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Caso glifosato, stop alle cause legali negli Stati Uniti

Caso glifosato, stop alle cause legali negli Stati Uniti

La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe ridimensionare in modo drastico il contenzioso che da quasi dieci anni grava su Bayer dopo l'acquisizione di Monsanto. Bayer vola in Borsa, ma il dibattito sul glifosato resta aperto

01 luglio 2026 | 12:00 | C. S.

La Borsa ha accolto la notizia con entusiasmo. Bayer ha chiuso la seduta di Francoforte con un balzo del 18,7%, il miglior rialzo degli ultimi anni, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza destinata a incidere profondamente sul lungo contenzioso legato al Roundup, l'erbicida a base di glifosato sviluppato da Monsanto e oggi commercializzato dal gruppo tedesco.

La decisione riguarda il caso Durnell, nel quale un cittadino del Missouri aveva ottenuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari sostenendo di aver sviluppato un linfoma non Hodgkin a causa dell'esposizione al prodotto. La Corte Suprema, con una maggioranza di sette giudici contro due, ha però stabilito che il Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act (FIFRA) prevale sulle norme statali in materia di etichettatura dei pesticidi quando l'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente (EPA) ha già espresso una valutazione definitiva sulla sicurezza del prodotto.

In termini pratici, i giudici hanno ritenuto che non sia possibile chiedere un risarcimento sostenendo che l'etichetta avrebbe dovuto contenere un'avvertenza sul rischio di cancro diversa da quella approvata dall'autorità federale. Si tratta di un principio giuridico destinato ad avere conseguenze potenzialmente enormi, perché la maggior parte delle azioni intentate contro Bayer negli Stati Uniti si fonda proprio sulla presunta omissione di adeguate informazioni sui rischi sanitari.

Per il gruppo di Leverkusen la sentenza rappresenta una svolta. Dal 2018, anno dell'acquisizione di Monsanto per oltre 60 miliardi di dollari, il contenzioso legato al Roundup ha pesato sui conti e sulla reputazione dell'azienda. Bayer ha già destinato oltre 10 miliardi di dollari a risarcimenti e accordi transattivi e sta lavorando a un piano di class settlement da 7,25 miliardi di dollari per chiudere definitivamente gran parte delle controversie ancora aperte.

Secondo il management, la pronuncia della Corte Suprema dovrebbe consentire il rigetto di numerose cause pendenti e rendere molto più difficile l'avvio di nuovi procedimenti fondati sulla cosiddetta "failure to warn", cioè la mancata indicazione dei possibili rischi in etichetta. Il CEO Bill Anderson ha definito la decisione "positiva per la scienza, per gli agricoltori e per l'innovazione", sottolineando come il contenzioso abbia rappresentato per anni un freno agli investimenti e alla fiducia nei confronti dell'azienda.

La sentenza, tuttavia, non chiude il dibattito sulla sicurezza del glifosato. È fondamentale distinguere il piano giuridico da quello scientifico. La Corte Suprema non si è pronunciata sulla cancerogenicità della sostanza, ma esclusivamente sulla prevalenza della normativa federale rispetto alle legislazioni statali in materia di etichettatura.

Dal punto di vista scientifico, infatti, le valutazioni continuano a essere divergenti. Nel 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), organismo dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno per l'uomo" (Gruppo 2A), sulla base di evidenze limitate negli esseri umani e sufficienti negli animali da laboratorio. La classificazione non misura il rischio reale derivante dall'esposizione, ma individua il potenziale intrinseco della sostanza di provocare il cancro in determinate condizioni.

Di diverso avviso sono invece l'EPA statunitense, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), secondo cui le prove disponibili non consentono di classificare il glifosato come cancerogeno per l'uomo quando viene impiegato nel rispetto delle modalità autorizzate. Questa differenza di approccio deriva anche dalle diverse metodologie di valutazione adottate: mentre la IARC si concentra sull'identificazione del pericolo, le autorità regolatorie effettuano una valutazione del rischio considerando anche i livelli di esposizione.

Ciò non significa che il glifosato sia privo di criticità. Numerosi studi continuano a indagare i possibili effetti a lungo termine dell'esposizione cronica, soprattutto per gli operatori agricoli e per le persone professionalmente esposte. Altre ricerche si concentrano sugli impatti ambientali, sulla biodiversità e sull'evoluzione di infestanti resistenti, aspetti che hanno alimentato un intenso confronto scientifico e politico in molti Paesi.

La pronuncia della Corte Suprema potrebbe quindi segnare la fine di una lunga stagione di contenziosi per Bayer, ma difficilmente metterà la parola fine al dibattito sul glifosato. La questione della sicurezza dell'erbicida più utilizzato al mondo continuerà infatti a essere oggetto di studi, valutazioni regolatorie e confronto pubblico, in un equilibrio complesso tra esigenze produttive, tutela della salute e sostenibilità ambientale.

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