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Olio di oliva tunisino, raccolto in forte calo nel 2026-2027: produzione stimata a 300 mila tonnellate
La Chambre nationale des producteurs d’olives prevede un calo del 40% rispetto alle 500 mila tonnellate della campagna precedente. Alla base della contrazione ci sarebbe soprattutto il ritorno dell’alternanza biennale dell’olivo. Ma prezzi internazionali più sostenuti potrebbero contenere l’impatto sui ricavi della filiera
09 settembre 2026 | 11:00 | C. S.
La produzione tunisina di olio di oliva potrebbe subire una brusca contrazione nella campagna 2026-2027. Secondo la Chambre nationale des producteurs d’olives, la prossima raccolta dovrebbe attestarsi intorno alle 300 mila tonnellate, contro le circa 500 mila tonnellate stimate per la campagna 2025-2026.
La previsione, illustrata dalla presidente dell’organizzazione professionale, Najah Saïdi Hamed, indica quindi una riduzione di circa 200 mila tonnellate, pari al 40% su base annua. Si tratta, tuttavia, di una stima preliminare: il dato definitivo dipenderà dall'andamento della raccolta e dalle effettive rese delle olive.
Dopo una campagna eccezionale torna l’alternanza produttiva
La contrazione prevista non sarebbe riconducibile esclusivamente alle condizioni meteorologiche. Saïdi Hamed ha infatti richiamato soprattutto il fenomeno dell’alternanza biennale, caratteristico dell’olivo e particolarmente evidente dopo annate di produzione molto elevata.
Il meccanismo fisiologico porta frequentemente l’albero a una forte produzione seguita da una stagione di scarica, anche se l’intensità dell’alternanza può essere influenzata dalle condizioni climatiche e dalle tecniche agronomiche.
La campagna 2025-2026 è stata particolarmente favorevole per la Tunisia, con una produzione stimata in circa 500 mila tonnellate. Il ridimensionamento atteso per il 2026-2027 rappresenterebbe quindi, almeno in parte, un ritorno verso livelli produttivi più normali dopo un’annata eccezionale.
Produzione in calo, ma i ricavi potrebbero tenere
La diminuzione dei volumi non dovrebbe necessariamente tradursi in una contrazione proporzionale dei ricavi. Secondo la presidente della Chambre nationale des producteurs d’olives, prezzi internazionali più favorevoli potrebbero compensare almeno parzialmente il calo produttivo.
La variabile prezzo sarà quindi determinante. Con 300 mila tonnellate disponibili, la Tunisia avrebbe infatti meno prodotto da collocare sui mercati internazionali, ma potrebbe beneficiare di quotazioni più elevate per l’olio di oliva.
L’effettivo risultato economico della campagna dipenderà comunque da tre fattori: produzione reale, prezzi di vendita e capacità di esportazione. Una maggiore quotazione media dell’olio potrebbe sostenere il valore complessivo delle esportazioni anche in presenza di una sensibile riduzione dei quantitativi.
Export in forte crescita nella campagna 2025-2026
Il punto di partenza del nuovo scenario è una campagna 2025-2026 che ha registrato una forte accelerazione dell’export.
Nei primi nove mesi della stagione, fino alla fine di luglio 2026, la Tunisia ha esportato circa 368 mila tonnellate di olio di oliva, contro le 236.900 tonnellate dello stesso periodo della campagna precedente. L'incremento è stato quindi del 55,3%.
Ancora più significativo il valore economico delle vendite oltreconfine: nello stesso periodo le esportazioni hanno generato circa 4,605 miliardi di dinari tunisini.
Il bilancio definitivo della campagna 2025-2026 non è ancora disponibile, ma i dati dei primi nove mesi confermano la particolare disponibilità di prodotto che ha caratterizzato l’annata.
Il vero nodo è aumentare il valore di ogni tonnellata
La nuova campagna potrebbe riportare in primo piano una questione strategica per il settore oleicolo tunisino: non soltanto quanto olio produrre, ma quanto valore riuscire a estrarre da ogni tonnellata.
La Tunisia è ormai un importante esportatore mondiale di olio di oliva, ma una quota significativa del prodotto continua a essere commercializzata come olio sfuso. Questo modello consente di collocare rapidamente grandi quantitativi sui mercati internazionali, ma limita la quota di valore aggiunto che rimane all’interno del Paese.
L’aumento delle esportazioni di olio confezionato rappresenta invece un segnale nella direzione opposta, perché consente di valorizzare maggiormente origine, qualità, confezionamento e identità del prodotto tunisino.
Meno prodotto può spingere la strategia verso la qualità
La campagna 2026-2027 potrebbe dunque rappresentare un passaggio importante per la filiera tunisina. Con una disponibilità di olio stimata in circa 300 mila tonnellate, la pressione sulla quantità potrebbe lasciare maggiore spazio alle strategie di valorizzazione.
Per il settore, la sfida sarà trasformare una minore disponibilità produttiva in una maggiore capacità di remunerazione, puntando sui mercati a più alto valore aggiunto, sul prodotto confezionato e sulla riconoscibilità dell’olio tunisino.
Il calo previsto del 40% non va quindi letto soltanto come un dato negativo. Se le quotazioni internazionali resteranno sostenute e la filiera riuscirà ad aumentare il valore medio delle proprie esportazioni, una campagna meno abbondante potrebbe comunque garantire ricavi relativamente elevati.
Resta però una condizione fondamentale: che la Tunisia riesca progressivamente a spostare il baricentro dalle grandi quantità vendute sfuse alla costruzione di maggiore valore commerciale direttamente all’origine.
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