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Cereali, il 2026 sarà il secondo raccolto più alto di sempre, con l'eccezione del grano

Cereali, il 2026 sarà il secondo raccolto più alto di sempre, con l'eccezione del grano

Le previsioni della Fao: produzione mondiale a 2.983 milioni di tonnellate, inferiore solo al record del 2025. In calo del 4,3% la produzione di grano a causa di El Niño, mentre il riso segna un -1,8%. In aumento gli stock e stabile il rapporto scorte/utilizzo al 32%

08 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

Il mondo raccoglierà nel 2026 la seconda quantità più alta di cereali della sua storia. È quanto emerge dall'ultimo aggiornamento del Cereal Supply and Demand Brief della Fao, che stima la produzione globale a 2.983 milioni di tonnellate. Un dato sostanzialmente invariato rispetto al mese scorso, ma che si attesta comunque 1,9% al di sotto del record storico dello scorso anno. Un risultato che, secondo gli esperti dell'organizzazione, conferma la sostanziale tenuta dei raccolti nonostante le incertezze climatiche e geopolitiche.

Il quadro, tuttavia, è tutt'altro che omogeneo. A trainare la produzione verso l'alto sono soprattutto i cereali grossolani (mais, orzo, sorgo), la cui produzione è prevista a 1.624 milioni di tonnellate, quasi in linea con il 2025. Il merito va alle recenti stime ufficiali provenienti da Argentina, Brasile, Cina continentale e Zambia, che indicano raccolti di mais più abbondanti del previsto, grazie a condizioni meteorologiche generalmente favorevoli che hanno fatto lievitare le rese oltre la media. Questi incrementi hanno più che compensato le flessioni dell'orzo in Argentina e nell'Unione Europea.

Il grano, invece, arretra. La produzione mondiale è stata rivista al ribasso dello 0,5% rispetto a maggio, attestandosi ora a 806,5 milioni di tonnellate, con un calo del 4,3% su base annua. Il principale responsabile è l'Australia, dove il fenomeno climatico El Niño sta riducendo le piogge al di sotto della media quinquennale, penalizzando sia le semine che le rese, nonostante alcune recenti precipitazioni in alcune aree del Paese. A ciò si aggiungono i costi di produzione elevati, che hanno scoraggiato gli agricoltori.

Segno meno anche per il riso. La produzione mondiale nel 2026/27 è stimata a 552,5 milioni di tonnellate (base lavorata), in calo dell'1,8% rispetto al massimo storico del 2025/26. Pur con qualche correzione al rialzo per Pakistan e Iraq, le revisioni al ribasso per Colombia e Vietnam – dove si prevedono superfici seminate inferiori – hanno di fatto annullato i miglioramenti.

Consumi in lieve crescita, trainati dal riso

Sul fronte dell'utilizzo, la Fao ha abbassato le previsioni per i consumi mondiali di cereali nel 2026/27 a 2.961 milioni di tonnellate, 7,9 milioni in meno rispetto al mese scorso, ma comunque in crescita dello 0,3% sul 2025/26. Un dato che riflette dinamiche contrastanti: da un lato, l'utilizzo di cereali grossolani è atteso in aumento dello 0,5%, sostenuto dal maggiore impiego per mangimi in Sudamerica e dal consumo alimentare in Africa; dall'altro, il consumo di grano è stato ridotto di 3,6 milioni di tonnellate a 802,5 milioni, leggermente al di sotto del livello dell'anno precedente. Il motivo? In Cina, il frumento sta perdendo competitività come mangime, a causa della stabilizzazione dei prezzi del mais.

A tenere alta la media è invece il riso, che farà segnare un nuovo record storico nei consumi: 558,2 milioni di tonnellate (+0,9%), spinto dall'aumento della popolazione e dai conseguenti fabbisogni alimentari.

Stock in crescita, commercio mondiale in frenata

Per quanto riguarda le scorte, la Fao prevede che a fine stagione 2027 i magazzini mondiali conterranno 957,8 milioni di tonnellate di cereali, con un incremento di 8,8 milioni rispetto al mese scorso e dell'0,9% su base annua. Il rapporto scorte/utilizzo rimane sostanzialmente stabile al 32,0%, un livello che garantisce una certa sicurezza alimentare a livello globale.

Le scorte di cereali grossolani cresceranno del 2,4%, spinte dalle riserve di mais in Cina (grazie a un altro raccolto record) e da modeste accumulazioni in Argentina, Brasile e Paraguay. Gli Stati Uniti, al contrario, ridurranno parte delle loro riserve storicamente elevate. Anche le scorte di orzo aumenteranno, toccando 34,3 milioni di tonnellate, con la Cina ancora protagonista dell'accumulo. Il grano, invece, vedrà un incremento più contenuto dell'1,4%, mentre le scorte di riso – pur restando le seconde più alte di sempre – caleranno del 2,7% rispetto ai livelli record di inizio stagione, con le riduzioni concentrate nei Paesi esportatori.

Sul fronte degli scambi internazionali, la Fao stima il commercio mondiale di cereali nel 2026/27 a 507,6 milioni di tonnellate, in linea con le previsioni di giugno. Ma il dato nasconde significative flessioni: il commercio di grano è atteso in calo del 4,7% (9,8 milioni di tonnellate in meno), penalizzato dal forte rialzo delle stime per il 2025/26 grazie alle ottime performance di Argentina e Unione Europea. Ancora più marcata la contrazione per l'orzo, che segnerà un -18,8%, riflettendo le spedizioni sostenute di Australia, Canada e UE nella stagione precedente.

Più contenuta la flessione per il riso, che nel 2026 (anno solare) dovrebbe scendere del 2,1% a 59,8 milioni di tonnellate, a causa della riduzione delle importazioni da parte dei Paesi asiatici. Unica eccezione positiva, il mais: gli scambi sono attesi in crescita del 2,5% (+5 milioni di tonnellate), pur con un ritmo inferiore alle precedenti stime.

In sintesi, il 2026 si conferma un anno di abbondanza per i cereali a livello globale, ma con squilibri significativi tra le diverse filiere e aree geografiche, in un contesto in cui il clima e le scelte di mercato dei grandi attori internazionali continuano a giocare un ruolo determinante.

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