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I prezzi all'origine dell'olio extravergine di oliva spagnolo sotto i costi di produzione: intervenga il governo!
Le quotazioni dell’olio extravergine di oliva in Spagna sono scese dai circa 4,50 euro al kg di gennaio a 3,35-3,50 euro in agosto. La Comunità dei Coltivatori e Allevatori di Almendralejo denuncia una crescente distanza tra prezzi e costi di produzione, chiede controlli più stringenti sulla filiera e invoca clausole specchio per le importazioni dai Paesi terzi
07 settembre 2026 | 16:40 | C. S.
La nuova campagna olearia si apre in Spagna con una crescente preoccupazione per la redditività delle aziende olivicole. A lanciare l’allarme è la Comunidad de Labradores y Ganaderos de Almendralejo (CLYGAL), secondo cui l’evoluzione dei prezzi dell’olio extravergine di oliva alla produzione sta aggravando la pressione economica sulle aziende, già alle prese con l’aumento dei costi di fertilizzanti, carburanti e manodopera.
L’organizzazione agricola chiede al Governo interventi per garantire che il prezzo riconosciuto agli olivicoltori consenta almeno di coprire i costi effettivamente sostenuti, in un mercato caratterizzato anche dall’aumento delle importazioni e dalla pressione sulle quotazioni.
Produzione inferiore alla domanda
Uno degli elementi sottolineati da CLYGAL riguarda il rapporto tra disponibilità produttiva e domanda complessiva. Secondo i dati citati dall’organizzazione, la Spagna avrebbe chiuso la campagna 2025/26 con una produzione di 1.298.503 tonnellate di olio di oliva, a fronte di una domanda stimata in circa 1,5 milioni di tonnellate, considerando sia il consumo interno sia le esportazioni.
Un differenziale che, secondo l’organizzazione agricola, dovrebbe sostenere le quotazioni del prodotto nazionale. La dinamica dei prezzi ha invece seguito una direzione opposta. I valori dell’olio extravergine di oliva in origine sarebbero passati da circa 4,50 euro/kg a gennaio a 3,35-3,50 euro/kg ad agosto.
Per CLYGAL, l’andamento dei prezzi non riflette quindi adeguatamente né la struttura dei costi delle aziende né il ruolo dell’olio spagnolo sui mercati nazionale e internazionale.
Costi di produzione in forte aumento
Il nodo centrale della denuncia riguarda il progressivo ampliamento della distanza tra costi e ricavi. CLYGAL richiama le stime dell’Asociación Española de Municipios del Olivo (AEMO), secondo cui il costo medio di produzione dell’olio di oliva è aumentato del 57% negli ultimi anni, soprattutto per effetto del rincaro dei principali fattori produttivi.
La situazione risulta particolarmente critica per l’olivicoltura tradizionale in asciutta, modello caratterizzato da rese produttive inferiori e da una maggiore incidenza dei costi unitari. Per questo segmento, CLYGAL stima un costo di produzione compreso tra 4,67 e 5,31 euro per chilogrammo di olio.
Con quotazioni all’origine inferiori a tali livelli, una parte delle aziende rischierebbe dunque di commercializzare il prodotto senza riuscire a recuperare integralmente i costi sostenuti.
La richiesta di controlli sulla filiera
Per affrontare la situazione, CLYGAL chiede al Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentación un’applicazione immediata e rigorosa della normativa sulla filiera agroalimentare.
Tra le richieste figura l’avvio di una campagna di controlli d’ufficio presso industrie e operatori acquirenti, accompagnata da un rafforzamento del sistema sanzionatorio nei casi in cui vengano concluse operazioni al di sotto del costo effettivo di produzione.
L’obiettivo è rafforzare la posizione contrattuale dell’agricoltore e impedire che la pressione sui margini venga trasferita prevalentemente sull’anello più debole della filiera.
Importazioni extra Ue nel mirino
A preoccupare il mondo agricolo spagnolo è anche la crescita delle importazioni di olio di oliva provenienti da Paesi terzi. Secondo i dati citati da CLYGAL, nel corso della campagna gli arrivi sarebbero aumentati dell’84%, raggiungendo circa 73.400 tonnellate all’inizio dell’estate. La previsione è di arrivare a circa 100.000 tonnellate a fine campagna.
L’organizzazione contesta le condizioni di concorrenza tra l’olio prodotto in Spagna e quello proveniente da Paesi esterni all’Unione europea. Da qui la richiesta di applicare requisiti equivalenti a quelli imposti ai produttori comunitari.
Il principio invocato è quello delle clausole specchio, attraverso le quali si punta a garantire reciprocità nelle condizioni di produzione e commercializzazione.
Clausole specchio anche per l’olio importato
Secondo CLYGAL, l’accesso al mercato europeo dovrebbe essere subordinato al rispetto di standard comparabili sotto il profilo sociale, ambientale e fitosanitario.
La richiesta riguarda sia l’olio extravergine di oliva sia le olive provenienti da Paesi terzi. L’obiettivo è evitare che gli agricoltori europei siano chiamati a rispettare requisiti produttivi sempre più stringenti mentre sul mercato comunitario possono arrivare prodotti ottenuti secondo standard differenti.
Per l’organizzazione, la questione assume particolare rilevanza nel caso spagnolo, considerato il peso del Paese nella produzione e nell’export mondiale di olio di oliva e la forte esposizione economica delle aree rurali all’andamento del comparto.
No alla riduzione della produzione come soluzione
CLYGAL esprime inoltre perplessità nei confronti della misura prospettata dal Governo per ritirare parte della produzione in presenza di raccolti particolarmente abbondanti.
Secondo l’organizzazione, una riduzione dell’offerta nazionale non sarebbe sufficiente ad affrontare le cause strutturali della crisi di redditività. In particolare, viene contestato il ricorso alla limitazione della produzione come principale strumento di riequilibrio del mercato in una fase nella quale continuano ad aumentare gli arrivi di prodotto dai Paesi terzi.
La strategia proposta dagli agricoltori punta invece sul controllo delle importazioni, sulla trasparenza delle informazioni al consumatore e sulla corretta indicazione dell’origine degli oli, soprattutto nel caso delle miscele.
La sfida per l’olivicoltura tradizionale
Al centro della posizione di CLYGAL c’è infine la sopravvivenza dell’olivicoltura tradizionale, un modello produttivo che, oltre alla funzione economica, svolge un ruolo importante nella conservazione del territorio rurale.
Per l’organizzazione, senza un miglioramento della redditività il rischio è quello di accelerare l’abbandono degli oliveti meno competitivi, soprattutto quelli in asciutta e caratterizzati da costi unitari più elevati.
La richiesta rivolta al Governo spagnolo è quindi quella di intervenire lungo tutta la catena del valore, dalla formazione del prezzo alla produzione fino alle condizioni di accesso al mercato per gli oli importati.
La questione non riguarda soltanto il livello delle quotazioni. Per CLYGAL, il vero nodo è garantire che il prezzo dell’olio consenta all’agricoltore di coprire i propri costi e mantenere economicamente sostenibile l’attività olivicola.
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