conciliare il sonno
Cene ricche di calorie, grassi, colesterolo, proteine, alcol, carne rossa e cibi fritti sono associate a una qualità del sonno peggiore. Al contrario, pasti serali basati su carboidrati, pesce azzurro e olio d’oliva sembrano favorire un riposo più adeguato
16 aprile 2026 | 16:00
Salute
Il pane può fa ingrassare senza calorie extra
Il pane e altri prodotti di base di carboidrati possono fare più di semplici piatti di riempimento: potrebbero rimodellare silenziosamente il metabolismo. Anche senza mangiare più calorie, i corpi hanno bruciato meno energia
16 aprile 2026 | 13:00