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L’olivo guarda all’Asia Centrale: Uzbekistan e Kazakistan puntano alla nascita di una nuova filiera

L’olivo guarda all’Asia Centrale: Uzbekistan e Kazakistan puntano alla nascita di una nuova filiera

Dagli accordi internazionali agli investimenti privati, cresce l’interesse per la coltivazione dell’olivo in una regione oggi fortemente dipendente dalle importazioni ma adatta alla produzione di olio di oliva

27 luglio 2026 | 10:00 | Giosetta Ciuffa

Largo all’olio in Asia Centrale, un mercato caratterizzato da una forte dipendenza dalle importazioni, nel quale dal 2020 in avanti Kazakistan e Uzbekistan si sono affermati come i principali consumatori e importatori della regione. Quest’ultimo, dall’adesione nel 2021 al Consiglio oleicolo internazionale, si è avvicinato alla filiera olivicola internazionale e neanche un mese fa è stata annunciata una collaborazione con istituzioni e operatori privati georgiani. Il ministero dell’Agricoltura dell’Uzbekistan e la georgiana Global Olive Corporation (GOC) infatti, durante la visita di Stato del presidente Shavkat Mirziyoyev in Georgia, hanno firmato un memorandum per ampliare la coltivazione dell’olivo nel Paese con l’obiettivo di raggiungere 2.000 ettari di oliveti entro il 2030, creare impianti moderni per la trasformazione delle olive e la produzione di olio e introdurre tecnologie agricole avanzate.

Un primo progetto operativo tra Uzbekistan e Georgia risale al 2025, quando il ministero dell’Agricoltura uzbeko ha comunicato l’accordo di collaborazione sottoscritto tra l’istituto di ricerca in Orticoltura, Viticoltura ed Enologia intitolato all’accademico Mahmud Mirzaev - uno dei principali enti scientifici agricoli (Scientific Research Institute of Horticulture, Viticulture and Winemaking) appartenente alla galassia del National Center for Knowledge and Innovation in Agriculture - e la georgiana Global Olive Corporation, nell’ambito del quale sono state introdotte in Uzbekistan 4.200 piantine di olivo messe a dimora presso la stazione scientifico-sperimentale di Bandixon (regione di Surxondaryo). La cultivar scelta è la Gemlik, originaria dell’omonimo distretto nella provincia di Bursa nel nord-ovest della Turchia: varietà molto diffusa e apprezzata sia per la produzione di olio che come oliva nera da mensa. Per il ministero dell’Agricoltura uzbeko questa iniziativa rappresentava un primo passo verso lo sviluppo della coltivazione industriale dell’olivo. Secondo il comunicato ministeriale, l’accordo prevedeva attività di ricerca sulla gestione degli oliveti, scambio di specialisti e trasferimento di competenze per incrementare la produttività. Tra gli obiettivi di medio periodo figurano inoltre l’espansione delle superfici coltivate a olivo, la realizzazione di impianti di trasformazione e lo sviluppo di una filiera olivicola integrata.

Global Olive Corporation è legata all’imprenditore Georgiy Svanidze, già presidente del Consiglio dei membri del COI per due mandati (2020 e 2021), in rappresentanza della Georgia: il comunicato ufficiale IOC all’epoca lo definiva personaggio pubblico, mecenate e consulente del ministro della Protezione ambientale e dell’Agricoltura georgiano. La sua attività nel settore è collegata allo sviluppo di progetti olivicoli in Georgia attraverso Georgian Olive Corporation, progetto agricolo con impianti, vivaio e frantoio (dichiarano 1.500 ettari e 820.000 piante), dedicato alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di olio e olive da mensa con il brand Svanidze Olive a Mashnaari, villaggio della regione di Kaxeti (Cachezia), nella municipalità di Sighnaghi, nell’area della valle di Alazani, una delle principali aree vitivinicole del Paese (e qui si trova anche la l’azienda vitivinicola Château Svanidze). Dotato di sistemi di produzione tedeschi e italiani, il frantoio è stato inaugurato nell’ottobre scorso a Dedoplistskaro, nella zona di Taribana: si tratta del più grande impianto di lavorazione (fino a 150 tonnellate di olive al giorno). Svanidze Olive Factory, che si estende su una superficie di 2.400 metri quadrati, impiega circa 30 dipendenti, con un aumento dell’organico fino a 150 unità durante e dopo la raccolta. Lo stabilimento produce olio e olive con l’intenzione di avviare l’esportazione nel prossimo futuro. Con l’occasione sono stati piantati 108 ettari di oliveti e si prevede che questa superficie superi i 300 ettari. 

A capo di tutto questo c’è Capital Partners of Georgia (CPG), con sede a Tbilisi, holding di investimento e società di consulenza fondata nel 2008 da George Svanidze e Mark Haynes Daniell, attiva nel real estate, nell’hospitality, nel wellness, nell’agricoltura. Per non confondersi, vista la somiglianza nei nomi finora menzionati, si può vedere CPG come una holding tra i cui progetti annovera Georgian Olive Corporation/Svanidze Olive, per i quali Global Olive Corporation sembra più essere una piattaforma finalizzata all’internazionalizzazione: quella che appunto ha siglato l’accordo con l’Uzbekistan. Tra gli obiettivi dichiarati da Global Olive Corporation figura anche l’applicazione di strumenti tecnologici al settore agricolo attraverso tokenizzazione degli alberi di olivo: collegare asset agricoli (gli alberi) e produzione agricola a un modello digitale basato su blockchain. Un’iniziativa distinta rispetto ai progetti agricoli sviluppati in Uzbekistan e Kazakistan, che riguardano invece la realizzazione degli impianti, la sperimentazione agronomica e lo sviluppo della produzione olivicola. Nelle regioni kazake di Turkestan, Mangistau e Zhetysu, in seguito a un analogo accordo del 2023 con Svanidze, erano stati infatti piantati 6.000 giovani olivi e poi ancora ulteriori da Spagna e Turchia, puntando nel 2025 a 100 ettari, al fine di un raccolto di 150mila tonnellate di olive all’anno dalle quali l’obiettivo di produzione si aggirava intorno alle 30mila tonnellate di olio.

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