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Le cooperative andaluse dicono no alla vendita di Deoleo a Coricelli
La federazione delle cooperative agroalimentari sostiene l'offerta di Dcoop e lancia l'allarme: il controllo di Coricelli potrebbe favorire le importazioni di olio da paesi terzi, penalizzando la produzione nazionale
27 agosto 2026 | 09:00 | C. S.
Le Cooperative Agroalimentari dell'Andalusia hanno sollevato un forte allarme riguardo alla vendita di Deoleo, il gigante spagnolo dell'olio d'oliva che controlla marchi storici come Carbonell e Hojiblanca, al gruppo italiano Pietro Coricelli. La federazione ha fatto appello al recente veto governativo sull'acquisizione della ferroviaria Talgo per chiedere all'esecutivo centrale di intervenire, invocando ragioni di interesse nazionale.
Il direttore generale della federazione, Jaime Martínez-Conradi, in un colloquio con Economía Digital, ha difeso la necessità di guardare oltre la dimensione puramente aziendale della vicenda, inquadrandola in un contesto geopolitico e commerciale più ampio.
Il timore delle importazioni di massa
Uno degli argomenti principali portati all'attenzione del Governo è il rischio concreto che il controllo estero di marchi emblematici apra le porte a un'importazione massiccia di materia prima proveniente da fuori dall'Unione Europea. «Il fatto che Deoleo venga acquisita da un'azienda non cooperativizzata – ha spiegato Martínez-Conradi – si tradurrà molto probabilmente in un incremento delle importazioni a favore di produzioni di paesi terzi».
La federazione ha messo in guardia contro la minaccia rappresentata da paesi produttori emergenti come Tunisia, Turchia e Marocco, che non sono soggetti agli stessi dazi commerciali della Spagna. Un acquirente estraneo al tessuto produttivo nazionale, secondo la federazione, cercherebbe inevitabilmente di abbattere i costi importando olio straniero da confezionare sotto i marchi di Deoleo.
Sostegno alla proposta di Dcoop
Di fronte a questo scenario, la patronale andalusa ha chiuso le righe attorno alla proposta economica di Dcoop, la cooperativa nazionale. «Con tutta certezza – ha affermato Martínez-Conradi – Dcoop saprà curare molto meglio la catena del valore, dal produttore al consumatore, rispetto a un'azienda che ha, logicamente, l'interesse di comprare a basso costo».
L'esempio del "scudo anti-opa" di Talgo
Per giustificare un possibile intervento di Moncloa, la federazione ha richiamato il precedente del blocco, avvenuto nel 2024, all'acquisizione di Talgo da parte del consorzio ungherese Ganz-MaVag, quando il Governo spagnolo negò l'autorizzazione invocando la sicurezza nazionale.
«Lo Stato deve valutare l'interesse nazionale che questa operazione imprenditoriale rappresenta – ha sottolineato il direttore generale –. Senza voler equiparare due settori diversi, l'olio d'oliva merita anch'esso una riflessione di questa natura».
Il quaderno di vendita, predisposto dai fondi CVC e Alchemy – che detengono rispettivamente il 50,9% e il 40,3% di Deoleo – prevede attualmente tre offerte principali in fase finale: oltre alle andaluse Dcoop e Acesur, spicca la controfferta di Coricelli, stimata in 500 milioni di euro. La federazione, tuttavia, ha invitato alla cautela: «C'è ancora tempo per negoziare», ha dichiarato Martínez-Conradi.
Il valore del modello cooperativo
Per l'organizzazione, il modello cooperativo offre una garanzia di stabilità strutturale che né i fondi né i competitor internazionali possono assicurare in caso di acquisizione di Deoleo. «Una cooperativa non è semplicemente un'altra forma giuridica di impresa», ha ribadito il direttore generale.
La federazione sostiene che un'eventuale vittoria di Dcoop garantirebbe il radicamento dell'industria agroalimentare in Spagna, in controtendenza rispetto all'incertezza di una gestione estera. «Il modello cooperativo non si delocalizzerà – hanno affermato –. E non delocalizzare significa che continueremo ad avere agricoltori e uliveti».
La strategia per il futuro del settore
Questo posizionamento si inserisce in un contesto in cui l'Andalusia concentra tre quarti della produzione nazionale di olio d'oliva, e dove 7 chili su 10 di olio andaluso vengono già commercializzati attraverso il modello cooperativo.
L'organizzazione ha insistito sulla necessità che la Spagna non si limiti a estrarre la materia prima, ma ambisca a «guidare la commercializzazione, i marchi e il rapporto con il consumatore».
A sostegno di questa strategia, Cooperative Agroalimentari ha citato i modelli di successo di altre grandi aziende andaluse che hanno scelto l'integrazione verticale: Agrosevilla (che esporta il 90% della produzione dopo aver acquisito Comercial Rioverde), il Gruppo Unica nel settore ortofrutticolo, e COVAP, che ha superato il miliardo di euro di fatturato annuo grazie a filiali lattiero-casearie e reti commerciali negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
L'obiettivo finale, ha concluso la federazione, è «concentrare l'offerta, integrare le strutture, investire, internazionalizzarsi e creare marchi», per guadagnare volume e potere negoziale. «Non possiamo avere migliaia di produttori che vendono contro un numero sempre minore di grandi acquirenti», ha sottolineato Martínez-Conradi.
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