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Importazioni di olio di oliva dalla Tunisia: le organizzazioni agricole andaluse chiedono la sospensione del TPA
COAG e UPA Andalusia sostengono la richiesta della Giunta regionale di bloccare il perfezionamento attivo per l’olio d’oliva, denunciando distorsioni del mercato e pressioni al ribasso sui prezzi all’origine. Le organizzazioni chiedono ora l’intervento del Governo spagnolo e della Commissione Europea
09 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
Le organizzazioni agricole COAG e UPA Andalusia hanno dato il loro sostegno alla richiesta avanzata dalla Giunta regionale andalusa di sospendere il regime di perfezionamento attivo (TPA) applicato all’olio d’oliva. La petizione, che sarà ora trasmessa al Governo spagnolo perché la inoltri alla Commissione Europea, mira a ottenere da Bruxelles l’autorizzazione alla paralizzazione di questo meccanismo doganale.
La mobilitazione arriva in un momento di crescente pressione sul mercato comunitario, a causa dell’aumento degli ingressi di olio d’oliva proveniente dalla Tunisia proprio attraverso il regime di perfezionamento attivo. Secondo le organizzazioni agricole, questa situazione sta generando una vera e propria distorsione del mercato europeo, contribuendo a comprimere i prezzi all’origine in Spagna e mettendo a rischio la sostenibilità economica di molte aziende.
Già nei giorni scorsi, come anticipato dal portale Olimerca, il consigliere per l’Agricoltura, la Pesca, l’Acqua e lo Sviluppo Rurale della Giunta andalusa, Ramón Fernández-Pacheco, aveva inviato una richiesta scritta al Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Alimentazione affinché venga sollevata la questione davanti alla Commissione Europea. La Giunta ritiene che l’applicazione del TPA all’olio d’oliva sollevi più di un dubbio, poiché l’olio extravergine importato non subisce una trasformazione sostanziale, ma viene sottoposto a operazioni di base che non ne modificano la natura né le prestazioni tecniche.
Un regime contestato da quasi un decennio
Per COAG Andalusia, questa rivendicazione arriva dopo quasi dieci anni di denunce. Il segretario generale dell’organizzazione, Juan Luis Ávila, ha ricordato come da tempo si segnali il problema delle importazioni tunisine, che a suo avviso generano una concorrenza squilibrata nei confronti dell’olio prodotto sia in Spagna che nel resto dell’Unione Europea.
Ávila ha accolto con favore il fatto che la Giunta regionale riconosca esplicitamente l’esistenza di una “grave distorsione del mercato” legata agli arrivi da Paesi terzi, e ha sollecitato il ministro dell’Agricoltura, Luis Planas, a farsi portavoce di questa istanza a Bruxelles. La stessa organizzazione ha sottolineato che il problema delle importazioni tunisine è stato già citato dalla Commissione Europea nel suo rapporto Prospettive a breve termine per i mercati agricoli dell’UE nel 2026, pubblicato lo scorso luglio.
UPA: “Servono prezzi che garantiscano la redditività”
Anche da UPA Andalusia arriva un pieno sostegno alla richiesta di sospensione. Il segretario generale, Jesús Cózar, ha definito la misura “necessaria e attesa” dal settore, sottolineando che l’aumento costante degli arrivi di olio da Paesi terzi, in particolare dalla Tunisia, sta contribuendo in modo determinante alla caduta dei prezzi all’origine in Spagna. L’organizzazione confida che il blocco del regime possa contribuire a riequilibrare il mercato e favorire un recupero delle quotazioni.
UPA ha inoltre indicato in circa 5 euro al chilogrammo il livello di prezzo minimo che consentirebbe di garantire la redditività di buona parte delle aziende agricole familiari e tradizionali dell’Andalusia e del resto della Spagna. Cózar ha inoltre messo in discussione la legittimità di consentire l’ingresso di olio da Paesi esterni all’UE in un momento in cui esiste ancora produzione nazionale e comunitaria disponibile, chiedendo un controllo più rigoroso su questi flussi commerciali.
L’obiettivo: tutelare l’oliveto tradizionale
La mobilitazione delle organizzazioni agricole si inserisce in un quadro di preoccupazione più ampio per la sopravvivenza economica dell’oliveto tradizionale, particolarmente esposto a costi di produzione elevati e a una struttura produttiva che fatica a competere con modelli di coltivazione più intensivi.
Per UPA, ogni intervento volto a correggere le distorsioni del commercio deve avere come obiettivo primario quello di consentire al produttore di coprire almeno i costi di produzione e di ottenere un giusto compenso per il proprio lavoro. COAG, dal canto suo, ritiene che la sospensione del perfezionamento attivo debba essere solo un tassello di una strategia più ampia, finalizzata a evitare che le importazioni preferenziali da Paesi terzi finiscano per condizionare la formazione dei prezzi dell’olio d’oliva sull’intero mercato europeo.
Ora la palla passa al Governo spagnolo e alla Commissione Europea, chiamati a decidere se accogliere la richiesta andalusa e modificare l’attuale regime di ingresso dell’olio tunisino. Per le organizzazioni agricole, l’obiettivo è chiaro: impedire che le importazioni continuino a esercitare pressioni al ribasso sui prezzi e garantire condizioni di mercato che consentano di preservare la redditività e il futuro dell’olivicoltura tradizionale.
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