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Al via la raccolta delle olive a Malaga: produzione media, ma frutti di buon calibro
La campagna 2026/27 della DOP Aceituna Aloreña de Málaga è iniziata ufficialmente ad Alhaurín el Grande. Le prime valutazioni indicano una produzione nella media, accompagnata da un buon calibro dei frutti e da una bassa incidenza delle punture di mosca
21 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
Ad Alhaurín el Grande, nella zona della Valle del Guadalhorce, sono arrivate le prime olive destinate alla trasformazione. L'avvio della raccolta consente di verificare direttamente le condizioni dei frutti e conferma, secondo le prime stime, una campagna quantitativamente nella media.
Il dato più incoraggiante riguarda però la qualità della materia prima. Le olive presentano un buon calibro e, almeno nelle prime fasi, una scarsa presenza di punture, un elemento particolarmente importante per una varietà destinata alla produzione di olive da tavola.
L'area di produzione della DOP Aceituna Aloreña de Málaga comprende diversi comuni della provincia di Málaga, tra cui Alhaurín el Grande, Álora, Casarabonela, Monda, Guaro, Pizarra e Yunquera. In questo territorio l'olivicoltura rappresenta un'attività strettamente legata al paesaggio e all'economia rurale.
Una raccolta ancora rigorosamente manuale
Uno degli elementi distintivi dell'Aloreña de Málaga è il sistema tradizionale di raccolta, denominato “ordeño”, cioè mungitura.
Le olive vengono raccolte interamente a mano, con particolare attenzione a evitare urti e lesioni. I frutti vengono depositati in canestri rivestiti di tela di sacco, secchi o nei tradizionali “macacos”. Una gestione delicata è fondamentale perché l'Aloreña è un'oliva particolarmente sensibile ai danneggiamenti.
La conformazione spesso accidentata degli oliveti rende inoltre difficile una significativa meccanizzazione della raccolta. Questo rappresenta un elemento di valore sul piano della tradizione e della tipicità, ma determina anche costi di raccolta superiori rispetto alle varietà e agli impianti nei quali è possibile ricorrere maggiormente alla meccanizzazione.
Dall'oliveto all'impianto di trasformazione
Dopo la raccolta, le olive vengono trasportate agli stabilimenti di elaborazione in cassette aerate, così da favorire la conservazione del frutto e limitare i fenomeni di deterioramento.
In azienda avviene innanzitutto la selezione per calibro. Le olive appartenenti alle categorie Extra e Prima vengono quindi destinate alle successive operazioni di condimento e confezionamento previste dal disciplinare della DOP.
È proprio la combinazione tra caratteristiche varietali, ambiente di produzione e metodo tradizionale di elaborazione a determinare il profilo distintivo dell'Aloreña de Málaga rispetto alle altre olive da tavola.
La certificazione garantisce la tracciabilità
Il sistema di produzione è sottoposto ai controlli del Consiglio regolatore della DOP Aceituna Aloreña de Málaga, che verifica il rispetto dei requisiti previsti dalla denominazione lungo la filiera, dalle condizioni di coltivazione e raccolta fino alla trasformazione e al confezionamento.
Le olive che superano i controlli ricevono la relativa fascetta di qualità, che identifica il prodotto certificato e ne garantisce l'appartenenza alla denominazione di origine protetta.
La certificazione svolge quindi una funzione importante non soltanto sul piano della tutela del consumatore, ma anche nella valorizzazione economica di un sistema produttivo fortemente legato al territorio.
Una campagna che parte con buone prospettive qualitative
Le prime indicazioni per la campagna 2026/27 parlano dunque di una produzione media, ma con caratteristiche qualitative promettenti. Il buon calibro e la limitata incidenza delle punture rilevata finora rappresentano segnali positivi per una filiera che basa gran parte del proprio valore sulla qualità del frutto e sulla sua lavorazione tradizionale.
Nelle prossime settimane saranno decisivi l'andamento della raccolta e le condizioni meteorologiche, che determineranno quantità e qualità complessive della produzione. Per l'Aloreña, tuttavia, la campagna non è soltanto una questione di volumi: la raccolta manuale, la cura nella movimentazione, la trasformazione tradizionale e la certificazione DOP costituiscono un unico modello produttivo nel quale il legame con il territorio è parte integrante del valore del prodotto.
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