Salute

Paura per Fukushima? Allora mangia uva, noci e bevi vino rosso

Paura per Fukushima? Allora mangia uva, noci e bevi vino rosso

Ricercatori dell'Università di Pittsburgh hanno dimostrato la capacità dell'acetilresveratrolo di proteggere dalle malattie causate dall'esposizione alle radiazioni

07 maggio 2011 | R. T.

Vino rosso, uva e noci per proteggersi dalle radiazioni nucleari.

Uno studio pubblicato su ACS Medicinal Chemistry Letters svela infatti la capacità dell'acetilresveratrolo, sostanza presente nel vino e nell'uva, di proteggere dalle malattie causate dall'esposizione alle radiazioni.

Michael Epperly, Kazunori Koide e i loro colleghi all'Università di Pittsburgh (Usa)sono partiti da una constatazione ed un deficit d'intervento.

La constatazione: in seguito ad incidenti (come quello accaduto a Fuskushima) o a radioterapia gli esseri umani possono essere esposti ad alte dosi di radiazioni, con le conseguenze negative del caso. A riguardo, gli operatori sanitari sono poco dotati: ad esempio, i laboratori dalla FDA (Food and Drug Administration) USA stanno valutando un farmaco anti-radiazioni, difficile da produrre ed inadatto ai malati di tumore.

Gli scienziati hanno allora preso in esame diversi alimenti, sottoponendoli a test chimici. I risultati hanno portato l'attenzione sull'acetilresveratrolo, antiossidante simile al resveratrolo del vino rosso e comune in uva e noci.

Questa molecola potrebbe quindi essere il principio attivo del farmaco di cui è alla ricerca la Food and Drug Administration statunitense per le malattie dovute alle radiazioni.

Il resveratrolo è un antiossidante di cui sono ricchi il vino rosso, l'uva e le noci. Purtroppo, anche se questa molecola è in grado di proteggere le cellule coltivate in laboratorio dall'azione dannosa delle radiazioni, il resveratrolo non può essere facilmente ottenuto in grandi quantità, non ha lo stesso potere protettivo e non può essere somministrato ai malati di cancro a causa dei suoi effetti collaterali.

L'acetilresveratrolo, invece, mantiene le sue proprietà anche nei confronti degli animali da laboratorio. E, per di più, questa molecola può essere prodotta in abbondanza. Secondo gli autori rimane ora da dimostrare la sua efficacia in caso di somministrazione per via orale.

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