Salute

NELLA LOTTA CONTRO IL CANCRO SPUNTA UN NUOVO ALLEATO: L’OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA

Le analisi epidemiologiche hanno mostrato un benefico effetto dell’olio di oliva nella prevenzione dei tumori. Un recente studio dimostra che queste proprietà sono dovute alla frazione fenolica, capace di inibire le fasi di iniziazione e promozione delle patologie neoplastiche

13 gennaio 2007 | Alberto Grimelli

L’olio extra vergine d’oliva si dimostra come un prodotto nutraceutico senza pari.
Una recente ricerca di analisi molecolare dimostra che la componente fenolica dell’extra vergine è capace di prevenire alcune forme tumorali, inibendo le fasi di iniziazione e promozione della patologia neoplastica.
E’ quanto presentato dal Prof. Morozzi, del Dipartimento di specialità medico chirurgiche e sanità pubblica dell'Università di Perugia, nel corso dell’inaugurazione, il 10 gennaio, del III master in “Olivicoltura e olio di qualità” di Pisa.

I numerosi studi epidemiologici, in Italia, ma anche Spagna, Grecia, Francia e persino Nuova Zelanda e Australia, evidenziano come esista una correlazione positiva tra assunzione di olio extra vergine di oliva nella dieta e diminuzione del rischio di insorgenza di tumori, con particolare riferimento a quelli al seno, alla prostata, al colon e alla laringe.
Partendo da questi studi, nonché da altre ricerche cliniche, il gruppo di lavoro del Prof Morozzo si è chiesto le ragioni di questi benefici effetti dell’extra vergine sul nostro organismo.
In bibliografia esistono 525 pubblicazioni relative agli effetti del resveratrolo, contenuto nel vino, sul cancro, ne esistono addirittura 599 sull’interazione tra Epigallocatechina, contenuta nel thè, e cancro. Solo 16, invece, sugli effetti dell’idrossitirosolo, uno dei fenoli biologicamente più attivi contenuti nell’extra vergine, nella prevenzione dei tumori.
Attraverso un’analisi in vitro del comportamento dell’idrossitirosolo su cellule in cui è stato indotto il processo tumorale si è evidenziato che l’idrossitirosolo agisce come detossificante nei confronti di quei composti, agenti DNA mutanti, che possono indurre il cancro, aumentando la capacità della cellula di riparare il proprio patrimonio genetico. Nel caso il processo tumorale progredisca anche nella fase di iniziazione l’idrossitirosolo è in grado di esplicare un’azione positiva, evitando la proliferazione e la mitosi della cellula oppure favorendo l’apopstosi, una sorta di dolce morte, della cellula prima dell’insorgenza della neoplasia vera e propria.
Tale comportamento dell’idrossitirosolo è tanto più importante se consideriamo che, in base alle prove svolte, la cellula è in grado di assorbire tale composto che può esplicare la propria azione anche a distanza di ore dalla sua assunzione.
Ciò che è maggiormente innovativo nella ricerca del Prof Morozzo è l’aver confrontato l’effetto dell’idrossitirosolo con quello di estratto fenolico dell’extra vergine, contenente quindi varie classi di fenoli. L’effetto preventivo benigno dell’estratto polifenolico è di gran lunga superiore rispetto a quello del semplice idrossitirosolo.

Tale studio conferma che, quando si parla di nutraceutica, concentrarsi unicamente su molecole magiche risulta errato, in quanto spesso è un complesso di molecole ad esplicare l’azione benigna.

Nel corso del dibattito che è seguito alla presentazione è stato posto l’accento su come tali evidenze potessero essere sfruttate e utilizzate a scopo di marketing.
E’infatti evidente, sulla base dei dati mostrati, che tutti gli extra vergini, indipendentemente dalla loro provenienza o qualità, avrebbero queste proprietà.
In realtà, come evidenziato dal Prof Morozzo, manca un dato fondamentale che è quello quantitativo. Sebbene infatti sia stato evidenziato come all’aumentare della concentrazione di idrossitirosolo, o dell’estratto fenolico, le proprietà benefiche dell’extra vergine incrementassero, risulta difficile, allo stato dell’arte, fornire delle indicazioni in termini di mg/kg di polifenoli contenuti nell’olio extra vergine d’oliva.
Tuttavia, anche in base ad alcuni recentissimi studi spagnoli, richiamati dal Prof. Servili, parrebbe che concentrazioni di 100-150 mg/kg, comuni negli oli commerciali e in quelli ottenuti da talune varietà come la spagnola Arbequina, siano insufficienti ad esplicare una piena funzione nutraceutica benigna.
Gli oli italiani, quindi, normalmente più ricchi in polifenoli, potrebbero avvantaggiarsi di tale caratteristica, sempre se supportati da corrette e puntuali informazioni scientifiche.
C’è però da chiedersi se, a livello di oli tipici e di qualità, sia utile propagandare, come fondamentale valore aggiunto, le proprietà nutraceutiche, quasi che l’extra vergine fosse un medicinale e non un condimento.
Le proprietà nutraceutche dell’olio extra vergine di oliva, sulla base del contenuto in polifenoli, possono essere l’elemento distintivo su cui fondare campagne di marketing?
Sconfiggeremo la concorrenza straniera solo perché i nostri oli hanno un maggior tasso di idrossitirosolo oppure dobbiamo considerare tali informazioni preliminari, che devono ancora essere approfondite e validate, unicamente come utili complementi di campagne di comunicazione a più ampio spettro?

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