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Redditività dell'olio di oliva spagnolo a rischio: serve un piano nazionale

Redditività dell'olio di oliva spagnolo a rischio: serve un piano nazionale

ASAJA, COAG, UPA e Cooperativas Agro-alimentarias de España presentano un pacchetto comune di misure per il settore dell’olio di oliva: più controlli contro frodi e miscele illegali, tracciabilità delle importazioni, gestione dell’offerta, accesso all’acqua e un piano di riconversione per le aziende olivicole

26 settembre 2026 | 09:00 | C. S.

La perdita di redditività e competitività dell’oliveto destinato alla produzione di olio spinge le principali organizzazioni agricole spagnole a chiedere un intervento organico delle istituzioni. ASAJA, COAG, UPA e Cooperativas Agro-alimentarias de España hanno definito un pacchetto comune di proposte rivolto al Governo e alle amministrazioni pubbliche, con l’obiettivo di rafforzare la posizione della filiera lungo l’intera catena del valore.

La richiesta parte dal riconoscimento dell’olivicoltura da olio come settore strategico, non solo per il peso della Spagna nella produzione mondiale, ma anche per il contributo economico, occupazionale, territoriale e ambientale garantito dagli oliveti.

Acqua e cambiamento climatico al centro della strategia

Tra le priorità indicate dalle organizzazioni figura la gestione delle risorse idriche. Il settore chiede di aumentare la superficie olivicola irrigua, migliorare l’efficienza nell'utilizzo dell’acqua, individuare nuove fonti di approvvigionamento e garantire al comparto una maggiore priorità nell’accesso alla risorsa.

La richiesta assume particolare rilievo in un contesto nel quale la disponibilità idrica e l’aumento delle temperature condizionano sempre più la produttività degli oliveti. L’obiettivo indicato dalle organizzazioni è mantenere dotazioni idriche equivalenti per i diversi modelli produttivi, evitando che la scarsità d’acqua comprometta ulteriormente la competitività delle aziende.

Controlli più severi su qualità, frodi e tracciabilità

Una parte consistente del documento riguarda la tutela della qualità e l'integrità commerciale dell'olio di oliva. ASAJA, COAG, UPA e Cooperativas chiedono maggiori risorse per rendere più efficaci i controlli previsti dalla normativa e rafforzare la vigilanza sui movimenti degli oli.

L'attenzione dovrebbe estendersi anche ai processi industriali e ai bilanci di massa, verificando la corrispondenza tra materie prime acquistate, lavorazioni effettuate e prodotto commercializzato. In particolare, vengono richiamati i rischi derivanti da eventuali miscele con oli di semi, oli di sansa o prodotti sottoposti a processi di deodorazione.

Le organizzazioni propongono inoltre una revisione del regime sanzionatorio, affinché le condotte fraudolente di maggiore gravità possano, nei casi previsti dalla legge, avere anche conseguenze penali.

Incrociare i dati per individuare le anomalie

Una delle proposte riguarda l'utilizzo sistematico delle informazioni già disponibili nelle banche dati pubbliche. SIMO, REMOA, Registro dei Contratti e dati doganali potrebbero essere incrociati per individuare automaticamente situazioni considerate anomale e orientare di conseguenza l'attività ispettiva.

L'approccio richiesto è quindi quello di passare da controlli prevalentemente puntuali a un sistema maggiormente basato sull'analisi del rischio, capace di individuare discrepanze nei flussi commerciali e produttivi.

Le organizzazioni chiedono inoltre modifiche al sistema REMOA per rendere più trasparenti i trasporti di olio. In presenza di una compravendita, dovrebbe essere identificato il contratto cui il prodotto trasportato fa riferimento e dovrebbe essere registrato anche il relativo prezzo.

Nuovi metodi analitici contro le miscele illegali

Il pacchetto prevede anche un maggiore sostegno alla ricerca di metodi chimici in grado di identificare miscele illegali e prodotti deodorati.

