Salute

Abbassare le calorie degli alimenti alle multinazionali non conviene

Con la svolta salutista operata in gran parte del mondo occidentale i grandi colossi del cibo ci rimettono anche se ormai ci hanno abituato a pagare di più gli alimenti ad alto contenuto calorico

22 ottobre 2014 | T N

La lotta all'obesità e la riduzione dei contenuti di grassi e zuccheri negli alimenti è una battaglia che negli Stati Uniti si sta combattendo dagli anni 1990 con le grandi multinazionali che hanno dovuto cedere, in parte, alle richieste provenienti dalle lobby salutiste e dal governo.

Ora, complice anche la crisi internazionale, stanno cominciando a pagare il prezzo di queste scelte obbligate.

L'utile netto di McDonald's è calato nel terzo trimestre dell'anno del 30%. Il gigante degli hamburger risente della riduzione delle vendite in Cina e del rallentamento in Russia e Stati Uniti, dove non riesce a conquistare i più giovani e a rafforzare il proprio menù. La crescente contrarietà alla bibite gassate pesano su Coca Cola che ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto in calo del 14% a 2,11 miliardi di dollari su ricavi in calo a 11,98 miliardi di dollari. Coca-Cola ha annunciato un piano di taglio delle spese da 3 miliardi di dollari l'anno entro il 2019.

Eppure queste grandi multinazionali sono riuscite a condizionare le nostre scelte, tanto da farci preferire, pagando anche un premio di prezzo, gli alimenti ad alto contenuto calorico.

La prova sta in una ricerca della canadese McGill University.

Lo studio, pubblicato su Psychological Science, si basa su scansioni del cervello dei partecipanti sani cui è stato chiesto di esaminare le immagini di vari alimenti. I partecipanti hanno valutato che i cibi che vorrebbero consumare e sono stati invitati a valutare il contenuto calorico di ogni alimento. Le loro scelte e la loro disponibilità a pagare un premio di prezzo erano incentrati sugli alimenti con alto contenuto calorico.

"La predilezione al consumo è in gran parte regolata dagli effetti attesi di questi alimenti, che sono probabilmente appresi attraverso l'esperienza. Il nostro studio ha cercato di determinare come la consapevolezza del contenuto calorico possa influenzare le aree cerebrali noti per essere implicati nella valutazione sulla scelta di cibo." ha dichiarato Alain Dagher, neurologo presso il Montreal Neurological Institute and Hospital e autore principale dello studio

Le decisioni circa il consumo di cibo e la densità calorica sono legati a una parte del cervello chiamata corteccia prefrontale ventromediale, un'area che codifica l'intensità degli stimoli e spinge al consumo immediato.

Comprendere le ragioni delle scelte alimentari delle persone potrebbe aiutare a controllare i fattori che portano all'obesità, una condizione che colpisce il 25% degli adulti canadesi e il 10% dei bambini. L'obesità è legata a molti problemi di salute, tra cui la pressione alta, malattie cardiache e diabete di tipo 2.

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