Mondo
El Niño torna a minacciare l’agricoltura mondiale
Le analisi della FAO indicano un elevato rischio di siccità in Africa, Asia, America Centrale e Caraibi. L’aumento delle temperature globali e le crisi in corso potrebbero amplificare gli effetti del fenomeno climatico, mettendo a rischio milioni di persone
26 giugno 2026 | 08:30 | C. S.
Una nuova fase di El Niño potrebbe prendere avvio nelle prossime settimane, riaccendendo i timori per l’agricoltura e la sicurezza alimentare in molte aree del pianeta. Secondo le previsioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il fenomeno potrebbe manifestarsi con un’intensità superiore alla media, mentre le più recenti analisi della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) individuano le regioni maggiormente esposte al rischio di siccità agricola.
Lo studio si basa su 41 anni di immagini satellitari elaborate attraverso l’Agricultural Stress Index System (ASIS), che consente di individuare le aree dove gli eventi di El Niño storicamente hanno provocato i danni più gravi a coltivazioni e pascoli. Le zone più vulnerabili si concentrano nel Sahel, nell’Africa australe, nell’Asia meridionale e sudorientale, oltre che nel Corridoio Secco dell’America Centrale e nei Caraibi, dove la probabilità di siccità supera in alcuni casi il 50%.
Molte di queste regioni hanno già subito pesanti conseguenze durante gli episodi di El Niño del 2015-2016 e del 2023-2024. Il fenomeno tende infatti a colpire territori caratterizzati da fragilità strutturali, provocando raccolti insufficienti, perdite di bestiame, aumento dell’indebitamento delle famiglie e migrazioni legate alla ricerca di cibo e acqua. Solo tra il 2015 e il 2016, El Niño ha interessato oltre 60 milioni di persone e generato richieste di aiuti umanitari per circa 5 miliardi di dollari in 23 Paesi.
Secondo Jorge Alvar-Beltrán, responsabile delle risorse naturali della FAO, l’attuale contesto rende il fenomeno particolarmente preoccupante. «Non si tratta di un El Niño come quelli del passato. Oggi il pianeta è molto più caldo e conflitti, povertà e insicurezza alimentare sono diffusi in numerose aree vulnerabili, con una capacità di risposta sempre più limitata», ha affermato.
Nel Sahel, dove l’insicurezza alimentare è in crescita da cinque anni consecutivi, le mappe evidenziano una vasta fascia a rischio che si estende dal Senegal e dalla Mauritania meridionale fino all’Etiopia e al Sudan, attraversando Paesi come Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Benin e Nigeria.
Particolarmente critica appare la situazione nell’Africa australe. L’ultimo episodio di El Niño ha provocato la peggiore siccità registrata nella regione da oltre un secolo, lasciando 61 milioni di persone bisognose di assistenza. Le nuove previsioni indicano una probabilità superiore al 50% di siccità agricola in ampie aree di Namibia e Botswana, con estensioni verso Angola, Zambia, Zimbabwe, Sudafrica, Mozambico e Madagascar. In queste aree, dove il bestiame rappresenta una risorsa fondamentale per il sostentamento delle famiglie, la perdita dei pascoli rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi economica e alimentare.
Anche l’America Centrale e i Caraibi si preparano a possibili conseguenze significative. Durante il forte El Niño del 2015-2016, circa 3,5 milioni di persone nel Corridoio Secco centroamericano si trovarono in condizioni di insicurezza alimentare, mentre ad Haiti i raccolti crollarono fino al 70%. Le attuali previsioni indicano una probabilità del 70% di precipitazioni inferiori alla norma, con rischi particolarmente elevati in Colombia, Venezuela, Cuba, Repubblica Dominicana e Haiti.
In Asia, infine, le preoccupazioni riguardano non solo la sicurezza alimentare locale ma anche i mercati agricoli globali. El Niño può infatti indebolire il monsone estivo in India, mettendo sotto pressione colture essenziali come riso e mais. Il rischio di siccità interessa un’ampia fascia che va dal Pakistan e dall’India fino al Myanmar, alla Thailandia, alla Cambogia, al Vietnam, alle Filippine, all’Indonesia e a Timor Est.
Per contenere gli effetti del fenomeno, FAO e Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno lanciato un appello congiunto da 202 milioni di dollari destinato a proteggere 8,8 milioni di persone in 22 Paesi ad alto rischio. L’obiettivo è finanziare interventi preventivi a favore di agricoltori e allevatori, fornire assistenza economica anticipata e rafforzare i sistemi di allerta precoce, agendo prima che siccità, alluvioni e tempeste si trasformino in emergenze umanitarie.
Il messaggio degli esperti è chiaro: il tempo per prepararsi è adesso. In un mondo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, intervenire prima che le previsioni si trasformino in perdite concrete può fare la differenza tra una crisi gestibile e una catastrofe umanitaria.
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