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Olivicoltura sostenibile, al via i test per bonificare i suoli contaminati

Olivicoltura sostenibile, al via i test per bonificare i suoli contaminati

Due tecnologie elettrochimiche alimentate a pannelli solari vengono sperimentate in una finca sperimentale a Santisteban del Puerto (Jaén) per rimuovere rame e pesticidi dai terreni coltivati a olivo

22 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

Recuperare la salute dei suoli degli oliveti, mettendo a punto soluzioni innovative a basso impatto ambientale. È questo l’obiettivo della nuova fase del progetto europeo Soil O‑Live, che ha appena avviato la sperimentazione in campo di due tecnologie elettrochimiche in una tenuta agricola situata nella provincia di Jaén, in Andalusia.

I due impianti pilota, installati presso la finca sperimentale di Santisteban del Puerto, funzionano interamente grazie all’energia prodotta da pannelli fotovoltaici. Una scelta progettuale che riduce l’impronta ecologica degli interventi di bonifica e si inserisce pienamente nel modello di restauro sostenibile promosso dal consorzio internazionale.

Le ricerche sono guidate dal Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Castilla‑La Mancha (UCLM) , con il supporto dell’Università di Jaén e dell’Istituto per l’Agricoltura Sostenibile (IAS) del CSIC, tutti partner del progetto Soil O‑Live.

Primo test: recuperare il rame dai fungicidi

Il primo esperimento è già operativo e valuta l’efficacia del trasporto elettrocinetico per mobilizzare e recuperare il rame accumulato nel terreno a causa dell’uso prolungato di fungicidi a base di rame.

La tecnica prevede l’applicazione di campi elettrici a bassa intensità, combinati con agenti chelanti biodegradabili come l’EDDS (etilendiammina‑N,N’‑disuccinato). Questa combinazione aumenta la mobilità del rame nel suolo, consentendo di concentrarlo in punti prestabiliti per facilitarne l’estrazione e il successivo recupero.

I ricercatori prevedono di ottenere i primi dati significativi al termine dell’estate, quando si concluderà la fase iniziale di monitoraggio dell’esperimento.

Secondo test: ozono contro i pesticidi organici

Nelle prossime settimane prenderà invece il via il secondo filone sperimentale, dedicato alla degradazione dei pesticidi organici mediante ozono generato elettrochimicamente direttamente in loco.

L’obiettivo è verificare la fattibilità tecnica di questo approccio per eliminare composti largamente impiegati in agricoltura, come il glifosato, attraverso un processo di ossidazione chimica che avviene direttamente nel suolo.

Il sistema produce ozono solo quando necessario, sfruttando l’energia fornita dai moduli fotovoltaici. Il gas viene poi iniettato nel terreno per degradare gli inquinanti organici senza generare residui secondari, preservando al contempo la biodiversità e la funzionalità dell’ecosistema del suolo.

Un lavoro di squadra per il futuro dell’olivicoltura

A coordinare le due linee di ricerca è la professoressa Cristina Sáez Jiménez, cattedratica del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’UCLM, affiancata da un team composto da Cristina Navas Higuero, Bryan Andrés Tiban Anrango, Manuel Andrés Rodrigo ed Engracia Lacasa.

Questi test rappresentano la fase di restauro del progetto Soil O‑Live, un’iniziativa europea che mira a migliorare la salute dei suoli olivicoli attraverso soluzioni all’avanguardia per affrontare alcune delle principali criticità ambientali del settore: dall’accumulo di contaminanti persistenti alla progressiva perdita di biodiversità.

Con l’avvio delle sperimentazioni in condizioni reali di coltivazione, il progetto compie un passo decisivo verso la validazione di tecnologie che potranno contribuire a una gestione più sostenibile dell’olivicoltura, favorendo una produzione agricola più efficiente e rispettosa dell’ambiente. I risultati di queste prove forniranno indicazioni preziose non solo per il comparto oleario, ma anche per altre colture che affrontano sfide simili in termini di contaminazione del suolo.

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