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La Spagna oliandola annuncia la crisi e cerca nuove soluzioni

Ormai il prezzo dell’olio è sceso al di sotto della redditività anche per le imprese iberiche. A sorpresa anche gli spagnoli accusano le multinazionali

27 settembre 2008 | T N

Con una quotazione dell’olio extra vergine d’oliva sotto i 2,40 euro al chilo, le imprese spagnola denunciano uno stato di crisi senza precedenti che colpisce soprattutto i piccoli proprietari e gli affittuari.

I costi di produzione, infatti, sono saliti, a causa dei rincari per gasoli e concimi, mentre dall’inizio dell’anno il prezzo è sceso di 30 centesimi.

Una triste realtà con cui gli olivicoltori stano iniziando a fare i conti, accusando, a sorpresa, anch’essi le grandi multinazionali.
Sono solo quattro, come denuncia Lopez, Presidente Coag, le multinazionali che acquistano grandi partite e questo conferisce loro un grande potere, la possibilità di controllo dei prezzi a proprio piacimento.

"Già nel 1998 – lamenta Lopez - il Ministero dell'Agricoltura ha indicato che il prezzo ottimale all’ingrosso per l'olio d'oliva dovrebbe essere circa 2,7 euro al chilo, ma ora la quotazione è di 2,3 euro. E’ chiaro che siamo in perdita”

Per risalire la china si cercano quindi nuove soluzioni, nuove idee.

La Spagna sta infatti spingendo affinché l’Ue sancisca, in un futuro regolamento Ue, che l’extra vergine è un cibo sano e naturale.

E’ lo stesso Parlamento Andaluso a chiedere con forza all’Ue di assumere una simile iniziativa.

In particolare sta assumendo i contorni di una valanga la richiesta di varie Istituzioni locali, ultimo il Comune di Al monte, di inserire l’extra vergine nella lista degli alimenti protetti dal regolamento relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute.

Il progetto di regolamento comunitario, infatti, rimuove completamente la categoria degli oli e grassi, tuttavia è ben noto, e su basi scientifiche, che l’olio d’oliva ha proprietà nutraceutiche significative.

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