La questione analitica è particolarmente delicata per il settore, poiché la capacità di individuare trattamenti e miscelazioni non sempre coincide con la possibilità di dimostrarli attraverso i metodi ufficialmente disponibili.

Parallelamente, le organizzazioni chiedono di migliorare l'oggettività della classificazione organolettica degli oli vergini, attraverso lo sviluppo di metodologie che riducano la variabilità associata alla valutazione sensoriale.

Gestione dell'offerta e finanziamento dell'autoregolamentazione

Sul fronte del mercato, il documento chiede di rendere effettivi gli strumenti di regolazione dell'offerta previsti dalla normativa europea.

Le organizzazioni esprimono sostegno alle iniziative del Ministero dell'Agricoltura spagnolo nell'ambito dell'articolo 167 bis, destinato a fornire strumenti per una migliore gestione dell'offerta e per attenuare gli squilibri tra produzione e domanda.

A questo si aggiunge la richiesta di una linea di finanziamento ICO che consenta alle almazaras di sostenere i costi finanziari connessi ai meccanismi di autoregolamentazione.

Importazioni e perfezionamento attivo sotto osservazione

Particolare attenzione viene riservata anche agli oli importati e stoccati nei depositi doganali. Le organizzazioni chiedono sistemi più efficaci per conoscere origine, movimenti e destinazione degli oli e richiamano le raccomandazioni formulate dal Tribunale dei conti europeo.

Nel mirino finisce anche il regime di perfezionamento attivo, che consente l'ingresso di determinate merci senza pagamento immediato dei dazi quando destinate a successive lavorazioni. Secondo le organizzazioni, il sistema presenta criticità sul piano della registrazione delle importazioni e della tracciabilità.

Per quanto riguarda la Tunisia, viene proposta la sospensione sia del regime di perfezionamento attivo sia del contingente tariffario, considerati dalle organizzazioni strumenti che possono incidere sulla dinamica del mercato spagnolo.

Costi di produzione e Legge della filiera

Altro capitolo riguarda la Ley de la Cadena Alimentaria, la normativa spagnola sulla formazione dei rapporti commerciali lungo la filiera agroalimentare.

Le organizzazioni chiedono di definire in maniera oggettiva i costi medi di produzione dell'olio di oliva e di utilizzare tale parametro anche per monitorare le condizioni delle importazioni. Viene inoltre proposta l'introduzione di meccanismi di compensazione per i produttori che non riescano a collocare il proprio olio a livelli compatibili con determinate soglie di redditività.

L'obiettivo dichiarato è aumentare la trasparenza nella formazione dei prezzi e rafforzare la posizione economica del produttore all'interno della catena.

Un piano pubblico per la riconversione

La parte più strutturale del documento riguarda infine il futuro degli oliveti meno competitivi. ASAJA, COAG, UPA e Cooperativas propongono un piano di riconversione finanziato con risorse pubbliche, destinato a modernizzare e ristrutturare le aziende laddove le condizioni agronomiche, economiche e ambientali lo rendano possibile.

Non tutti gli oliveti, infatti, possono essere ricondotti allo stesso modello produttivo. Accanto alla riconversione, le organizzazioni chiedono quindi un piano strategico specifico per l'olivicoltura tradizionale, finalizzato a valorizzare i suoi servizi territoriali, ambientali e paesaggistici e a rafforzarne la differenziazione sul mercato.

Dalla produzione alla distribuzione, una strategia per tutta la filiera

Il documento delle quattro organizzazioni spagnole non si limita dunque a chiedere sostegni economici alla produzione. La proposta interviene contemporaneamente su acqua, struttura produttiva, controlli, frodi, tracciabilità, importazioni, regolazione dell'offerta, finanziamento e formazione dei prezzi.

Il punto centrale della strategia è il recupero della redditività dell'oliveto da olio, considerata una condizione necessaria per mantenere la capacità produttiva della Spagna e, insieme, il ruolo economico e territoriale di una coltura che rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura mediterranea.

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