Mondo

Australia e Stati Uniti. Assalto alle regole per gli oli d’oliva

Precisa la volontà di creare nuovi standard che meglio si confacciano alle loro realtà produttive, così da superare gli ostacoli imposti dal Coi

30 maggio 2009 | T N

Australia e Stati Uniti, divisi su molte questioni, si sono invece ritrovati per ridefinire nuovi standard internazionali sull’olio d’oliva.

Questi due Stati, in particolare, mettono in stato d’accusa il Consiglio oleicolo internazionale e l’Europa, rei di voler ostacolare le esportazioni di tali produzioni locali che non rispettano i limiti regolamentari, giudicati “troppo restrittivi”.

Rodney Mailer, dell’Oil Research Laboratory, in particolare non nasconde la propria rabbia per come gli oli australiani vengono considerati.

L'australiano è l'olio d'oliva collaborando con gli Stati Uniti di sviluppare una nuova serie di standard internazionali di olio d'oliva.
Egli afferma che i produttori australiani non dovrebbero essere svantaggiati, perché il loro olio di oliva è diverso da oli europeo.

"Uno degli steroli dell’olio di oliva, il campesterolo, è un po' più elevato in Australia rispetto ai valori europei – afferma- questo non implica che ci sia qualcosa che non va nei nostri oli”

“Il fatto che le varietà che qui utilizziamo abbiamo un contenuto di campesterolo più elevato degli standard – aggiunge Mailer – in realtà sarebbe un fatto positivo, che presenta vantaggi nutrizionali, ma abbiamo qualche problema a esportare in Europa a causa delle norme attuali.”

Ciò che Mr. Mailer ha dimenticato però di ricordare è che le cultivar utilizzate in Australia sono, in larga misura, quelle presenti in Europa.
Ma si sa, “business is business”.

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