Mondo
Sempre più Spagna e meno Italia per l'olio di oliva tunisino
Le esportazioni di olio d’oliva della Tunisia raggiungono 368 mila tonnellate nei primi nove mesi della campagna 2025-2026, con ricavi per circa 1,4 miliardi di euro. L’Ue assorbe il 57,1% dei volumi, con Spagna e Italia principali destinazioni
26 agosto 2026 | 09:00 | C. S.
Le esportazioni tunisine di olio d’oliva accelerano nella campagna 2025-2026. Nei primi nove mesi della stagione, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura (Onagri), il Paese nordafricano ha esportato 368 mila tonnellate, rispetto alle 236.900 tonnellate dello stesso periodo della campagna precedente. L’incremento è del 55,3%.
La crescita dei volumi si accompagna a un aumento dei ricavi, che hanno raggiunto circa 1,4 miliardi di euro, il 44,4% in più rispetto allo stesso periodo della stagione precedente. L’incremento del fatturato è tuttavia inferiore a quello delle quantità, riflettendo il ridimensionamento delle quotazioni internazionali dell’olio d’oliva rispetto ai picchi registrati negli anni scorsi e, contemporaneamente, l’abbondante produzione tunisina della campagna in corso.
A luglio il prezzo medio all’esportazione dell’olio tunisino ha comunque segnato un recupero dell’1,4% rispetto allo stesso mese del 2025.
L’extravergine rappresenta l’83,6% dell’export
L’olio extravergine di oliva costituisce la parte largamente maggioritaria delle esportazioni tunisine, con una quota dell’83,6% dei volumi complessivi.
Il prodotto tunisino è stato commercializzato in oltre 70 Paesi, confermando la forte vocazione internazionale del comparto. L’Unione europea si conferma il principale mercato di sbocco, assorbendo il 57,1% delle quantità esportate, davanti al Nord America e all’Asia.
Tra i Paesi europei, la Spagna è la principale destinazione, con il 32,1% dell’export complessivo tunisino, mentre l’Italia segue con una quota del 20%. Due mercati che rivestono quindi un ruolo centrale nell’assorbimento dell’olio tunisino e nelle successive dinamiche di trasformazione e commercializzazione.
Il peso dell’olio sfuso resta elevato
Nonostante la crescita dell’export, la struttura delle vendite continua a evidenziare una forte dipendenza dal prodotto sfuso. L’olio commercializzato in vrac genera infatti l’81,4% dei ricavi, mentre quello confezionato rappresenta appena il 18,6% del valore complessivo.
È uno degli aspetti più rilevanti per la competitività della filiera tunisina. Una quota significativa dell’olio viene infatti venduta come materia prima e può essere successivamente imbottigliata e commercializzata sui mercati internazionali con marchi non tunisini.
La conseguenza è una minore capacità della Tunisia di trattenere nel Paese il valore aggiunto generato dalle fasi finali della filiera, dal confezionamento al marketing fino alla distribuzione. L’aumento della quota di prodotto confezionato e venduto con marchi tunisini rappresenta quindi una delle principali opportunità di sviluppo per il settore.
Il biologico vale 204 milioni di euro
Buone performance arrivano anche dall’olio biologico. Nei primi nove mesi della campagna sono state esportate 51.200 tonnellate, per un valore di circa 204 milioni di euro.
Il biologico consolida così il proprio ruolo all’interno dell’export tunisino, sostenuto dalla domanda internazionale di prodotti certificati e dalla disponibilità di una significativa base produttiva.
La Tunisia si conferma dunque uno dei principali fornitori di olio d’oliva sui mercati mondiali, con volumi in forte crescita nella campagna in corso. La sfida, per il comparto, sarà ora trasformare la maggiore disponibilità di prodotto in una crescita strutturale del valore generato dalla filiera, riducendo la dipendenza dalle vendite sfuse e aumentando la presenza del prodotto confezionato e a maggiore valore aggiunto.
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