Salute

Un eccesso di ferro nell'organismo aumenta l'appetito

Più si mangia, più si mangerebbe. E' un apparente paradosso che la scienza è riuscita solo recentemente a spiegare. Non vi sono solo ragioni psicologiche o psicosomatiche ma anche metaboliche. Un eccesso di carne rossa nella dieta può essere molto nocivo

28 agosto 2015 | R. T.

Un eccesso di ferro nel sangue riduce i livelli di leptina, un ormone che regola l'appetito.

Quando il sangue contiene tanto ferro, dunque, aumenta anche l'appetito.

Nelle diete occidentali il ferro è contenuto soprattutto nelle carni rosse e quindi una dieta ricca di carni rosse favorirebbe l'aumento dell'appetito, con ingestione di ulteriori calorie e l'instaurazione del fenomeno conosciuto come disordine metabolico.

Più si mangia carne rossa, insomma, più se ne mangerebbe.

Lo studio è stato recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Investigation.

“Il ferro a livelli medio-alti – ha dichiarato Don McClain della Wake Forest Battista University – contribuiscono a molte malattie, tra cui il diabete, steatosi epatica e il morbo di Alzheimer, quindi questo è un altro motivo per non mangiare tanta carne rossa, perché il ferro nella carne rossa è più facilmente assorbito del ferro dalle piante.”

Nello studio, delle cavie sono state alimentate con alti livelli di ferro (2000 mg/kg) e livelli di ferro mornali (35 mk/kg) per due mesi. Quindi è stato misurato il livello di ferro nel tessuto adisposo. Nei topi con la dieta ricca di ferro il livello dell'elemento era del 215% superiore a quello con dieta a basso tenore. I livelli di leptina nel sangue erano del 42% più bassi nei topi con la dieta ad alto contenuto di ferro.

I ricercatori hanno così dimostrato la correlazione tra contenuto di ferro nei tessuti adiposi e livelli di leptina, l'ormone che regola l'appetito.

“Non sappiamo ancora quale è il livello di ferro tissutale ottimale, ma speriamo di fare un ampio studio clinico sul tema - ha detto McClain. - meglio si comprende come funziona il ferro nel corpo, più possibilità abbiamo di trovare nuovi percorsi nel trattamento del diabete e di altre malattie.”

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