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La vera produzione di olive da tavola in Spagna potrebbe fermarsi a 542 mila tonnellate

La vera produzione di olive da tavola in Spagna potrebbe fermarsi a 542 mila tonnellate

Caldo, siccità e calibri insufficienti potrebbero ridurre del 15% il quantitativo effettivamente destinato all’industria della trasformazione delle olive da tavola. Particolarmente sotto pressione le varietà Manzanilla e Hojiblanca

08 settembre 2026 | 09:00 | C. S.

La Spagna potrebbe trovarsi davanti a una campagna dell’oliva da tavola decisamente meno abbondante di quanto suggeriscano le prime stime. Il secondo avanzamento dell’aforo commissionato da Interaceituna, l’Interprofessione dell’Oliva da Tavola, indica infatti una produzione potenziale di 638.490 tonnellate. Un dato che, secondo Asaja-Sevilla, non deve però essere interpretato come il quantitativo che arriverà effettivamente alle industrie di trasformazione.

Le condizioni climatiche delle prossime settimane saranno determinanti per stabilire quale sarà la produzione realmente disponibile per il mercato. L’abbondante piovosità registrata durante l’autunno e l’inverno aveva consentito di ricostituire le riserve idriche e favorito un buon sviluppo iniziale degli oliveti. Dalla fine di febbraio, tuttavia, le precipitazioni sono state molto scarse e il susseguirsi di episodi di caldo estremo ha progressivamente peggiorato le condizioni delle coltivazioni.

Il caldo mette a rischio la produzione

Secondo l’organizzazione agricola, sono già numerose le parcelle nelle quali si osservano sintomi di stress idrico e di disseccamento. Il fenomeno interessa soprattutto gli oliveti in asciutta, quelli sottoposti a irrigazione deficitaria e gli impianti caratterizzati da una forte carica produttiva.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di olive, ma soprattutto la loro capacità di raggiungere i calibri richiesti dal mercato della tavola. In assenza di precipitazioni nelle prossime settimane, una parte dei frutti potrebbe infatti non raggiungere le dimensioni necessarie per essere destinata al verdeo e finire quindi alla molitura.

Una dinamica che potrebbe modificare sensibilmente il dato dell’aforo: le 638.490 tonnellate rappresentano infatti il potenziale produttivo presente in campo, mentre la quantità effettivamente raccolta per l’industria dipenderà dall’evoluzione delle condizioni agronomiche e dai requisiti commerciali richiesti dalle industrie.

Manzanilla e Hojiblanca sotto osservazione

Particolarmente delicata appare la situazione della Manzanilla, una delle principali varietà spagnole destinate all’oliva da tavola. Una parte consistente dei frutti, secondo Asaja-Sevilla, non avrebbe ancora raggiunto i calibri necessari per la lavorazione.

Anche la Hojiblanca mostra segnali di sofferenza. In alcune parcelle sono già comparsi i primi sintomi di asurado, fenomeno associato alle condizioni di forte caldo e stress idrico che può compromettere l’idoneità delle olive alla trasformazione per il mercato da tavola.

Produzione reale a 542mila tonnellate?

Il passaggio più significativo dell’analisi di Asaja-Sevilla riguarda la possibile distanza tra il potenziale produttivo e il raccolto effettivo. Se l’ondata di calore prevista per questa settimana dovesse confermarsi e le piogge continuassero a tardare, i servizi tecnici dell’organizzazione stimano una possibile riduzione del 15% della produzione destinabile al mercato della tavola.

In questo scenario, dalle 638.490 tonnellate dell’aforo si scenderebbe a circa 542.000 tonnellate, con una perdita potenziale di quasi 96.500 tonnellate.

Il dato evidenzia quanto sia ancora prematuro considerare chiusa la partita produttiva. La fase di accrescimento dei frutti è infatti ancora condizionata dall’andamento meteorologico e, soprattutto, dalla disponibilità idrica.

Scorte iniziali nella media del quinquennio

A complicare ulteriormente il quadro c’è il livello delle scorte con cui la Spagna si appresta ad affrontare la nuova campagna. Secondo Asaja-Sevilla, gli stock iniziali sono sostanzialmente in linea con quelli degli ultimi cinque anni.

Questo significa che una produzione potenzialmente elevata non si tradurrebbe automaticamente in un surplus di prodotto. Per soddisfare le esigenze dell’industria e rispettare gli impegni commerciali sui mercati nazionale e internazionale sarà comunque necessario disporre di grandi quantità di olive.

Secondo l’organizzazione agricola, le disponibilità effettive di industriali e confezionatori potrebbero quindi rimanere complessivamente nella fascia osservata negli ultimi cinque anni, nonostante l’apparente abbondanza evidenziata dall’aforo.

Settembre decisivo per la campagna

La parola passa ora al clima. L’evoluzione meteorologica di settembre e ottobre, insieme allo stato di idratazione dei frutti e ai requisiti di calibro fissati dalle industrie, determinerà la quantità di olive che potrà essere effettivamente destinata al mercato della tavola.

Per Asaja-Sevilla, quindi, è necessario adottare prudenza nell’interpretazione dei dati dell’aforo. Le 638.490 tonnellate fotografano una situazione potenziale, ma non rappresentano ancora la produzione commerciale definitiva.

Se arriveranno piogge sufficienti, una parte delle olive potrebbe recuperare condizioni vegetative e calibro. Se invece il caldo continuerà a dominare e le precipitazioni resteranno assenti, il passaggio da 638mila a circa 542mila tonnellate potrebbe diventare uno scenario concreto.

La nuova campagna dell’oliva da tavola spagnola, dunque, resta ancora largamente aperta: la quantità di olive sugli alberi è importante, ma sarà il clima delle prossime settimane a decidere quante potranno davvero essere raccolte e vendute come olive da tavola.

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