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El Niño torna a minacciare l'agricoltura mondiale

El Niño torna a minacciare l'agricoltura mondiale

Secondo le nuove analisi della FAO, un intenso episodio di El Niño potrebbe colpire entro poche settimane vaste aree dell'Africa, dell'Asia, dell'America Centrale e dei Caraibi. A rischio raccolti, allevamenti e sicurezza alimentare di milioni di persone

06 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

Un nuovo episodio di El Niño potrebbe svilupparsi nelle prossime settimane, riportando sotto pressione l'agricoltura mondiale e aggravando la situazione alimentare in alcune delle aree più vulnerabili del pianeta. A lanciare l'allarme sono la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) e l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che prevedono un ciclo climatico più intenso della media.

Le nuove analisi della FAO, basate su 41 anni di immagini satellitari elaborate attraverso l'Agricultural Stress Index System (ASIS), individuano le aree dove gli episodi più forti di El Niño hanno storicamente provocato le condizioni di siccità agricola più severe. I risultati indicano un'elevata probabilità di impatti significativi sui raccolti e sui pascoli in vaste regioni del Sahel, dell'Africa australe, dell'Asia meridionale e sudorientale, oltre che nel Corridoio Secco dell'America Centrale e nei Caraibi. In alcune di queste aree la probabilità di siccità supera il 50%.

Le conseguenze potrebbero essere particolarmente pesanti nei Paesi già segnati da conflitti, fragilità economica e insicurezza alimentare. Secondo Jorge Alvar-Beltrán, responsabile per le Risorse Naturali della FAO, il nuovo episodio di El Niño si inserisce in un contesto profondamente diverso rispetto al passato: «Il pianeta oggi è molto più caldo e le popolazioni vulnerabili dispongono di una capacità di risposta sempre più limitata».

Le esperienze degli ultimi anni confermano la gravità del fenomeno. L'evento di El Niño del 2015-2016 ha coinvolto oltre 60 milioni di persone e ha richiesto interventi umanitari per circa 5 miliardi di dollari in 23 Paesi. Più recentemente, il ciclo del 2023-2024 ha provocato nell'Africa australe la peggiore siccità degli ultimi cento anni, lasciando 61 milioni di persone bisognose di assistenza e compromettendo produzioni agricole, allevamenti e disponibilità di acqua.

Nel dettaglio, la FAO evidenzia un'elevata esposizione lungo la fascia del Sahel, dal Senegal alla Nigeria fino all'Etiopia e al Sudan, mentre nell'Africa australe le probabilità più elevate di siccità interessano Namibia, Botswana, Angola, Zambia, Zimbabwe, Sudafrica, Mozambico e Madagascar. In America Centrale e nei Caraibi il rischio riguarda in particolare il Corridoio Secco, Haiti, Cuba e Repubblica Dominicana, oltre ad alcune aree di Colombia e Venezuela. In Asia, invece, le possibili ripercussioni coinvolgono importanti Paesi produttori agricoli come India, Pakistan, Myanmar, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Filippine, Indonesia e Timor-Leste, con potenziali effetti anche sui mercati internazionali di riso e mais.

Per limitare gli impatti prima che si trasformino in emergenze umanitarie, FAO e Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno lanciato un appello congiunto da 202 milioni di dollari destinato a sostenere 8,8 milioni di persone in 22 Paesi ad alto rischio. L'iniziativa prevede interventi anticipati a favore di agricoltori e allevatori, programmi di assistenza economica preventiva e il rafforzamento dei sistemi di allerta precoce.

Secondo le Nazioni Unite, oltre l'80% dei danni economici provocati dalla siccità in agricoltura ricade sui Paesi a basso e medio reddito. In questo scenario, la combinazione tra cambiamento climatico, eventi meteorologici estremi, conflitti e crisi economiche rende sempre più urgente investire nella prevenzione, per evitare che una crisi climatica si trasformi rapidamente in una crisi alimentare e umanitaria di vasta portata.

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