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UNNA, la rivolta del “noi”: i produttori tunisini si uniscono per dare valore all'oro verde
Dalla qualità alla visibilità: nasce il marchio collettivo che vuole portare l'olio d'oliva tunisino fuori dalla logica del mercato all'ingrosso, bulk, e farlo riconoscere finalmente sui mercati internazionali
08 luglio 2026 | 15:00 | C. S.
Hanno vinto decine di premi nei concorsi più prestigiosi del mondo, ma i loro oli finivano invariabilmente venduti all'ingrosso, perdendo identità e valore. Ora, un gruppo di produttori tunisini ha deciso che è ora di cambiare le regole del gioco. È nata UNNA, una nuova marca collettiva che significa letteralmente "noi", e che riunisce una dozzina di agricoltori premiati e professionisti del settore oleicolo con un obiettivo chiaro: chiudere il divario tra l'eccellenza qualitativa del paese e la sua scarsa riconoscibilità commerciale.
L'iniziativa, promossa dall'Unione degli Agricoltori per lo Sviluppo e la Sostenibilità (FUDS), si propone di dare una scossa a un paradosso che da anni affligge il comparto. "Da soli non potevamo dare all'olio d'oliva tunisino la visibilità che merita", spiega a Olive Oil Times Sonda Laroussi, direttrice esecutiva di FUDS. "Abbiamo deciso di mantenere il nostro impegno per la qualità, ma di unire le forze sotto un marchio comune".
Il progetto coinvolge produttori provenienti da diverse regioni della Tunisia, che operano però sotto un protocollo di produzione unificato, con criteri di qualità condivisi e sistemi di tracciabilità comuni. Un equilibrio delicato, che lascia intatta l'identità di ogni singolo frantoio, ma li allinea su standard elevatissimi. Uno degli esempi più emblematici è l'olio monovarietale Chetoui, premiato con un Gold Award al NYIOOC World Olive Oil Competition, e realizzato congiuntamente da cinque produttori del nord del paese. "È un olio di qualità, ma anche un olio comune che racchiude tante storie diverse", sottolinea Laroussi.
La trappola del mercato all'ingrosso
Il problema di fondo, come racconta Kamel Gargouri, consulente agricolo ed ex esperto del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), è strutturale. "Molti consumatori ancora non sanno che la Tunisia produce olio d'oliva", denuncia. Eppure, il paese è tra i principali esportatori mondiali e uno dei più grandi produttori di olio biologico. Eppure, la stragrande maggioranza della produzione continua a essere venduta sfusa, in cisterna, perdendo ogni traccia della sua origine e del suo valore aggiunto.
"Gli importatori cercano volume, prima ancora che qualità. Ma questo modello non permette agli agricoltori di ottenere il valore che realmente generano", spiega Gargouri. La ricetta per uscire dall'impasse, secondo l'esperto, è chiara: costruire marchi riconoscibili e rafforzare la comunicazione internazionale.
Un modello collaborativo per il futuro
Attualmente, la FUDS integra piccole aziende familiari e medie imprese distribuite su tutto il territorio nazionale. Alcune dispongono di frantoi propri, altre utilizzano strutture condivise, ma tutte sono sottoposte agli stessi rigorosi controlli di qualità e tracciabilità. L'obiettivo di UNNA è trasformare questo capitale umano e produttivo in un leva commerciale capace di competere sui mercati esteri non più come anonimi fornitori di materia prima, ma come ambasciatori di un territorio e di una storia.
La scommessa è ambiziosa: trasformare i premi in contratto, la qualità in riconoscibilità, e il "noi" in un valore percepito dal consumatore finale. Per la Tunisia, c'è in gioco il futuro del suo oro verde.
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