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Allarme redditività per l'oliva da tavola verde spagnola

Allarme redditività per l'oliva da tavola verde spagnola

La produzione spagnola di olive da tavola potrebbe raggiungere 638.490 tonnellate. Ma l’incremento dei volumi alimenta i timori degli agricoltori: calibro insufficiente, capacità di lavorazione e stoccaggio e pressione sui prezzi potrebbero rendere antieconomica la raccolta

08 settembre 2026 | 08:30 | C. S.

La prevista ripresa della produzione di olive da tavola in Spagna si accompagna a crescenti interrogativi sulla redditività della nuova campagna. UPA Andalucía lancia l’allarme per una possibile forte pressione sui prezzi all’origine e per il rischio che una parte della produzione, soprattutto quella caratterizzata da calibri insufficienti, possa rimanere sugli alberi perché la raccolta non risulterebbe economicamente conveniente.

Secondo il secondo aggiornamento della stima produttiva elaborata da Interaceituna, la produzione potenzialmente destinata al verdeo in Spagna dovrebbe attestarsi a 638.490 tonnellate, con un incremento del 26,9% rispetto alla campagna precedente e del 37,3% rispetto alla media delle ultime quattro campagne.

Il dato rappresenta un significativo recupero dei volumi, ma secondo l'organizzazione agricola non può ancora essere considerato definitivo. La produzione effettivamente destinabile alla trasformazione dipenderà infatti dall'evoluzione dei calibri e dalla disponibilità idrica nelle settimane che precederanno la raccolta.

Più produzione, ma mercato da verificare

L'aumento dell'offerta non coincide necessariamente con un miglioramento della redditività delle aziende agricole. È questo il principale elemento di preoccupazione evidenziato da UPA Andalucía, secondo cui alcuni operatori hanno già manifestato dubbi sulla capacità disponibile nelle industrie e nelle strutture di stoccaggio e sul rischio che la domanda non sia sufficiente ad assorbire l'intero raccolto.

Si potrebbe quindi determinare una situazione particolarmente delicata per i produttori: da una parte i costi della raccolta, dall'altra prezzi di vendita che potrebbero non essere sufficienti a remunerare il prodotto.

«Può esserci dell'oliva che, pur essendo sull'albero, non conviene raccogliere», avverte il vicesecretario generale per l'Organizzazione di UPA Andalucía, Francisco Moreno Navajas. Se il calibro non raggiunge i parametri richiesti dall'industria e il prezzo riconosciuto al produttore non copre i costi, sostiene il rappresentante dell'organizzazione, «all'agricoltore non tornano i conti».

Per UPA Andalucía, l'aumento della produzione dovrebbe quindi essere accompagnato da una capacità di assorbimento adeguata e da una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, evitando che l'aumento dell'offerta si traduca esclusivamente in una riduzione delle quotazioni riconosciute agli olivicoltori.

Il calibro diventa decisivo

Uno dei principali fattori di incertezza riguarda il calibro commerciale delle olive. In alcune aree, soprattutto negli oliveti in asciutta, nelle aziende caratterizzate da irrigazione deficitaria e negli impianti con elevati carichi produttivi, vengono segnalati frutti di dimensioni ridotte e fenomeni di stress idrico.

L'assenza di precipitazioni potrebbe aggravare ulteriormente la situazione nelle prossime settimane, riducendo la quota di olive in grado di rispettare le caratteristiche richieste dall'industria del condimento.

Il problema è particolarmente rilevante per varietà come Manzanilla e Gordal, nelle quali la dimensione del frutto incide direttamente sul valore commerciale. A fronte di costi di raccolta e movimentazione elevati, un calibro insufficiente può infatti determinare una forte riduzione della remunerazione del prodotto.

Per gli agricoltori il rischio è quindi duplice: sostenere una raccolta sempre più onerosa e trovarsi successivamente con una parte delle olive non accettata dall'industria oppure remunerata a livelli inferiori ai costi di produzione.

Costi di produzione sempre più pesanti

Alla situazione di mercato si aggiunge l'aumento dei costi sostenuti dalle aziende. Fertilizzanti, carburanti, prodotti fitosanitari, utilizzo delle macchine e manodopera rappresentano alcune delle principali voci che hanno innalzato il punto di pareggio della produzione di olive da tavola.

In questo scenario UPA Andalucía chiede che le operazioni commerciali non vengano concluse a prezzi inferiori ai costi effettivi di produzione, richiamando gli obblighi previsti dalla Ley de la Cadena Alimentaria, la normativa spagnola sulla filiera agroalimentare.

Secondo l'organizzazione, eventuali squilibri determinati da una domanda insufficiente, da un'offerta particolarmente elevata o dalla limitata capacità di stoccaggio non possono essere scaricati esclusivamente sulla componente agricola.

UPA pronta a rivolgersi all'AICA

L'organizzazione agricola ha annunciato che monitorerà l'andamento delle operazioni commerciali nel corso della campagna. Le transazioni che dovessero essere effettuate al di sotto dei costi effettivi di produzione saranno valutate e, qualora emergessero elementi di irregolarità, potranno essere segnalate all'Agencia de Información y Control Alimentarios (AICA).

UPA Andalucía chiede inoltre responsabilità agli operatori e all'industria, affinché i problemi legati ai calibri, alla capacità di stoccaggio o a un'eventuale debolezza della domanda non diventino strumenti per trasferire a monte della filiera una pressione sui prezzi tale da rendere antieconomica la raccolta.

L'avvio della nuova campagna pone dunque una questione che va oltre la semplice dimensione del raccolto. Il dato più importante sarà capire quanta dell'oliva potenzialmente prodotta potrà essere effettivamente commercializzata e a quale prezzo.

Una maggiore produzione potrebbe rappresentare un'opportunità per la filiera spagnola, ma senza adeguata capacità di assorbimento e senza prezzi compatibili con i costi agricoli rischia di trasformarsi, paradossalmente, in un ulteriore fattore di pressione sulla redditività degli olivicoltori.

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