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Le frodi dell'olio in Brasile: oli vergini e lampanti venduti come extravergini

Le frodi dell'olio in Brasile: oli vergini e lampanti venduti come extravergini

Analisi del Ministero dell’Agricoltura brasiliano hanno classificato come vergini alcuni oli commercializzati come extravergini. Altri prodotti sono risultati lampanti, categoria non idonea al consumo diretto. La Procura di San Paolo chiede ora controlli più stringenti sulle importazioni

11 agosto 2026 | 09:00 | C. S.

Il mercato brasiliano dell’olio di oliva finisce sotto la lente delle autorità per una serie di possibili frodi nella commercializzazione di prodotti presentati come extravergini. Il Ministero dell’Agricoltura brasiliano ha infatti sottoposto ad analisi sensoriale diversi oli venduti nella grande distribuzione con la categoria commerciale di olio extravergine di oliva, riscontrando in alcuni casi una qualità inferiore a quella dichiarata in etichetta.

Le verifiche sono state effettuate dal Laboratorio federale di difesa agropecuaria (LFDA) nell’ambito di un’azione civile pubblica promossa dalla Procura di San Paolo nei confronti del Ministero dell’Agricoltura e di Anvisa, l’Agenzia nazionale brasiliana di vigilanza sanitaria.

Oli extravergini classificati come vergini

Secondo i rapporti del laboratorio ufficiale, alcuni prodotti commercializzati come extravergini sarebbero risultati, all’esame sensoriale, oli di oliva vergini. Tra i marchi coinvolti figurano Andorinha, Gallo, Gomes da Costa, Filippo Berio e Carrefour.

Ancora più grave sarebbe il caso di alcuni oli venduti con i marchi Costa D’Oro e Terras de Camões, che le analisi ufficiali avrebbero classificato come lampanti. Si tratta di oli che, per le loro caratteristiche, non sono destinati al consumo diretto e necessitano di processi di raffinazione prima di poter essere utilizzati come oli commestibili.

Gli accertamenti non sono ancora conclusivi per tutti i campioni prelevati, ma secondo la Procura i risultati disponibili avrebbero già confermato parte dei sospetti alla base dell’indagine.

La Procura chiede controlli più severi

La procuratrice Karen Louise Jeanette Kahn ha annunciato che, sulla base degli esiti delle analisi, saranno presentate al tribunale ulteriori richieste rispetto a quelle contenute nell’azione giudiziaria iniziale.

«Le nostre sospette sono state confermate», ha spiegato la procuratrice, sottolineando come gli accertamenti abbiano evidenziato possibili frodi negli oli sfusi, non conformità in alcuni prodotti importati e irregolarità anche in oli già commercializzati sul mercato brasiliano.

L’inchiesta punta in particolare a rafforzare il sistema di controllo delle importazioni, sia per gli oli trasportati sfusi e successivamente confezionati in Brasile, sia per quelli già imbottigliati all’estero.

Ibraoliva: tutelare consumatori e produttori

I risultati delle analisi sono stati accolti positivamente dall’Istituto brasiliano dell’olivo (Ibraoliva), che da tempo denuncia la presenza sul mercato di oli importati commercializzati con una categoria qualitativa superiore a quella effettiva.

Secondo il presidente dell’organizzazione, Flávio Obino Filho, gli accertamenti contribuirebbero anche a spiegare alcune significative differenze di prezzo tra gli oli importati e quelli prodotti in Brasile.

Il dirigente ha inoltre richiamato l’attenzione sulle caratteristiche sensoriali di alcuni prodotti presenti sul mercato, descritti come oli con difetti quali rancido e muffa e privi delle caratteristiche fruttate tipiche di un extravergine di qualità. Una situazione che, secondo Ibraoliva, potrebbe essere legata anche a periodi prolungati di stoccaggio prima della commercializzazione.

Una questione di qualità e concorrenza

La vicenda brasiliana va oltre la semplice verifica della conformità di singoli marchi. La corretta classificazione dell’olio rappresenta infatti un elemento essenziale per garantire trasparenza al consumatore e condizioni di concorrenza equilibrate tra operatori.

La vendita come extravergine di un olio che non possiede i requisiti della categoria può consentire di ottenere un prezzo più elevato rispetto a quello giustificato dalla qualità effettiva, penalizzando al tempo stesso le aziende che rispettano gli standard previsti.

I prossimi passaggi dell’indagine saranno quindi decisivi. Gli ulteriori esami e le decisioni dell’autorità giudiziaria dovranno stabilire l’ampiezza delle irregolarità e le eventuali responsabilità, mentre il governo brasiliano potrebbe essere chiamato a rafforzare ulteriormente i controlli lungo tutta la filiera dell’olio di oliva importato.

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