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Export greco di olio d’oliva in caduta: -18,5% nel primo semestre
Le vendite all’estero scendono a 455,6 milioni di dollari. A giugno il calo raggiunge il 21,6%, mentre l’export complessivo della Grecia cresce del 26,3%. Per gli operatori è il segnale di una crisi che potrebbe avere natura strutturale
16 agosto 2026 | 10:00 | C. S.
Le esportazioni greche di olio d’oliva continuano a perdere terreno sui mercati internazionali. Nei primi sei mesi del 2026 il valore dell’export è sceso del 18,5%, passando da 559,2 a 455,6 milioni di dollari. Una contrazione che si è ulteriormente accentuata a giugno, quando le esportazioni hanno registrato una flessione del 21,6% rispetto allo stesso mese del 2025.
Per gli operatori della filiera il dato non rappresenta una sorpresa. Produttori, frantoi, commercianti, confezionatori ed esportatori seguono infatti da mesi una situazione di mercato caratterizzata da una progressiva perdita di valore e da una crescente pressione sulla competitività del prodotto greco.
Il contrasto con l’export nazionale
A rendere ancora più significativo il dato è il confronto con l’andamento complessivo del commercio estero della Grecia. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni totali sono aumentate del 26,3%, mentre le importazioni hanno registrato una crescita del 6,5%. Il risultato è stata una riduzione del deficit commerciale del 18,1%.
L’olio d’oliva si muove dunque in direzione opposta rispetto alla tendenza generale dell’export greco. Un contrasto che solleva interrogativi sulla capacità della filiera di mantenere le proprie posizioni sui mercati internazionali e, soprattutto, di generare maggiore valore aggiunto.
Il presidente del Panhellenic Exporters Association e dell’Associazione degli esportatori di Creta, Alkiviadis Kalampokis, ha sottolineato come alcuni numeri non si limitino a descrivere una particolare congiuntura, ma possano rivelare «un cambiamento di paradigma».
Materie prime in forte crescita
A rafforzare questa interpretazione è anche la composizione dell’interscambio. La maggiore crescita delle esportazioni greche riguarda infatti le materie prime, aumentate del 69,3%.
Il dato apre una questione strategica per il comparto oleario. La Grecia dispone di una produzione di elevata qualità e di una forte identità territoriale, ma continua a confrontarsi con la difficoltà di trasformare questa dotazione in maggiore valore commerciale attraverso confezionamento, branding e vendita diretta sui mercati internazionali.
La contrazione dell’export potrebbe quindi essere letta non soltanto come conseguenza di una fase negativa dei prezzi, ma come il possibile segnale di una più ampia perdita di competitività.
La preoccupazione della filiera
Produttori, frantoiani, commercianti, confezionatori ed esportatori chiedono da tempo una maggiore attenzione alle prospettive del comparto. La questione non riguarda soltanto la fotografia statistica del momento, ma la capacità dell’intera filiera di affrontare il prossimo futuro.
Particolarmente significativo è il confronto con Italia e Spagna, dove la competitività dell’olio d’oliva, l’andamento dei prezzi, i costi di produzione e le strategie di mercato sono al centro di un confronto pubblico tra istituzioni e operatori.
In Grecia, invece, secondo le organizzazioni della filiera, manca ancora un dibattito altrettanto strutturato sulle prospettive dell’olio d’oliva, nonostante il peso economico e sociale del comparto.
Il mercato americano sotto osservazione
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda gli Stati Uniti. La recente modifica dei dazi americani ha infatti alterato gli equilibri competitivi tra i diversi Paesi fornitori e potrebbe penalizzare maggiormente alcune origini rispetto ad altre.
Per la Grecia il rischio è di perdere ulteriore competitività proprio su uno dei mercati internazionali più importanti. La nuova struttura tariffaria potrebbe infatti favorire Paesi concorrenti, tra cui la Tunisia, modificando le scelte degli importatori statunitensi.
La domanda, a questo punto, è se il crollo delle esportazioni greche di olio d’oliva rappresenti soltanto l’effetto di una fase congiunturale oppure il sintomo di un cambiamento strutturale. I numeri del primo semestre 2026 sembrano suggerire che la questione non possa più essere rinviata: la competitività dell’olio greco richiede una strategia di filiera e un confronto pubblico sul futuro del settore.
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